copertina del libro per caso di Paolo Stella, fondo girallo con il gioco del tris dove tre cuori barttono tre cervelli

Paolo Stella torna nelle librerie e nei nostri cuori con il nuovo romanzo “Per caso (tanto il caso non esiste)” edito da Mondadori. Dopo il successo di “Meet me alla boa”, il suo primo romanzo riuscitissimo sembrava impresa ardua bissare, le aspettative ovviamente erano alte. Con il primo libo Paolo ci aveva accompagnati mano nella mano attraverso uno spaccato della sua vita tra il romanzo e le cruda realtà, in quelle pagine si trovava tutta la veridicità, la durezza e l’amore nel percorso che prende la vita nel bene e nel male, con lui attraversavamo le fasi necessarie per ritrovare sé stessi. Un romanzo a cui non manca niente… e invece, con il suo secondo romanzo, che non vuole essere un prosieguo del primo, anche se intreccia le vicende in modo perfettamente sinergico, scopriamo che la quadratura del cerchio non è un modo di dire ma una realtà di fatto, “Per caso” racconta con acuta ironia e devastante lucidità l’essere umano attraverso la delineata figura di Paolo in una storia personalissima.

“Per caso” parla proprio di questo, di persone, individui, tutti connessi ma allo stesso modo unici e soli. Proprio la solitudine dell’essere umano è un concetto che mi ha molto colpito, Paolo racconta senza addolcimenti quanto ci si possa sentire soli anche in mezzo a una folla e nello stesso tempo come ci si possa connettere inspiegabilmente con altri individui senza dover dare un nome a quell’unione e senza nemmeno doverle dare una forma. Viviamo in una società dove le etichette sono uno status per poter identificare le persone, in questo libro ogni individuo è libero di essere, provare, reagire come si sente, l’importante è raggiungere la felicità, trovare il giusto equilibrio che metta se stessi nelle condizioni di non farsi domande sul “chi sono”, rincorrendo una risposta per tutta la vita, ma (non) semplicemente arrivando alla conclusione che “essere” è già la risposta che non deve attendere il consenso di nessuno.

Il romanzo si snoda alternano due livelli di narrazione, quella del piccolo Paolo e quella del Paolo adulto, raccontando avvenimenti del passato e del presente, entrambi accompagnati da alti e bassi in un ritmo di scrittura veloce e intenso dove il vortice delle emozioni e sensazioni viene scandito anche dalle ambientazioni: quelle del passato, austere a tratti sgradevoli vissute all’ospedale Sant’Orsola di Bologna dove il piccolo Paolo è ricoverato nel reparto pediatrico disfunzioni genetiche perché si è fermato a un metro e ventuno nonostante i suoi undici anni e dove si cerca una risposta. Quella risposta arriva nelle forme meno lineali che uno possa immaginarsi e forse senza aver nemmeno posto la domanda giusta, infatti è proprio qui, tra difficoltà, oscurità, respiri sottili e una sfrontata ironia che, a sua insaputa, fa l’incontro “forse” più importante della sua vita, capace di modificare per sempre la sua prospettiva sull’esistenza. Alternati arrivano i momenti vissuti nel presente, concentrati in spazi lussuosi di una lounge dell’aeroporto Shanghai, dove il Paolo adulto rincorre la sua curiosità senza fine tra riflessioni e pensieri aprendo la narrazione proprio sull’orlo di una pandemia preannunciata, che più attuale di così non può essere tanto da rendere palpabile ogni momento che ci viene raccontato.

Per chi ha letto il romanzo interpretandolo come il coming out dell’autore mi viene da pensare che non abbia ancora trovato la giusta chiave di lettura, anzi di coming out nel libro ce ne sono ben tre che raccontano molto di più del semplice “scoprire” l’orientamento sessuale di un individuo, infatti Paolo non fa dichiarazioni o preamboli per dare giustificazioni alle sue parole, quella è la vita, non va spiegata e nessuno dovrebbe farti domande, come nessuno dovrebbe sentire l’esigenza di dare risposte. Quello che davvero invece deve incuriosire è scoprire l’essere umano in tutte le sue sfaccettature e assaporarne l’essenza, scoprire che basta un respiro sottile per iniziare a farsi le domande giuste, “di che cosa ci si innamora?”. Per caso, nel corso della vita, ognuno di noi lo ha scoperto, ma il caso non esiste come non esistono persone o sentimenti sbagliati, ma tutti sono unici e unicamente differenti, l’importante è che abbiano tutti un massimo comune denominatore: la felicità.