Alberto Forchielli torna a scuotere le coscienze degli italiani per prepararli al mondo di domani con “Fuoco e fiamme. Tutto quello che non ti dicono e devi sapere sul mondo di domani” per Baldini+Castoldi

 

Alberto Forchielli

Dopo il caustico pamphlet Muovete il culo! Lettera ai giovani perché facciano la rivoluzione in un Paese di vecchi, Alberto Forchielli, l’economista più “contundente” dei talk del momento, imitato da Crozza, fondatore e presidente del «private equity» Mandarin Capital Partners, consulente di multinazionali, imprese statali, governi e della Banca Mondiale si e ci interroga su come sarà il mondo da qui a trent’anni? Come cambierà la nostra vita grazie o a causa della tecnologia sempre più pervasiva? E come dobbiamo prepararci noi e i nostri figli per saper intercettare al meglio i cambiamenti già in atto ma che da noi, in Italia, arrivano sempre in ritardo? 

E lo fa attraverso un viaggio tra città più innovative del mondo, passando per il MIT di Boston, la California, Stanford e la Singularity University, fino ad arrivare in Cina con la sua potenza economica e tecnologica debordante.

Un viaggio alla Blade Runner per certi aspetti, ma che è già realtà: in cui il Dna servirà non solo a riparare i corpi ma come hard disk millenario; in cui l’intelligenza artificiale controllerà case, città e il modo di fare banca; in cui la stampa 3D ci permetterà di avere il vestito desiderato fatto al momento in negozio; o in cui potremo agire a distanza pilotando un nostro avatar-robot.

Forchielli ci propone un viaggio in cui non solo la geopolitica del mondo sarà diversa, ma in cui l’uomo stesso non sarà più un semplice uomo, perché grazie a interfacce neurali, potrà aumentare le facoltà della sua mente, o in cui i nanorobot cureranno ogni malattia a livello cellulare e potenzieranno i nostri organi.

Niente di fantascientifico in verità: tutto questo è già potenzialmente in atto, per fare una crasi delle categorie di Aristotele, nei migliori centri di ricerca del mondo.

Un libro per capire e far capire che bisogna prepararsi per essere all’altezza delle competenze tecnologiche e non solo che richiederà il lavoro di domani. Altrimenti il rischio è di essere lasciati in un angolo.

A quel punto lamentarsi non servirà a nulla.