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Deseat.me: per cancellarsi da internet basta un click

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La vita sul web è diventata più attiva di quella sociale? Gli account cui siamo iscritti sono troppi? sentiamo l’esigenza di eliminare le nostre tracce da quei siti che non vogliamo o per cui non abbiamo più tempo di utilizzare? Eliminare definitivamente la propria presenza dal web non è possibile, ma una nuova applicazione permette di ridurre in modo significativo i propri dati personali dagli account ormai inutilizzati: Deseat.me
Questo, se e solo se, si trovano nei siti e nelle piattaforme scansionate da Google.

Non male se stiamo pensando di eliminare iscrizioni a mailing list o a servizi online oramai in disuso. Arriva un “pulsante” che è capace di cancellare ogni traccia virtuale di sé con un click. Deseat.me è stato creato da due sviluppatori svedesi, Willie Dahlbo e Linus Unneback, con lo scopo di semplificare la vita a chi vuole cominciare a fare pulizia della propria identità online.

Accedendo con il proprio account Google, il programma esegue una scansione delle piattaforme e dei servizi web cui gli utenti sono iscritti e fornisce un elenco dei vari account aperti. Una volta terminata questa “analisi” dà la possibilità di scegliere se tenere un servizio in vita o se cancellarlo. Utile se si spenda che con un solo click è possibile visualizzare al primo colpo gli account di cui ci si vuole disfare e le pagine per la cancellazione che spesso non sono così facili da trovare sui vari siti.

Noi di FortementeIn lo abbiamo provato, e in effetti, per non essere degli ingegneri informatici, lo abbiamo trovato davvero utile!

Ormai si avvicina la fine dell’anno, direi che questo è un ottimo modo per fare un po’ di pulizia e dare una ventata di aria nuova alla nostra presenza online.

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Cristina Canci

Insegnante di Lettere in puro stile Rottermeier, ma con un cuore nerd prestato al giornalismo, ha fatto del suo rapporto con la penna una questione ontologica. L’Arte, i libri e la cultura in tutte le sue forme sono la sua passione più sfrenata, dopo la cucina, perché, novella Artusi in gonnella, anche l’occhio vuole la sua parte (infatti lei è miope)