Fedeltà la nuova serie Tv Netflix dal romanzo di Marco Missiroli. Recensione

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Il 14 febbraio, come a voler beffeggiare la pletora di coppie pronta a festeggiare l’amore, è uscita su Netflix una serie tv dall’eloquente titolo: FedeltàSi tratta della trasposizione per la piattaforma di streaming dell’omonimo romanzo di Marco Missiroli. 

La prima cosa che si pensa di fronte a un titolo simile e a giudicare anche dal trailer rilasciato diversi giorni prima dell’uscita è che nella storia se ne vedranno parecchie di corna e infedeltà, reali o presunte. Una prima impressione, infatti, è che il sesso sia al centro del discorso e così istintivamente, a guardare il trailer la memoria corre a quel famoso film con protagonista Richard Gere, Unfaithful, meglio noto in Italia come L’amore infedele, dove la moglie del bel Richard perdeva la testa per un altro uomo conosciuto per caso, un affascinante libraio, giovane e prestante che diventa il suo amante.

E proprio intorno ai libri e alla passione per la scrittura che si muove la storia di Fedeltà, i protagonisti infatti sono Carlo (Michele Riondino), scrittore con un discreto successo e alle prese con il secondo libro che per qualche motivo, lo capiremo più avanti, non riesce a finire e Margherita (Lucrezia Guidone), agente immobiliare. Entrambi sembrano avere un rapporto pressoché sano e apparentemente senza problemi.

Fin dalla sequenza di apertura, infatti, gli autori ci voglio mostrare una coppia ancora appassionata, i due ci vengono infatti presentati insieme come se fossero degli sconosciuti che consumano un rapporto sessuale in una bellissima casa che Margherita ha appena fatto vedere a due potenziali clienti.
Poche scene dopo scopriamo che sono sposati, ma questo già lo sapevamo dal trailer e scopriamo per giunta che vorrebbero comprare proprio la casa che Margherita stava cercando di vendere.

Fin dai primi minuti della serie sentiamo un disagio di sottofondo, come se l’apparente passione e sentimento che lega i due protagonisti fosse destinato a sfumare di lì a poco. Insomma sono la classica coppia perfetta piena di sospesi, non detti, imperfezioni e crepe che contribuiscono a reggere l’equilibrio precario pronto a rompersi di lì a poco.

E, infatti, non tardano ad arrivare i “pretesti”, vediamo a breve perché li ho chiamati così, nelle figure di due altri personaggi chiave, un allieva di Carlo tale Sofia Casadei (Carolina Sala) e il fisioterapista Andrea (Leonardo Pazzagli). Fin dal primo momento viene messa in evidenza la tensione sessuale fra le parti. Carlo è evidentemente sulle spine quando parla con Sofia e Margherita da parte sua fatica a nascondere il desiderio di saltare addosso al giovane Andrea.

Un amore quindi non così inossidabile come ci viene venduto all’inizio, i comprimari pendono totalmente dalle labbra dei nostro protagonisti e in alcune situazioni sembra di assistere alle scene introduttive di un porno. La tensione sessuale viene sempre mantenuta così alta e per la prima metà della serie a parte i coniugi (legittimati a farlo) non ci altri rapporti sessuali, tanto da farci sospettare insieme ai protagonisti che ci sia stato davvero un tradimento.

Come in un thriller tutto si muove nel sospetto, nelle intuizioni, nel dubbio e nei non detti della coppia, anche quando accadono di fatto delle cose, la regia sceglie di non mostrarcele e così proprio come se anche noi fossimo pedine della storia iniziamo ad avere dubbi e sospetti insieme ai personaggi.
Questo è sicuramente il pregio principale della serie, portarci ad abitare il sospetto insieme ai personaggi e sarebbe stato bello se tutto, fino alla fine si fosse giocato sul dubbio.

Invece, a un certo punto diventa la solita storia di tradimento, iniziano a scopare Margherita con maggiore convinzione del marito, come se fare sesso fosse un atto liberatorio. In effetti il personaggio della moglie è stato costruito intorno al desiderio inteso in tutti i suoi significati.  Margherita è una donna desiderante, desidera una casa più grande, desidera una vita migliore, desidera fare sesso e lo chiede, non ha alcun timore di mostrare il proprio appetito sessuale.

Anche se questo appetito è palesemente una scusa per dimostrare alla coppia un benessere che non esiste, un equilibrio che non c’è. Perché lo sappiamo tutti che non è solo il sesso a tenere unite due persone. Ma a proposito di questo, il sesso viene mostrato all’interno della coppia ufficiale più come un gioco che come il sale dell’amore tra Carlo e Margherita.
Se ci pensiamo come tale viene considerato dai due fino alla fine. Perché rispetto ai due comprimari ho parlato di “pretesti”?

Perché ancora una volta in una storia sul tradimento a “vincere” è sempre la coppia originaria, soprattutto se le basi del rapporto sono come quelle che vediamo fin dal primo nel rapporto fra Carlo e Margherita. Che ruolo ha, dunque, l’amante? Non certo quello di portare amore, o almeno non sempre, in effetti è molto raro che l’amore vero stia da quella parte, a volte per strano che sembri si trova all’interno della coppia originaria. Come in questo caso.

I due amanti della storia in effetti sono la medicina che va a curare il rapporto di Carlo e Margherita, il loro matrimonio ha la nausea, la noia di vivere, si è arenato? Sofia e Andrea sono il magico ricostituente per un legame che si allenta, ma di certo non si spezza.

E’ interessante la scelta dei riferimenti letterari presenti nella storia. Come ho detto ruota tutto intorno alla scrittura, al procedere di una narrazione e anche la storia dei personaggi è come se la vedessimo svolgersi davanti a noi, work in progress. I due libri che vengono citati nella storia e tutti e due dalla madre di Margherita, Anna Verna (Maria Paiato) un personaggio troppo interessante per essere lasciata ai margini. Anna propone a Carlo un libro di Sándor Márai, La donna giusta.

Per chi non lo avesse letto il libro è la storia di un triangolo amoroso, o per meglio dire un quadrato ed è parecchio illuminante perché con il pretesto di banali dinamiche amorose, dice molto della noia e della vanità dell’essere umano.
Un altro importante riferimento letterario è Un amore di Dino Buzzati, scrittore milanese di cui si parla troppo poco che affronta molto bene il tema della gelosia del protagonista e dell’ossessione per una donna molto sfuggente, tanto da farci provare esattamente gli stessi sentimenti che prova il protagonista.

Dati questi elementi la serie sulla carta è sicuramente interessante e affronta argomenti non banali dal momento che la fedeltà non viene affrontata in modo classico. Ma tutto questo purtroppo succede solo nella prima metà, la seconda parte della serie perde mordente perché viene svelato tutto. Invece secondo me l’elemento del sospetto e del dubbio dovevano restare fino alla fine. Nella parte finale con lo svelamento di ogni cosa diventa tutto prevedibile.

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Quanto al cast, dal mio punto di vista i ruoli migliori sono stati quello di Michele Riondino e Maria Paiato che hanno portato la serie a un livello superiore, grazie anche all’ottima regia di Andrea Molaioli e Stefano Cipani, il primo già regista di film come La ragazza del lago (2007) e Il gioiellino (2011) film, come sappiamo, dalle note crime appunto.

Mi dispiace dire, invece, che i ruoli femminili a parte Paiato, sono stati piatti e prevedibili, per altro recitati peggio rispetto a quelli maschili con una certa monotonia espressiva.

Nel complesso non mi sento di sconsigliare Fedeltà, ma devo sottolineare che è stato come guardare due prodotti diversi in uno. Il finale di cui non dico nulla va però a chiudere il cerchio sulle riflessioni appena esposte in questo pezzo.