Passing: un’amicizia ambigua e complessa nel film di Rebecca Hall, su Netflix

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Passing” è il film Netflix che segna il debutto come regista di Rebecca Hall. Ha come protagoniste due donne, diverse eppure simili, che si ritrovano dopo anni. È l’inizio di un cambiamento, che segnerà entrambe inevitabilmente.

Passing copertina

L’ultimo articolo dell’anno lo dedico ad un film, “Passing”, disponibile su Netflix e uscito esattamente quest’anno, presentato in anteprima al Festival del Cinema di Roma. Scritto e diretto da Rebecca Hall, il film è l’adattamento cinematografico del romanzo “Passing” di Nella Larsen del 1929. “Passing” significa letteralmente “passando”, un passaggio però ben preciso, messo in atto durante gli anni 20 negli Stati Uniti: alcune persone di colore potevano passare come bianchi, proprio grazie alla loro carnagione non particolarmente scura. Questo è ciò che Clare Kendry (Ruth Negga), una delle protagoniste, fa: moglie di John (Alexander Skarsgård), bianco ricco dichiaratamente razzista, si costruisce una vita comoda, agiata, soffocando le sue origini e se stessa. L’incontro con la sua amica d’infanzia Irene Redfield (Tessa Thompson) cambia le sorti e il punto di vista di entrambe. Irene rappresenta l’opposto: nera, moglie del medico Brian (André Holland), ha due figli e, per la maggior parte, si occupa di attività sociali. La sua rispettabile vita ad Harlem, nonostante i continui episodi di razzismo e i frequenti linciaggi, subisce una scossa quando Clare entra nella sua quotidianità.

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Entrambe subiscono il contraccolpo di essersi ritrovate e di aver intuito nell’altra quel qualcosa che destabilizza, proprio quando il percorso sembra lineare, piatto e rassicurante. Scatta una sorta di crisi: Clare, nostalgica, si riavvicina al suo vero mondo, riscopre la sua appartenenza e Irene ne rimane affascinata e spaventata allo stesso tempo, divenendo sospettosa. Quello che si insinua tra le due è un misto di finzione, apparenza, nascondimento sottile, come una lama di coltello che taglia lo scontato e rivela il substrato sofferente, vivo e vulnerabile dell’esistenza. Un gioco di contrasti, dato anche dal bianco e nero del film, fino all’epilogo. La neve che scende e copre, silenziosa e vorticosamente placida, ogni evento. Anche l’ultimo, quasi misterioso. Devo dire che “Passing” mi ha lasciata un po’ perplessa, sospesa in alcuni passaggi. L’ho trovato criptico e visivamente eloquente allo stesso tempo: le due attrici bellissime, dall’interpretazione fatta di sguardi e riprese ravvicinate, da spezzoni silenziosi, tra toni sfumati e atmosfere passate, hanno rappresentato l’anima delle loro protagoniste femminili. Attraverso la gestualità, gli occhi, le movenze hanno trasmesso lo squilibrio che l’una ha creato all’altra, l’incertezza, quasi la confusione interiore, familiare.

Passing Irene e Clara

Clare racchiude una forza magnetica attrattiva, potente, gli altri personaggi le gravitano attorno, la stessa Irene ne resta attratta e quasi respinta allo stesso tempo. È lei che vive in prima persona uno sconvolgimento personale importante, che si riversa anche sulla famiglia. Questa amicizia è un continuo campo di forze dove si fa fatica a capire in che direzione vanno gli eventi, cosa succederà e quali sono le vere intenzioni di una e dell’altra. Il clima e l’ambientazione elegante sono accompagnati da musicalità malinconiche e soffuse, con il pianoforte ripetuto di Devonté Hynes. Suoni e colori contrapposti, le case di Harlem e le vie affollate, i musicisti di strada e quella crepa sul muro della camera. Tanti elementi che contornano questo film e lo rendono ambiguo, avvolgente, profondo nelle azioni e nelle riprese ma enigmatico nei dialoghi. Forse lì è presente quella superficialità che cela la falsità, Irene e Clara si ritrovano ma vivono di sospetti e di apparenze ed è questo forse il vero “passaggio”. La tranquillità ordinaria subisce una trasformazione, la certezza si capovolge e tutto diventa dubbio. Un passaggio perciò che diventa inesorabile, lento. Non si tratta più di rapporto tra bianchi o neri, di questioni razziali ma di ben altro, della persona in quanto tale. Sorge spontanea la domanda: chi, tra le due, è disposta ad esporsi per i propri intenti e fino a che punto… quando la raffinatezza, la comodità, l’agio si dissolvono e lasciano il campo libero all’essenza vera, sottostante della persona. “Passing” disegna perciò un quadro ricco di fascino sinfonico, estetico dove l’ambiguità si muove, scansa le illusioni di regolarità e previsione, scandisce le azioni e non rivela molto della vera realtà. Perché vederlo? Perché le scene sono un gusto per gli occhi, pura teatralità accompagnata da tracce musicali ispiratrici. Perché Tessa Thompson e Ruth Negga hanno saputo rappresentare la fragilità che si nasconde sotto gli abiti raffinati, le menzogne e le occasioni mondane preparate. Quella fragilità che erige barriere falsamente invalicabili e che si avvicina molto alla vita vera, la nostra.