Stars at Noon di Claire Denis, amore e intrighi al Festival di Cannes. Recensione

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Stars at Noon di Claire Denis è in competizione nella selezione ufficiale della 75a edizione del Festival di Cannes e racconta una storia d’amore e passione in Nicaragua muovendosi fra il romantico e il thriller.

Una giornalista americana (Margaret Qualley) rimane bloccata nel Nicaragua senza soldi né passaporto e tra amanti di passaggio e tentativi di trovare la storia perfetta da raccontare incontra un misterioso uomo inglese tanto affascinante quanto enigmatico (Joe Alwyn) di cui si innamora e con il quale vive un’intensa passione. Lui potrebbe essere la sua via di fuga, ma ben presto scoprirà che il misterioso uomo ha forse problemi ben più pericolosi dei suoi.

Claire Denis ha adattato il romanzo omonimo di Denis Johnson, sceneggiato per il cinema da Léa Mysius con l’interpretazione di Margaret Qualley, la talentuosa e bellissima figlia di Andy MacDowell, che abbiamo già ammirato in C’era una volta a Hollywood di Quentin Tarantino e che per quanto mi riguarda si conferma un’attrice di talento anche se mi piacerebbe vederla in un ruolo che metta davvero in risalto le sue capacità e che non la mostri sempre come la bella di turno, anche se bisogna dirlo, la bellezza di Margaret Qualley è da lasciare senza parole. Ma questo non basta e lo sappiamo.

Claire Denis aveva debuttato a Cannes nel 1988 con Chocolat. Nel caso di Stars at noon Denis ha adattato il romanzo spostandolo ai giorni nostri dal Nicaragua sandinista del 1984 raccontato dall’autore del romanzo, quando questo fu pubblicato.

Le dinamiche rimangono le stesse e il risultato è un film sensuale, lento perché si prende tutto il tempo di raccontare la passione dei protagonisti tanto che le scende d’amore sono in percentuale maggiore rispetto a quelle d’azione, anzi a volte l’azione non sembra esserci affatto pur trattandosi di fatto di un thriller che sfocia nella spy story in alcuni momenti.

Il film a volte sembra non procedere davvero avanti nella storia e se i protagonisti non fossero giovani e belli e non facessero continuamente l’amore cosa resterebbe?
Non ho dubbi sul fatto che il romanzo sia appassionate e che una storia di passione in cui è presente tanto sesso, diciamocelo, vende bene, ma se poi i personaggi restano in superficie e di fatto nell’azione manca mordente.

Anche Il tè nel deserto del mitologico Bernardo Bertolucci è un film contemplativo e di passione ma c’è tanta materia, tanto spessore e ogni frase pronunciata dai protagonisti è ricca di senso, al punto da aprire strade verso nuovi mondi e nuove storie.

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La mia Africa di Sydney Pollack? Che dire, tanti dialoghi, contemplazione, amore per la terra straniera e selvaggia tutta da scoprire ma tanto pregno di senso da restare anche questo sotto pelle. Insomma due esempi di film che non hanno snaturato il libro di partenza ma che soprattutto ne hanno esteso i possibili significati.

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Stars at noon non decolla, è romance ma non va davvero a fondo nel romance, è thriller ma non va davvero a fondo nel thriller, le intenzioni sono buone ma il film a mio avviso non è riuscito.