Architetture criminali è frutto di un lavoro fotografico importante, una ricerca decennale da parte della fotografa napoletana Adelaide di Nunzio che vive e lavora tra Napoli e Colonia (Germania). Il libro sarà  in uscita il prossimo 30 giugno sull’e-store Crowdbooks all’indirizzo: cwbks.co/ac e nelle migliori librerie fisiche e online e tratta di come la criminalità abbia avuto effetti sul paesaggio e sulle persone, rappresentando per immagini come questa abbia influenzato l’architettura, deturpato il paesaggio e allo stesso tempo abbia modificato notevolmente la vita delle persone sotto molteplici aspetti.

La prefazione è di Petra Reski e il volume contiene immagini in bianco e nero che mettono in risalto, attraverso un linguaggio visuale forte e proprio all’autrice che si avvale del bianco e nero, due aspetti fondamentali: le strutture abbandonate e i volti, ponendo le basi per una riflessione su come questi rappresentino due facce della stessa medaglia.
Tutte le immagini sono state realizzate nel Sud-Italia: la Campania con le sue ville e piscine delle case della camorra, la Calabria grande protagonista dell’Incompiuto pubblico e privato, la Puglia con le miriadi di aziende interrotte ed infine la Sicilia e i suoi luoghi confiscati.

 

L’autrice, è sensibile alle tematiche quali, le mafie e le società a rischio e ha affrontato questo lavoro con uno sguardo estetico/artistico e un approccio antropologico. 
Il libro si presenta tematico fin dalla copertina, cartonata dorata assieme alla labbratura dorata dei tre lati esterni del libro che enfatizza il concetto del “sacro kitsch”, tematica predominante di tutto il lavoro. La rilegatura a vista invece è stata scelta in tema con l’altro pilastro di ricerca dell’autore che si sofferma sul cortocircuito dell’eterno “non finito”, quello degli appalti per grandi costruzioni, alberghi, ristoranti di lusso e miriadi d’infrastrutture, interrotte perché riconducibili ad azioni illegali, adagiate sul territorio come scheletri di cemento e ferro, ma anche beni confiscati dati ad associazioni o ad attività educative.

 

Architetture criminali è un’opera visuale e il percorso fotografico imposto all’interno del libro porta lo spettatore ad immergersi in questo mondo, attraverso strutture non finite, beni confiscati, sguardi e volti segnati delle persone che hanno dovuto cambiare rotta alla loro vita dopo aver avuto contatti con la criminalità e la malavita. La vita può essere influenzata necessariamente da queste dinamiche che fanno nascere sentimenti contrastanti e avvenire cambiamenti drastici.

La paura, il dolore, la forza, nascono dagli intrecci tra la criminalità e la vita delle persone, dalle perdite e dalle relazioni purtroppo talvolta anche casuali. Alcune persone sono il risultato di uno scontro tra “carnefice e vittima”, sono la memoria di qualcosa che vuole essere oscurato e che rinunciando alla propria libertà, in solitudine, nella paura talvolta si ritrovano anche ai limiti della povertà.