Rappresentazione della Croce in scena a Milano, il poema di Giovanni Raboni al MTM La Cavallerizza | Un Cristo assente ma potentissimo

Dal 24 al 29 marzo 2026 il testo di Raboni rivive in un allestimento essenziale firmato Marco Rampoldi.

Dal 24 al 29 marzo 2026 il MTM La Cavallerizza ospita Rappresentazione della Croce, poema teatrale di Giovanni Raboni portato in scena con la regia di Marco Rampoldi. Uno spettacolo che sceglie la via della sottrazione e della parola per restituire la forza di un testo che ripercorre in forma poetica la vita e la morte di Cristo, attraverso lo sguardo di chi gli è stato accanto.

“Tutti abbiamo tradito, o nessuno ha tradito” è la frase che sintetizza l’orizzonte emotivo dell’opera. Gesù di Nazareth diventa presenza evocata e mai incarnata: è l’unico personaggio assente, e proprio per questo centrale. A parlare sono i testimoni, i comprimari, coloro che hanno vissuto accanto a lui e che solo dopo, a eventi compiuti, maturano una consapevolezza frammentaria, attraversata da amore, incomprensione, sgomento e rimorso.

La Passione raccontata dai testimoni

Nel poema di Raboni non è tanto la Passione a essere rappresentata, quanto lo stupore e l’incredulità di chi si trova davanti a un mistero troppo grande per essere compreso. La madre che forse avrebbe desiderato un figlio come tutti gli altri, i discepoli incapaci di sostenere la potenza delle sue parole, figure che oscillano tra fedeltà e tradimento. La voce di Giuda, con il suo verso “Tutto è di là da venire – tutto tranne il mio nome”, diventa uno dei passaggi più emblematici di questa coralità tragica.

In scena gli interpreti condividono lo spazio come comunità di ascolto e testimonianza: Monica Mantegazza, Luca Bottale, Alberto Mancioppi, Lucia Marinsalta, Amerigo Cornacchione, Arcangelo Deleo, Rufin Doh, Emmanuel Galli, Matteo Pisu, Pietro Bombardelli, Martina Collu, Greta Rampoldi, Fabrizio Sala e Daniele Sormani, con le percussioni di Emanuele Cavalli. Tutti restano presenti sul palco, anche quando non parlano, a sottolineare il valore collettivo della memoria e della responsabilità.

Un allestimento minimale per esaltare la poesia

La regia di Marco Rampoldi sceglie un impianto asciutto, quasi spoglio. L’unico segno scenico sono i nomi, che indicano costantemente chi sta assumendo il peso della parola e del racconto. È una scelta coerente con la natura del testo: non un affresco spettacolare, ma un’operazione di sottrazione che mette al centro il linguaggio e la sua capacità evocativa.

Rappresentazione della Croce diventa così un’esperienza teatrale che invita lo spettatore a interrogarsi non solo sulla vicenda evangelica, ma anche sul proprio ruolo di testimone. A duemila anni di distanza, l’incomprensione, l’angoscia e le improvvise certezze di chi assistette agli eventi restano sorprendentemente vicine, quasi contemporanee. In questa essenzialità risiede la forza dello spettacolo, che affida alla poesia di Raboni il compito di rendere visibile ciò che non viene mostrato.