All the Beauty and the Bloodshed vince il Leone d’Oro di Venezia 79 

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Il documentario diretto da Laura Poitras si guadagna il premio più ambito della Mostra del Cinema con un film dai contenuti forti che racconta un’epoca, come un instant movie, esplorando la vita e la carriera della fotografa americana Nan Goldin.

In particolare la regista si sofferma sulla lotta della fotografa contro la famiglia Sackler, proprietari della società farmaceutica Purdue Pharma che fu ritenuta responsabile dell’epidemia di oppioidi negli Stati Uniti.

 Il film segue due storie parallele ripercorrendo materiali inediti, filmati d’epoca e interviste e fotografie. Si parte come si è detto dal percorso di vita e professionale della fotografa, Nan Goldin.

Veniamo accompagnati, senza troppa delicatezza di montaggio e regia, ma con brutalità, in modo diretto, nella turbolenta adolescenza della protagonista, segnata questa da un evento infausto che ne determinerà gli anni a venire, la perdita della sorella adolescente.

Passiamo poi velocemente all’ingresso della protagonista nella cultura underground di Boston e Manhattan, caratterizzata da sesso, droghe, uno smodato stile di vita e tante sregolatezze che possiamo vedere nelle foto della famiglia di amici in The Ballad of Sexual Dependency.

Goldin era una militante e attivista politica, fece una mostra sull’AIDS del 1989 ed ebbe un ruolo determinante con la caduta della famiglia Sackler, proprietaria di Purdue Pharma, produttrice di OxyContin, una battaglia iniziata nel 2017 per il riconoscimento delle responsabilità nell’epidemia di oppioidi iniziata negli Stati Uniti alla fine degli anni Novanta, in cui morirono migliaia di persone per overdose da farmaco.

Il motivo di questa guerra contro i Sackler, che si arricchirono grazie alla dipendenza provocata dal loro farmaco, la stessa Goldin fu dipendente dell’OxyContin dal 2014 al 2016, che le era servito come antidolorifico per un decorso post operatorio.

Vediamo Nan Goldin fondare il PAIN (Prescription Addiction Intervention Now) nel 2017, e con questo movimento la fotografa, con grande forza e coraggio organizzò tante proteste pubbliche per indurre le istituzioni coinvolte tra le quali spiccavano il Metropolitan Museum of Art, il Guggenheim, la National Gallery di Londra, il Louvre, allo scopo di rifiutare i finanziamenti della famiglia Sackler che in società erano dei veri e propri mecenati.

Una testimonianza di Nan Goldin al riguardo, riportata nel documentario dice: “Hanno lavato i loro soldi di sangue attraverso le sale dei musei e delle università di tutto il mondo. Chiediamo che i Sackler e la Purdue Pharma usino la loro fortuna per finanziare il trattamento delle dipendenze e l’istruzione.”

Nan Goldin, una donna libera

All the Beauty and the Bloodshed è anche un film sulla libertà e sull’indipendenza di una donna che come tutte le donne libere di questo mondo era anche scomoda, perfino per la sua famiglia. Nan Goldin infatti aveva un atteggiamento anticonformista e una vita sessuale libera e per questo motivo fu rinchiusa più volte in un ospedale psichiatrico.

Il titolo del film si riferisce per altro a un rapporto psichiatrico che fu scoperto dalla stessa Goldin diversi anni dopo la scomparsa di sua sorella Barbara, morta suicida nel 1968, quando Nan aveva solo undici anni. Proprio i questo rapporto psichiatrico vi era la frase: “vede il futuro, tutta la bellezza e lo spargimento di sangue”.

In una ideale sceneggiatura per un film la morte della sorella si considera tecnicamente evento scatenante e di fatto è il motore della storia. Dalla scomparsa dell’amata Barbara, Nan Goldin, a tredici anni decise di scappare di casa, un gesto questo molto simbolico.

Andare via di casa significava spezzare le catene che la legavano alle convenzioni borghesi e all’istituzione della famiglia, intesa in termini tradizionali e già allora obsoleti.

Nan Goldin ha riscritto le regole della sua vita decidendo di vivere come voleva, nella libertà delle sue scelte. Il documentario è anche questo, un inno alla libertà che parte dalla morte, intesa in questo caso come una trasformazione, l’avvio di un cambiamento.