Biancaneve bacio

Vi sarete accorti che nelle ultime 24 ore avrete visto passare sui vostri schermi almeno un centinaio di volte l’iconica immagine del bacio del principe Azzurro a Biancaneve nell’omonimo cartone Disney, se poi ci avete anche dato più peso di quel che meritava vi sarete scontrati con una valanga di polemiche rispetto alla possibilità che quel bacio sia “rubato”, non consenziente e di conseguenza messo alla gogna, o meglio, al bando dalla cancel culture e il politicamente corretto. Il problema però è che queste polemiche, con conseguenti commenti furiosi, rabbia, incredulità da parte del pubblico, sono il frutto di un problema ben più grande: il desiderio morboso dei giornali di fare notizia su qualsiasi cosa, creando una cassa di risonanza gigantesca anche quando questa non avrebbe avuto senso di esistere.

Quello che è accaduto realmente rispetto al bacio incriminato è che due giornaliste di un giornale americano online il SF Gate, dove SF sta per San Francisco, una testata locale, dopo essere state alla nuova versione della giostra di Disneyland a tema Biancaneve, decidono di recensirla inserendo alla fine dell’articolo un paragrafo dove, secondo loro, il bacio che il principe dà alla protagonista per risvegliarla è dato senza consenso e quindi andrebbe rimosso per rispetto della sensibilità delle donne. Un bacio senza consenso mentre lei dorme non può essere vero amore. Per dare una connotazione logica a questo loro pensiero hanno aggiunto una riflessione su come la Disney abbia spesso fatto passare immagini sorpassate e stereotipate dei rapporti fra uomini e donne. Ma questo è solo un piccolo estratto di un articolo più ampio, che non verteva su questo argomento, infatti il testo si chiude con la recensione dell’attrazione dove vengono elogiati gli effetti speciali e le luci della giostra ricordando che proprio la scena finale è da contestualizzare come fiaba e non come una lezione di vita.

Biancaneve attrazione Disneyland
Disneyland Resort/Christian Thompson, Courtesy of Disneyland

Il punto è che queste poche parole sono state scritte da due giornaliste di un piccolo giornale locale che hanno espresso la loro opinione. L’opinione e il tema trattato, ovviamente, è contestabile o meno, tutti i giornalisti scrivono loro opinioni, in questo caso specifico però sarebbe diventato, al massimo, un dibattito cittadino della durata di qualche ora e che non avrebbe avuto nessuna ripercussione sulla realtà. Se non fosse che proprio questo trafiletto è stato poi ripreso da alcuni giornali di destra americani di grande tiratura e portato a esempio dell’ennesimo caso di cancel culture gridando allo scandalo. Uno stratagemma propagandistico usato in modo tale che alcune informazioni (anche estrapolate dal loro contesto) possano convalidare il pensiero di altri e così fomentare indignazione e polemica.

In questo modo si passa da una opinione, forse fatta con troppa leggerezza da un giornale locale, a una notizia (distorta) rimbalzata da giornale a giornale, con titoli su titoli fino ad arrivare oltreoceano alzando un polverone di proporzioni incontrollabili con titoli clamorosi che inneggiano alla pericolosità della cancel culture, il politicamente corretto che sta sfuggendo di mano e che, frase ormai sentita a noia, ormai non si può più dire o vedere niente.

Ma analizziamo la cosa da furi per un attimo: tutto questo caos lo hanno fatto i giornali, non c’è nessun atto concreto nel voler modificare la giostra o la fiaba di Biancaneve. A questo punto forse andrebbe approfondito il caso da un’altra prospettiva, ovvero il volersi attaccare a tutti i costi alle tematiche del politicamente corretto per creare scompiglio, fare propaganda o fare click e creando una cassa di risonanza al già problematico litigio furibondo sui social. La maggior parte di questi casi parte sempre da notizie minoritarie, le quali diventano dei veri e propri casi eclatanti solo perché i giornali ci costruiscono attorno una narrazione nevrotica e allarmistica. E non stiamo parlando di giornaletti di poco conto, ma enormi imperi editoriali con milioni di lettori. Nel momento in cui questi colossi del giornalismo trattano la notizia, in un certo modo e con certi toni, allora sì che diventa rilevante, nonostante alla base ci fosse il “quasi” nulla cosmico. Stiamo sempre parlando di due giornaliste di una testata americana medio-piccola che sostengano il fatto che il bacio di Biancaneve vada eliminato, impossibile pensare che questo si possa tradurre in qualsivoglia modo a: la cancel culture vuole cancellare Biancaneve, le fiabe, la libertà d’opinione.

Indovinate un po’ chi ha usato questo piccolo e inutile caso per farci su un bel triplo carpiato populista? Certi schieramenti politici a cui già non andava a genio questo tipo di tematica. In questo caso, però, complici sono stati i giornali che, presi dalla frenesia della notizia, non hanno fatto i conti con il rovescio della medaglia, oltre che alla ben nota disinformazione di cui ne abbiamo davvero piene le tasche.

Quindi tranquilli, i “poteri forti” non stanno cercando di boicottare Biancaneve e un bacio che è palesemente fiabesco e paradossale (visto che la stessa si trova in una situazione di morte apparente e se bastasse un bacio per rinsavire da questa drammatica situazione saremmo ben contenti di beccarceli senza consenso su un letto d’ospedale in fin di vita), ma stiamo parlando di un bacio che simboleggia l’amore che vince su tutto. Insomma, stiamo attenti a non fare invece che sia la disinformazione e clickbait a vincere su tutto anche questa volta.