Una biblioteca, a partire da quella privata della nostra casa, include libri che non abbiamo letto, che forse non leggeremo mai, ma che potremmo leggere. La biblioteca non è mai ciò che si è letto o che si leggerà per intero, ma una sempre aperta possibilità, uno strumento. Non è mai solo il sapere, ma la «garanzia di sapere» . E forse è proprio per questa garanzia di sapere che la “Bibliotheca semiologica curiosa, lunatica, magica et pneumatica” formata da Umberto Eco nel corso della sua attività di bibliofilo è finalmente a portata di tutti; o meglio di quei tutti che potranno “consultarla” alla Biblioteca Nazionale Braidense di Milano.

Biblioteca Nazionale Braidense sala Maria Teresa ©Ph. James O’Mara

La collezione antica, che conta circa 1.200 edizioni anteriori al Novecento, un patrimonio che comprende 36 incunaboli e 380 volumi stampati tra il XVI e il XIX secolo sarà custodita dalla Biblioteca Nazionale Braidense di Milano, che l’ha acquisita dopo un lungo iter iniziato dal 2017, e la Biblioteca Statale che ne garantirà la conservazione, la valorizzazione e la fruizione a studenti e studiosi.

Più che una collezione, la “biblioteca” di Umberto Eco è un vero “tesoro”.

Biblioteca Nazionale Braidense sala Maria Teresa ©Ph. James O’Mara

Molte delle opere della collezione di Eco in edizione antica sono richiamate nei suoi saggi e romanzi, a testimonianza della strettissima relazione tra l’attività di ricerca accademica e creazione culturale e gli interessi collezionistici: per “il Nome della rosa” e “Baudolino” le edizioni di Aristotele e San Tommaso, la trattatistica medievale di Alberto Magno, di Isidoro di Siviglia e di Vincenzo di Beauvais, per “l’Isola del giorno prima”, le opere geografiche dell’antichità classica di Pomponio Mela e di Tolomeo e quelle rinascimentali della geografia precedente le esplorazioni transoceaniche: l’Isolario di Benedetto Bordone, l’Itinerario verso Gerusalemme di Breydenbach e le opere degli inizi della scienza sperimentale e quelle ermetiche e alchemiche: Galilei e Kircher, Fludd e i Serragli di Tommaso Garzoni. Alcune di queste (Breydenbach, Colonna, Fludd) hanno un apprezzabile valore antiquario. La collezione completerebbe le raccolte della Braidense di storia della scienza e della tecnologia (15.000 volumi del Fondo, Haller), e quella di autori gesuiti del Collegio milanese della Società di Gesù: Pignoria, Kircher e Postel.

Umberto Eco amava Milano, e amava la Biblioteca Braidense, che considerava la “sua” biblioteca. Lui voleva che i suoi libri rari rimanessero a Milano, e venissero in biblioteca – dichiara James Bradburne direttore della Pinacoteca di Brera e della Biblioteca Braidense – Questo è un modo per portare il nostro patrimonio del passato nel futuro in nome del più grande scrittore italiano contemporaneo” .


La biblioteca di Eco sarà dunque ricevuta e studiata in Braidense come Biblioteca d’autore, indispensabile per lo studio critico della sua opera, come è avvenuto per la Biblioteca e gli autografi di Alessandro Manzoni e degli altri grandi autori e pensatori della nostra storia.
Non solo, La disponibilità a Milano di questa collezione consentirà di integrare la documentazione relativa alla attività di Eco sia come studioso che come direttore editoriale della Casa Editrice Bompiani (tra il 1959 e 1975), come fondatore e presidente dell’Associazione milanese dei bibliofili Aldus Club, tra il 1991 e il 2012, come direttore, per qualche anno, dell’Almanacco del bibliofilo e come presidente della Casa Editrice La Nave di Teseo, negli anni più recenti.
E quindi se è vero, come diceva lo stesso Eco che la distruzione di una biblioteca è, o può essere, la perdita del mondo; la storia dell’umanità è puntellata di distruzioni di biblioteche e dunque di interi mondi, la cultura «è un cimitero di libri».

Per fortuna la sua biblioteca, però, sarà salva per sempre.

PS: e se anche non siamo degli studiosi di libri antichi, possiamo sempre ripassare le 40 regole di Eco per scrivere bene in italiano.

Cristina Canci
Insegnante di Lettere in puro stile Rottermeier, ma con un cuore nerd prestato al giornalismo, ha fatto del suo rapporto con la penna una questione ontologica. L'Arte, i libri e la cultura in tutte le sue forme sono la sua passione più sfrenata, dopo la cucina, perché, novella Artusi in gonnella, anche l'occhio vuole la sua parte (infatti lei è miope)