Tenebre e Ossa 2, il ritorno della serie tv fantasy su Netflix | Recensione no spoiler

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Tenebre e Ossa 2
Tenebre e Ossa 2

Tenebre e Ossa 2 ha immediatamente guadagnato la vetta più alta della classifica di Netflix. dopo due anni si torna nel Grishaverse.

Al centro della storia c’è Alina Starkov (Jessie Mei Li), accompagnata dal suo amico d’infanzia e partner, Malyen “Mal” Oretsev (Archie Renaux). Entrambi partirono da umili origini, come è tipico degli eroi, furono presto chiamati a un viaggio che avrebbe cambiato i loro destini.  

Dal momento in cui Alina fu scelta per essere un’evocatrice di luce e Mal fu nominato tracciatore del primo esercito del regno di Ravka, l’obiettivo finale del duo è stato sconfiggere l’enigmatico Oscuro (Ben Barnes) che ahimè possiede ancora una serie di assi nella manica, avendo dalla sua parte un esercito di mostri d’ombra quasi indistruttibili e una fazione di evocatori Grisha dissidenti.

A Ketterdam, il gelido Kaz (Freddy Carter), il letale Inej (Amita Suman) e il pistolero Jesper (Kit Young) devono invece risolvere una rinascita di conflitti passati. Detto questo, l’attesa è valsa sicuramente la pena, visto che la serie è riuscito a mantenere gli alti standard fissati dalla prima stagione.

Ma non si può fare a meno di percepire che questo “pareggiamento” non sia del tutto soddisfacente visto che sono stati esattamente mantenuti alcuni limiti che erano già evidenti nella stagione d’esordio. Approfondiremo questa analisi a breve, ma prima forniamo un riassunto senza spoiler della trama di Tenebre e Ossa 2.

Uno sviluppo in pieno stile fantasy

L’inizio della seconda stagione non riesce come accennato in precedenza a stupire forse per una mancanza del fattore novità, dato soprattutto dalla necessità di riallineare alcuni fili narrativi introdotti in alcuni momenti in una trama troppo estesa che impedisce la fluidità della stessa. Fortunatamente, la trama cambia marcia dopo alcuni episodi preliminari estendendosi sia nella dimensione geografica che mitologica, presentando nuove personalità coinvolgenti tanto quanto i loro predecessori e rafforzando i temi che hanno contraddistinto la saga: le rivolte contro le norme stabilite e la solidarietà tra gruppi diversi.

Il cuore della storia incarna il passaggio essenziale che caratterizza la narrativa fantasy, ovvero il superamento di un ostacolo che rivela un percorso di crescita nei protagonisti e ne svela/consolida i legami personali o familiari.
 Dopo lo scioccante epilogo della prima stagione, Alina non è tipo da stare seduta con le mani in mani, soprattutto considerando che il suo intuito le dice che l‘Oscuro è ancora vivo.

Nel frattempo, a Ketterdam, il ritorno a casa dei Corvi è stato accolto con una sorta di shock, trovando il loro club nel caos e una situazione ancora più cupa per Matthias, che rimase imprigionato a Kerch, la capitale dello stato, dopo che Nina lo aveva falsamente accusato di schiavismo per sfuggire alla cattura da parte degli scagnozzi dell’Oscuro.

L’importanza di chi resta

Vale la pena notare che anche l’ex generale Kirigan è ancora tra i vivi, anche se a malapena. La sua sopravvivenza nella faglia non è stata un colpo di fortuna, ma ha fatto ricorso alla magia proibita che fa esistere qualcosa dal nulla. A differenza della “piccola scienza” dei Grisha che modifica la materia esistente, il merzost ha permesso a Kirigan di creare i nichevo’ya, gli esseri misteriosi e oscuri che ora fungono da suoi protettori. La seconda stagione vede il ritorno di volti familiari come Genya, David, Zoya, Baghra e la già citata Nina, ma per evitare spoiler, dobbiamo evitare di condividere ulteriori dettagli.

Non possiamo dunque, in buona coscienza, sconsigliare questa seconda stagione da 8 episodi nata dalla mente di Eric Heisserer, perché nonostante la complessità dei suoi numerosi personaggi, luoghi, oggetti, abilità nomi piuttosto intricati, Tenebre e Ossa 2 affascina lo spettatore con facilità, ed il suo flusso fluido e la trama avvincente lo rendono un must-watch.

Cosa non ci fa prendere troppo sul serio Tenebre e Ossa 2?

In sintesi, l’incapacità della seconda stagione di affrontare alcuni difetti della prima ci ha lasciato confusi e leggermente delusi, facendoci provare la classica frustrazione di quando una serie sembra troppo cliché e prevedibile, chiedendo allo spettatore di trascurare evidenti difetti che devono sembrare ormai incorporati.

Riportandone un esempio, nella seconda stagione un personaggio acquisisce un’informazione cruciale che potrebbe essere classificata come decisiva, e nonostante abbia intrapreso una lunga spedizione con un compagno, il personaggio si astiene dal condividere la notizia fino all’arrivo a destinazione quando divulga l’informazione al resto del gruppo, come se non avesse avuto il tempo o l’opportunità di farlo prima.

Sebbene abbiamo riportato un solo caso che esemplifichi l’estensione dei limiti di Tenebre e Ossa ahimè anche nella seconda stagione, e anche se nonostante giustificazioni stilistiche e narrative, una disattenzione tale potrebbe rovinare l’esperienza di spettatori attenti, il Grishaverse è tornato su Netflix e promette ore di intrattenimento elettrizzante con un mix di azione, magia e sinistri antagonisti. Dopo un inizio a rilento le varie trame alla fine acquistano slancio, portando a un finale soddisfacente conferendo alla narrazione un carattere tutto sommato avvincente e coinvolgente.