Gen Z arriva al Teatro Leonardo | Il monologo sulla nuova generazione: cosa pensano davvero i ragazzi
Il 17 aprile 2026 al MTM Teatro Leonardo debutta Gen Z, lo spettacolo prodotto da Zelig Lab e scritto e diretto da Alessandra Scotti. Sul palco Francesco Di Tullio, giovane talento noto anche per la serie Mare fuori, che porta in scena un monologo intenso e contemporaneo dedicato alla sua generazione.
Lo spettacolo si presenta come un viaggio nell’adolescenza di oggi, raccontata dall’interno, senza filtri e senza giudizi. Attraverso una narrazione diretta e personale, il protagonista prova a dare voce a un mondo spesso osservato dagli adulti ma raramente compreso fino in fondo.
Un racconto autentico tra crescita e identità
Al centro della scena c’è un ragazzo di diciotto anni, che potrebbe essere chiunque: un figlio, un fratello, un nipote. Una figura in cui è facile riconoscersi o riconoscere qualcuno vicino. Il monologo segue il suo percorso tra scoperte, insicurezze e contraddizioni, restituendo il ritratto di una generazione sospesa tra il desiderio di libertà e il bisogno di appartenenza.
Il protagonista si confronta con temi quotidiani come la scuola, il rapporto con gli adulti e il valore delle amicizie. Racconta il sogno di diventare attore, l’impegno per costruire un futuro diverso e allo stesso tempo il bisogno di vivere il presente, tra momenti di leggerezza e riflessioni più profonde.
Il linguaggio è diretto, contemporaneo, fatto anche di espressioni tipiche della sua età, ma capace di alternare ironia e introspezione. Un equilibrio che permette allo spettacolo di essere accessibile e allo stesso tempo significativo.
Uno spettacolo che parla anche agli adulti
Gen Z non si limita a raccontare i giovani, ma si rivolge anche a chi giovane non lo è più. Il monologo invita a riflettere su quanto gli adulti conoscano davvero le nuove generazioni e su quanto spesso siano portati a giudicarle con superficialità.
Il confronto tra generazioni emerge come uno dei temi centrali dello spettacolo, mostrando una distanza che non è solo anagrafica ma anche culturale ed emotiva. Eppure, proprio in questa distanza si nasconde la possibilità di un dialogo più autentico.
Con uno stile leggero ma mai banale, lo spettacolo alterna momenti divertenti a passaggi più intensi, costruendo un racconto che parla di crescita, responsabilità e cambiamento. Il risultato è un’esperienza teatrale che riesce a coinvolgere e a far riflettere, mantenendo sempre uno sguardo sincero sulla realtà di oggi.
Un monologo che racconta cosa significa avere diciotto anni nel presente, ma che, allo stesso tempo, mette in discussione anche il modo in cui guardiamo i ragazzi e le loro scelte.
