Il film Netflix da vedere immediatamente, mai visto nulla di simile | È spietato, doloroso e originale

Il film Netflix da vedere
Il film Netflix da vedere

Due estranei è il corto premiato agli Oscar che racconta la divisione razziale americana come mai era stato fatto prima d’ora.

Gli Stati Uniti d’America sono considerati da tante persone il Paese ideale, dove poter realizzare i propri desideri e vivere il sogno americano. È il Paese dei grandi miti hollywoodiani, dei supereroi e delle luminosissime metropoli. Ma, come tutti sanno, l’America è circondata da grandi angoli bui che spaccano la nazione a metà – e l’intero Paese si fonda su queste realtà tossiche.

Uno dei problemi dell’America, uno dei più grandi e dei più duraturi, è il razzismo. Più degli altri questo Paese nasce da una collisione di popoli diversi con origini diverse, un miscuglio di culture dove però a dominare ce n’è una sola, quella bianca. Gli altri, per secoli ridotti a schiavi o emarginati, non hanno mai colmato il gap che li separa dalla cima della piramide.

Due estranei è un cortometraggio del 2020 diretto da Travon Free (anche sceneggiatore) e Martin Desmond Roe. Quest’opera ha vinto l’Oscar al miglior cortometraggio nel 2021, riportando ancora una volta al centro del dibattito sociale la spietata divisione razziale americana.

La premessa di Due estranei è molto semplice: Carter (Joey Bada$$), grafico afroamericano, deve tornare a casa dal suo cane dopo aver passato la notte a casa di Perri (Zaria). I suoi tentativi di rincasare saranno però ostacolati di continuo dall’agente Merk (Andrew Howard), imprigionando Carter in un loop temporale dove ogni suoi fallimento lo riporta all’inizio di quella terribile giornata.

Due estranei: l’inevitabile ciclo di violenza

L’idea di base arriva allo spettatore chiaramente e fin dai primi minuti del corto: il continuo ripetersi della terribile mattinata è la testimonianza dell’inevitabile ciclo di violenza che si riafferma fra polizia e afroamericani in eterno. Carter non ha modo di liberarsene, né ne ha l’agente Merk stesso o chiunque altro.

Questa prigionia temporale continuerà a tormentare Carter per ben 99 cicli, tutti con lo stesso epigolo: Carter viene ucciso da Merk. Al centesimo tentativo il ragazzo cercherà un altro approccio, quello del dialogo, a cui assisteremo per gran parte del secondo atto e che ci porterà a una delle scene più agghiaccianti di questo cortometraggio.

Due estranei

Il fallimento del dialogo e l’ombra dello scontro

Sarà Perri a proporre, inconsapevolmente, che Carter debba cercare di aprire un dialogo con i suoi nemici. Qui verrà inserito un elemento cruciale, che non vedremo mai su schermo ma di cui continueremo a sentire la presenza: Perri dice di avere una pistola in casa, ma Carter non vuole usarla.

Purtroppo anche il dialogo sarà un fallimento, e Merk rivelerà di essere anch’egli parte di quel loop di violenza e odio che nasce dalle sue convinzioni razziste. Carter muore per la centesima volta e questo distrugge tutte le sue speranze di riuscire a costruire un ponte fra di lui e il poliziotto.

Alla fine del corto, Carter dice che lui tornerà a casa dal suo cane a qualsiasi costo, facendo immagine allo spettatore che prima o poi dovrà rifugiarsi anch’egli nella violenza ed usare la pistola menzionata da Perri.

Due estranei

Ricorda i loro nomi

Il corto cita la morte di Floyd e Garner durante il primo ciclo di Carter-Merk – con la morte del primo per soffocamento – e la morte di Taylor durante l’irruzione, errata, in casa di Perri. Ogni volta la scena è agghiacciante, e la regia si sofferma a lungo sul volto rabbioso di Merk per sottolineare il suo cieco odio.

Il corto si chiude infine con una carrellata di nomi di persone afroamericane che sono state ingiustamente vittime della violenza della polizia americana. Alcuni di questi nomi erano già apparsi sotto forma di graffiti durante il corto: George Floyd, Breonna Taylor, Eric Garner, Tamir Rice, Michael Brown e Freddie Gray sono solo alcune delle suddette vittime che Due estranei vuole ricordare e che, come Carter, sono rimaste prigioniere per sempre nel ciclo di violenza del razzismo.