Lo spettacolo La vacca debutta al Nuovo Teatro Sanità. Recensione

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Si torna in sala con tutta l’emozione che questo evento comporta dopo quasi due anni di chiusure e restrizioni che hanno fatto sanguinare il cuore agli addetti ai lavori ma anche al pubblico.
Giovedì 14 ottobre ha debuttato al Nuovo Teatro Sanità, nel cuore di Napoli, La vacca di Elvira Buonocore, con Vincenzo Antonucci, Anna De Stefano e Gennaro Maresca, quest’ultimo anche regista dello spettacolo. Il lavoro teatrale è coprodotto da B.E.A.T. teatro e Nuovo Teatro Sanità, ed è vincitore di numerosi premi, tra cui il prestigioso Dante Cappelletti 2019. Lo spettacolo si avvale inoltre dell’aiuto regia di Roberta De Pasquale; dei costumi di Rachele Nuzzo e della scenografia di Michele Lubrano Lavadera.

La vacca va in scena nell’ambito di R-Evolution festival (paesaggi pubblici, paesaggi interiori), realizzato dal Nuovo Teatro Sanità in partenariato con Scena Nuda, Centro Mobilità delle Arti, Le Scimmie, con il sostegno di SCENA UNITA-per i lavoratori della Musica e dello Spettacolo, un fondo privato gestito da Fondazione Cesvi – organizzazione umanitaria italiana laica e indipendente, fondata a Bergamo nel 1985 – in collaborazione con La Musica Che Gira e Music Innovation Hub.

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Il testo è ambientato in un’imprecisata periferia napoletana, dove due fratelli giovanissimi (in odore di incesto, non comprendiamo infatti che sono fratelli fino a quando non lo esplicitano apertamente), Mimmo e Donata, vivono un’esistenza trascurata, ignota agli adulti, schiacciata dall’indifferenza. Di loro non sappiamo molto, soltanto che Mimmo dorme quasi sempre, è spesso stanco e conduce una professione di cui non sappiamo nulla per il momento ma che deve stancarlo parecchio. Di Donata sappiamo che sogna i riflettori e che vorrebbe che il suo seno crescesse così da renderla, secondo lei, interessante, oggetto di attenzioni e protagonista in qualcosa.
I corpi sono spenti, non arde nessuna passione. In parallelo alla storia e alle figure sbiadite e povere di questi due personaggi, conosciamo anche la storia di Elia, un mandriano che si rivolge direttamente a noi del pubblico e ci racconta che lui una volta era felice. Elia aveva un appezzamento di terra e un centinaio di vacche ma un giorno ha perduto tutto. Qualcuno gli ha rubato la sua proprietà e lui ora cerca di scoprire chi è stato.

In apparenza i due eventi sono disgiunti, i fratelli e Elia sembrano non avere alcuna cosa in comune. Un giorno l’uomo si avvicina alla loro casa per chiedere informazioni, con la scusa di un bicchiere d’acqua vorrebbe capire se i due ragazzi sanno qualcosa delle sue vacche ma Mimmo è scontroso, stava litigando con la sorella perché l’insegna del loro negozio è sparita ed è sicuro che sia stata lei a nasconderla.

Il testo di La Vacca è ambizioso e vi sono diversi riferimenti letterari e cinematografici, non so quanto consapevoli, nonostante stiamo parlando di una giovane autrice.
Mentre guardavo questa grottesca storia svolgersi davanti ai miei occhi in una sala piena (finalmente al 100 %) tra le risa (spesso spropositate) degli altri astanti pensavo a diverse opere che hanno raccontato questi temi.
La roba di Giovanni Verga, per esempio, affronta l’attaccamento ai beni materiali e la guerra tra poveri che da sempre fa parte della vita. Reality di Matteo Garrone, con la smania di apparire e la voglia di diventare famosi a ogni costo, i 15 minuti di gloria di cui parlava Andy Warhol. Infine, sempre di Garrone mi è tornato in mente anche Dogman e in generale lo stesso degrado, gli stessi personaggi brutti, sporchi e cattivi che albergano nei suoi film.

La periferia degradata lontana dalla patinata immagine di una Napoli sempre allegra e globalizzata è la vera protagonista della messa in scena. Una messa in scena che, pur con le migliori intenzioni, pecca però di una regia poco calibrata in cui non vi sembra essere uno sguardo uniforme di tutti i frammenti di storia che vediamo in scena.
Forse questo dipende dal fatto che ci sono molti più monologhi che dialoghi e l’azione è quasi sempre sospesa. Ciò rallenta molto a mio avviso il progredire dell’azione scenica.

In generale si tratta di un lavoro di interpretazione sorretto dai tre attori protagonisti che hanno talento e questo si vede proprio dai monologhi che hanno interpretato e che ne mettono in evidenza le capacità. La lingua dello spettacolo, data l’indefinitezza del luogo in cui si svolge l’azione è anch’essa indefinita ma devo dire anche in questo caso vi è disomogeneità nel linguaggio.

Il plauso principale che va fatto all’opera tutta è sicuramente la capacità e la voglia di raccontare cosa succede all’essere umano quando viene privato della bellezza e l’abrutimento che ne consegue. Il costante riferimento e paragone tra l’uomo e la bestia e l’eterno interrogativo su chi dei due sia il vero animale è il filo rosso della storia.

La vacca ha continuato a riscuotere successi nel 2021, vincendo il premio “Per fare il teatro che ho sognato” – Presente Futuro al Teatro Libero di Palermo e il premio della critica alla XIX edizione del festival Voci dell’Anima.

Replica fino a domenica 17 ottobre. Costo del biglietto 12 euro. Info e prenotazioni al numero 3396666426 oppure a [email protected]

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