Racconti di zafferano al Manzoni, Maria Pilar Pérez Aspa unisce teatro e cucina | La cena che diventa rito

Il 1 e 15 febbraio 2026 una cena-spettacolo che intreccia parole, cibo e memoria collettiva.

L’1 e 15 febbraio 2026 il Teatro Manzoni di Milano ospita Racconti di zafferano, la cena-spettacolo ideata e interpretata da Maria Pilar Pérez Aspa, presentata da ATIR. Un appuntamento che supera i confini del teatro tradizionale per trasformarsi in un’esperienza condivisa, in cui la scena coincide con una tavola imbandita e il pubblico diventa parte attiva di un rito antico e sempre attuale.

Sottotitolato “Il rito della sopravvivenza non si celebra da soli”, lo spettacolo parte da un’idea semplice e potente: mangiare e raccontare sono gesti intimamente legati, due azioni che attraversano la storia dell’uomo e ne definiscono l’identità culturale. In Racconti di zafferano, il cibo non è un semplice accompagnamento, ma il vero centro drammaturgico dell’evento, attorno a cui si costruiscono parole, immagini e relazioni.

Durante la serata, Maria Pilar Pérez Aspa cucina dal vivo una paella di carne, seguendo una ricetta ispirata all’epoca cervantina. Il profumo che si diffonde in sala, il suono degli utensili, il tempo lento della preparazione diventano elementi scenici a tutti gli effetti, capaci di creare un’atmosfera intima e partecipata. Il pubblico assiste, ascolta, mangia, condividendo non solo un pasto ma un’esperienza narrativa e sensoriale.

Letteratura ai fornelli e memoria del cibo

Alla base di Racconti di zafferano c’è una riflessione profonda sul rapporto tra cibo e parola. Come spiega la stessa Maria Pilar Pérez Aspa, mangiamo e parliamo con lo stesso organo, la bocca, e per questo nutrimento e linguaggio si influenzano a vicenda. Il cibo diventa così uno degli aspetti più evidentemente culturali dell’essere umano, un terreno in cui si intrecciano storia, identità, ritualità e sopravvivenza.

Lo spettacolo nasce da una raccolta di pagine memorabili della letteratura e della saggistica, testi che parlano di fame, di nutrimento, di convivialità e di riti legati al mangiare. Queste parole vengono “sparpagliate” sulla tavola, mescolate alle ricette e agli ingredienti, dando vita a quella che l’autrice definisce una letteratura ai fornelli. Non una lezione frontale, ma una narrazione frammentata, viva, che si compone sotto gli occhi e il palato degli spettatori.

Il risultato è una sorta di racconto corale sulla storia dell’alimentazione, costruito attraverso gesti concreti e riflessioni condivise. Due pentole, un tavolo lungo, dei commensali e una voce che guida il percorso diventano gli elementi essenziali di una scena in cui il teatro rinuncia all’artificio per riscoprire la sua dimensione originaria: quella dell’incontro.

In Racconti di zafferano si cucina, si racconta e si mangia. Il cibo non è mai trattato come un gioco, ma come qualcosa di serio, vitale, necessario. Eppure, proprio questa consapevolezza apre lo spazio al divertimento, all’ironia, al piacere di stare insieme. Il gesto del cucinare diventa un atto di cura, il racconto un modo per tramandare esperienze e il pasto un momento di condivisione autentica.

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Una cena-spettacolo come rito collettivo

La dimensione conviviale è rafforzata anche dalla degustazione di vini proposta durante la serata, realizzata in collaborazione con l’Azienda Agricola Vitivinicola Casa Garello dell’Oltrepò Pavese. I vini accompagnano il pasto e il racconto, contribuendo a creare un percorso sensoriale completo, in cui sapori e parole dialogano senza sovrapporsi.

Il teatro si trasforma così in un luogo di incontro reale, in cui il pubblico non resta spettatore distante ma entra a far parte del rito. Sedersi a tavola insieme, ascoltare storie, condividere il cibo diventa un atto simbolico che richiama la sopravvivenza, non solo fisica ma anche culturale. Il titolo dello spettacolo trova qui il suo senso più profondo: non si sopravvive da soli, e nemmeno si mangia o si racconta davvero da soli.

Racconti di zafferano si colloca in quella zona fertile tra teatro, performance e rito, dove l’esperienza artistica non si limita alla visione ma coinvolge il corpo, i sensi e la memoria. È uno spettacolo che chiede tempo, attenzione e disponibilità all’ascolto, ma che restituisce in cambio un momento di autentica condivisione.

Al Teatro Manzoni, l’1 e il 15 febbraio 2026, Maria Pilar Pérez Aspa invita il pubblico a sedersi, mangiare e ascoltare, ricordando che il cibo è una forma di racconto e che ogni racconto, come ogni pasto, acquista senso solo quando viene condiviso. Un’esperienza che unisce teatro e cucina per trasformare una cena in un gesto culturale e umano, capace di lasciare un segno che va oltre la durata dello spettacolo.