“Bene, gatto. Ci siamo riusciti – disse sospirando Sì, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante – miagolò Zorba Ah sì? E cosa ha capito? – chiese l’umano Che vola solo chi osa farlo – miagolò Zorba.”

Vogliamo ricordare così Louis Sepùlveda, con queste parole tratte dalla sua “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, scomparso oggi per complicanze dovute al coronavirus che lo aveva colpito un mese fa.

Sepùlveda era nato a Ovalle, in Cile, nel 1949.
Aveva lasciato il suo Paese dopo l’incarcerazione e le torture subite durante il regime di Augusto Pinochet e viveva da diversi anni nella città di Gijon, nelle Asturie.
Amatissimo dal suo pubblico, autore di decine tra romanzi, libri di viaggio, saggi, sceneggiature, nonché attivista politico, vinse il Premio Tigre Juan del 1989 con il suo primo romanzo “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore” e il Premio Primavera de Novela nel 2009 con “L’ombra di quel che eravamo”.
Sulla scia del suo titolo più acclamato e amato “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”  arriveranno poi negli anni “Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico”, “Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza”, “Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà”, e da ultimo nel 2018 “Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa”.

“Vola solo chi osa farlo” ha miagolato il gatto Zorba… e Sepùlveda è stato capace di far spiccare il volo a tutti i suoi lettori passati, presenti e futuri. Perché le storie rimangono, è un dono eterno che ci fanno gli scrittori.