Athena a Venezia 79 una tragedia greca contemporanea tra ideali e ragioni di famiglia. Recensione

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Athena di Romani Gavras è in concorso nella selezione ufficiale della 79° Mostra del Cinema di Venezia, un action movie coinvolgente che non concede un momento di respiro per una lotta fra ideali diversi e con due fratelli armati l’uno contro l’altro.

La storia si muove in contesto urbano contemporaneo ma ha tutto il respiro della tragedia greca traslata in un mondo diverso ma con gli stessi temi: la guerra, le questioni politiche, i drammi familiari e la morte, ancora una volta motore della storia.

Siamo ad Athena, appunto, in un quartiere di Parigi e da poco c’è stato l’assassinio di un bambino, di origine algerina Idir ed è stato diffuso il video che vede la sua esecuzione, dal quale sembra che i responsabili siano alcuni agenti della polizia.

Proprio come avverrebbe in una tragedia greca questo evento scatena una guerra civile senza precedenti, la caccia agli assassini che vede innanzitutto civili e polizia scendere in campo gli uni contro gli altri, ma all’interno di queste due parti in contrasto ci sono ulteriori faide, lo scontro tra due fratelli è uno di questi.

Karim, fratello maggiore di Idir è colui che guida la rivolta ed è uno dei quattro fratelli di questa storia, gli altri due sono il primogenito Moktar che fa lo spacciatore e sembra occuparsi solo dei suoi affari che svolge proprio ad Athena e infine Abdel che rispetto agli altri fa il militare ed è quindi più vicino alla fazione avversa, la polizia e la sua collaborazione può essere utile affinché tutto si risolva senza troppi spargimenti di sangue.  

Abdel è tra tutti colui che lotta per appianare le tensioni mentre Karim è il più combattivo dei fratelli, vuol prendersi giustizia e libertà con le sue mani e niente e nessuno lo fermeranno, neppure i suoi fratelli.

Athena è l’action movie di cui avevamo bisogno a Venezia 79, un film che inizia con un serrato piano sequenza che ci butta subito nella situazione, entriamo all’interno dell’azione e questo anche grazie alla regia sporca, con una macchina da presa che insegue i personaggi come se fosse una persona, un altro personaggio, muto e invisibile, che segue e spia l’azione.

In questo film non esistono momenti di pausa oppure di calo della tensione, restiamo con i personaggi tutto il tempo, con il fiato sospeso, non li lasciamo mai e a ogni molotov o sparo, per ogni corpo a corpo con la polizia sentiamo con loro la paura che da un momento all’altro tutto possa finire in tragedia.

Ma attenzione, se da una parte il regista racconta molte cose di questi fratelli e, dunque, di loro e del loro mondo sappiamo tante cose, dall’altro lato la polizia non è un monolite senza vita, un androide senza sentimenti, una macchina da guerra fine a se stessa.

Già attraverso la figura di Abdel che non fa parte del tutto né del proprio mondo di appartenenza né di quello militare abbiamo una figura tridimensionale, umana, un novello Ettore che cerca di agire per il bene e di mediare e proprio come il troiano egli non cerca vendetta a tutti costi, non cerca guerra e riesce a essere mediano, anche se mantenere questa sua umanità sarà molto difficile.

C’è poi la figura del giovane poliziotto, padre di famiglia, che mentre impugna manganello e scudo e si cala il casco di protezione pronto ad entrare in azione, ha lo sguardo terrorizzato e la paura di non tornare a casa dalla sua famiglia è tanta. Sarà proprio lui a essere preso in ostaggio quando le carte si mescoleranno ancora e tutto sembrerà perduto, per entrambe le parti.

I temi di questo film sono davvero tanti così come tanto è il dolore che si racconta attraverso il dramma di due fratelli che si trovano a combattere uno contro l’altro. Il cuore, l’amore e i legami di sangue vengono schiacciati, oscurati e soffocati continuamente e i due protagonisti si trovano costantemente al centro di un dilemma: scegliere le ragioni di famiglia o quelle degli ideali?