Il 10 ottobre al Teatro Bellini di Napoli si è aperta la stagione del Piccolo a passo di danza, come di consueto accade per tutti i cartelloni teatrali.
Lo spettacolo di giovedì sera è stato Sweet Swan Sway di Nyko Piscopo, che aveva già debuttato lo scorso 2 marzo, con Sibilla Celesia, Monica Cristiano, Leopoldo Guadagno, Elisabetta Violante e Roberta Zavino.

Come suggerisce il titolo, il pretesto narrativo è Il lago dei cigni di Pëtr Il’ič Čajkovskij ma della storia che tutti conosciamo non c’è nulla se non la presenza di tre cigni, interpretati da tre danzatrici che sono metafora di tre anime differenti della stessa donna.
Pur mantenendo una trama lineare la narrazione procede seguendo il personaggio femminile protagonista nel suo mondo interiore.
Le figure femminili sono dunque quattro, tutte inizialmente vestite di bianco ma tre di queste, come si è detto, sono cigni e la protagonista è la donna metafora di tutte le donne del mondo.
Questa viene scossa interiormente da una serie di stimoli e drammi che gli vengono dal mondo esterno e sono rappresentati dalla figura maschile. Il danzatore scuote e sconvolge la donna fino al ribaltamento dei ruoli in cui lui, che rappresenta tutti i problemi e le angosce, non viene sovrastato e vinto.

Si tratta del naturale e complesso processo di evoluzione che ogni donna fa dentro di sé nel corso della propria vita e a seguito di certe esperienze. Il fatto che i suoi “problemi” siano rappresentati da una figura maschile è un po’ un cliché e forse limita lo spettatore a immaginare solo situazioni amorose fallite. Ma la figura del danzatore è forse metafora di qualcosa di più ampio.

Quanto alle tre donne – cigno, le danzatrici hanno saputo rendere perfettamente le sembianze e i comportamenti animaleschi tanto che a volte ci si dimenticava di trovarsi di fronte a tre esseri umani. Sembravano davvero dei cigni. Loro creavano l’effetto straniante e alcune volte comico che alleggeriva la situazione ma che in alcuni momenti diventava inquietante.
In un certo senso le tre figure sono ambivalenti, possono essere un aiuto ma anche una minaccia.
Sweet Swan Sway è la storia della donna che cade, oppressa da mille umiliazioni e si rialza trovando a un certo un punto il riscatto e vestendo dei panni nuovi.

La scena è pulita con pochissimi elementi in coerenza con quanto si vede sempre più spesso ultimamente sulle tavole del palcoscenico. Molto spesso si bada all’essenziale e in questo caso l’essenziale è dato da alcuni tubolari posizionati sullo sfondo che praticamente non si vedono mai se non verso la fine per essere composti dalle tre donne – cigno in una struttura idraulica che a un certo punto riversa dell’acqua sulla protagonista, nel momento del cambiamento.

Così strutturata la storia potrebbe anche non avere alcun riferimento al Lago dei cigni e tanto meno le tre ragazze che potrebbero essere delle anime di altro genere e non necessariamente dei cigni. Il senso drammatico della vicenda sarebbe ugualmente chiaro.
Nel complesso questo spettacolo è molto semplice nella sua esecuzione e chiaro negli intenti. Non c’è nulla da scoprire o su cui interrogarsi in modo particolare. È tutto lì davanti ai nostri occhi ed è qualcosa che conosciamo bene perché ciascuno di noi, donna o uomo che sia, si è trovato a vivere drammi interiori come questo e a doversi ritrasformare.
La danza esprime il ritmo sincopato e frenetico rappresentando lo scombussolamento generale della protagonista.