Venezia, 14 novembre
(Claudio Furlan/LaPresse)

Venezia non ha tregua, la sirena del massimo allarme ha suonato 4 volte. Il picco di alta marea, atteso per le 11.20, è arrivato e siamo a 152 cm, secondo le previsioni del centro mare del capoluogo veneto il rischio è che si arrivi a 160 cm. Piazza San Marco è completamente invasa dall’acqua ed è stata chiusa per ordine del sindaco, il 70% del centro storico è allagato. A complicare la situazione il forte vento che soffia in laguna.

I danni sono inestimabili, la basilica di San Marco sta subendo un durissimo colpo, l’acqua salmastra sta deteriorando i 125 diversi tipi di marmo che ne compongono i delicatissimi ornamenti, inoltre il pericolo rimangono sono le colonne che la sorreggono. Decine di operai, mosaicisti, restauratori sanno facendo di tutto da ieri per asciugare, pulire, inventariare i tasselli di mosaico che si sono staccati dal pavimento preziosissimo. Un’attività di restauro costante non solo per questo evento straordinario, infatti, il direttore tecnico Giuseppe Maneschi ha dichiarato che costantemente la basilica è sottoposta a un enorme pericolo, soprattutto per i mosaici del pavimento della parte esterna alla basilica bizantina, il cosiddetto “nardece”. Qui l’acqua entra anche quando la marea non è eccezionale, la Procuratoria, organo che storicamente gestisce i tesori e la stessa basilica, ha già messo in atto dei meccanismi di protezione che evitano all’acqua di entrare anche in questa parte più bassa, ma solo finché la marea non supera i 90 centimetri.

“Siamo contenti della solidarietà che riceviamo da tutto il mondo – ha detto il procuratore Pierpaolo Campostrini – ma c’è anche preoccupazione e rabbia nel vedere la nostra basilica esposta a una pressione senza precedenti. C’è la delusione per la promessa non mantenuta di salvaguardarla”. Ha aggiunto, “la basilica è ancora in piedi, è un bene gestito con il lavoro quotidiano dei nostri operatori, ma c’è una malattia che non si vede, perché il salmastro agisce dietro ai marmi, nei mattoni, provocando un invecchiamento accelerato che poteva essere evitato”.

Tre, secondo il procuratore, sono le azioni da mettere in campo con investimenti dello Stato: un aumento della capacità diagnostica, la riparazione dei danni urgenti e la prevenzione di fenomeni come quello di martedì, allontanando l’acqua dalle fabbriche di San Marco. Visto che una soluzione definitiva tarda sono all’opera costantemente per fare tutto il possibile in modo da mantenere la basilica il più possibile al riparo.

L’acqua va via ed evapora, ma il sale rimane dentro, servono il Mose e l’impermeabilizzazione dell’intera piazza.