La voce di Pasolini su Nexo+ per i 100 anni dalla nascita del poeta. Recensione

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A 100 anni dalla nascita di Pier Paolo Pasolini, Nexo+ propone sulla piattaforma a partire dal 5 marzo (data di nascita del poeta) un documentario sul controverso e sorprendente intellettuale, poeta e regista dell’Italia del dopoguerra. Un lavoro che Ninetto Davoli ha definito “il più emozionante dei film su Pasolini” e su questo punto non posso che trovarmi d’accordo.

La voce di Pasolini, questo il titolo del documentario, è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma nel 2006 e ancora oggi vanta una narrazione efficace ma soprattutto originale per raccontare allo spettatore chi era Pier Paolo Pasolini e in quale contesto storico agiva.

Il documentario è diretto da Matteo Cerami e Mario Sesti e si avvale della voce fuori campo di Toni Servillo, che legge brani tratti dalle poesie, dai saggi o dalle interviste rilasciate da Pier Paolo Pasolini, seguendo una linea narrativa che riesce con grande suggestione a spiegare il pensiero di Pasolini ma soprattutto il contesto in cui questo pensiero agiva. Il tutto viene supportato da immagini di repertorio tratte dall’Istituto Luce e frammenti del film, mai realizzato, Porno-Teo-Kolossal.

Questo film è la dimostrazione che si può raccontare in soli 50 minuti un’intera vita, l’incidenza che un personaggio ha avuto sul contesto sociale e politico di un’epoca e allo stesso tempo si può fare intrattenimento.

Pasolini è stato un personaggio controverso, complesso, vero e libero nel senso più profondo del termine e per questo motivo la sua vita è stata stroncata in maniera violenta. La libertà fa paura ma fa ancora più paura scoprire, proprio attraverso le parole del poeta che la libertà a volte è finta, effimera, crediamo di averla ma è solo un’altra forma di dittatura che ci tiene legati, omologati e passivi.

Questo è il punto principale che traspare da La voce di Pasolini, un film vero, un pugno nello stomaco perché attraverso questo film si è dato corpo e voce alle parole taglienti ma vere del poeta. Proprio per questo il film, a mio avviso, non invecchierà mai perché e questo è triste a dirsi, non è cambiato poi molto dai tempi di Pasolini.

Vi erano altre forme di costrizione, schiavitù e diseguaglianze ma siamo rimasti uguali e, anzi, se è possibile su alcune cose siamo anche peggiorati. Abbiamo creduto nella libertà, nella cultura, nell’unicità e oggi ancora crediamo in queste cose ma sembra ancora difficile abbattere certi muri.
Gli ultimi eventi storici parlano chiaro e viene da chiedersi cosa avrebbe detto Pasolini di questi anni. Quale sarebbe stato il suo pensiero?

Le tre città che i protagonisti di Porno-Teo-Kolossal attraversano durante un viaggio all’inseguimento di una stella cometa, come novelli Re Magi, sono Sodoma (Roma utopica, ispirata alla Roma degli anni Cinquanta), Gomorra (Milano utopica, ispirata alla Milano degli anni Settanta) e Numanzia (Parigi utopica nella quale un socialismo democratico e libertario è pienamente realizzato, ma che soccombe all’assedio di un esercito neonazista, tanto che i suoi abitanti decidono, attraverso un referendum, di suicidarsi in massa).

I protagonisti di Porno-Teo-Kolossal dovevano essere nell’idea di Pasolini, il re magio Epifanio interpretato da Eduardo De Filippo e il suo servo interpretato da Ninetto Davoli. I frammenti di questo film mai compiuto fanno da intermezzo narrativo all’interno del documentario e contribuiscono a dare corpo e profondità alle parole di Pier Paolo Pasolini.

In questo ultimo periodo si sono celebrati i 100 anni dalla nascita del poeta, film come La voce di Pasolini e altri contributi relativi al suo pensiero e alle sue opere in memoria di quanto di buono ha fatto, sono necessari affinché non si dimentichi la sua voce e la sua opera. I poeti come lui ci illuminano la vita, ci indicano il sentiero e dovrebbero, si spera almeno, aprirci la mente, accendere la luce nella stanza buia che abitiamo e in cui non sappiamo di essere prigionieri.

Questo faranno i poeti e questo faranno sempre, il nostro compito è solo metterci comodi e ascoltare la storia lasciando che questa provi a mettere ordine nel caos della vita.