Peter Jackson rompe il muro sull’AI, le parole a Cannes spiazzano Hollywood | Difende anche Gollum
Tra gli ospiti più celebrati del Festival di Cannes 2026 c’è stato senza dubbio Peter Jackson, protagonista di una delle masterclass più seguite dell’intera manifestazione. Il regista neozelandese, premiato con la Palma d’Oro onoraria, ha parlato del futuro del cinema, della Terra di Mezzo, del sequel di Tintin e soprattutto di un tema che continua a dividere profondamente Hollywood: l’intelligenza artificiale.
Le dichiarazioni del filmmaker hanno immediatamente acceso il dibattito perché, a differenza di molti colleghi, Jackson ha scelto una posizione decisamente meno allarmistica nei confronti dell’AI applicata al cinema. «Non mi dispiace affatto», ha dichiarato durante l’incontro con il pubblico, spiegando di considerare questa tecnologia una semplice evoluzione degli effetti speciali già utilizzati da decenni nelle grandi produzioni.
Secondo il regista de Il Signore degli Anelli, infatti, l’intelligenza artificiale non dovrebbe essere vista automaticamente come una minaccia per il cinema o per gli attori. Per Jackson il vero problema nasce esclusivamente quando vengono utilizzate senza consenso le sembianze o la voce di una persona.
«Per me è semplicemente un effetto speciale. Non è diverso dagli altri effetti speciali», ha spiegato il regista. «Se si crea un duplicato AI di qualcuno e i diritti sono stati concessi legalmente, non vedo il problema. Il problema è quando l’immagine delle persone viene rubata».
Le sue parole arrivano in un momento particolarmente delicato per Hollywood, dove il tema dell’intelligenza artificiale continua a creare forti tensioni tra studios, attori, sceneggiatori e registi, soprattutto dopo gli scioperi degli ultimi anni legati proprio alla tutela del lavoro creativo.
Peter Jackson difende Andy Serkis e il lavoro dietro Gollum
Durante la masterclass, Jackson ha collegato il tema dell’AI direttamente al mondo della motion capture, tornando a parlare dell’iconico personaggio di Gollum e del lavoro svolto da Andy Serkis nella trilogia fantasy.
Il regista ha spiegato come il dibattito contemporaneo rischi spesso di sminuire il contributo reale degli attori che lavorano attraverso tecnologie digitali, nonostante le loro interpretazioni restino completamente umane.
«Non credo che oggi un personaggio come Gollum avrebbe speranze di vincere premi», ha dichiarato Jackson. «Ed è ingiusto, perché quella di Andy Serkis non era una performance generata dall’intelligenza artificiale. Era una performance umana al 100%».
Il filmmaker ha anche ricordato un dettaglio molto interessante sulla lavorazione originale della trilogia. Inizialmente, infatti, Gollum avrebbe dovuto essere un personaggio interamente animato, con Serkis coinvolto solamente nel doppiaggio.
La situazione cambiò però direttamente sul set in Nuova Zelanda, quando Jackson si rese conto dell’impatto che la presenza fisica dell’attore aveva sugli altri interpreti, in particolare su Elijah Wood e Sean Astin. Fu proprio quel momento a convincere la produzione a utilizzare la motion capture per catturare anche la performance corporea di Serkis.

La Terra di Mezzo, Tintin e il nuovo film su Gollum
Nel corso dell’incontro a Cannes, Jackson ha parlato anche del futuro della Terra di Mezzo e del nuovo film Il Signore degli Anelli: La Caccia a Gollum, in arrivo nelle sale il 17 dicembre 2027.
Il regista ha spiegato di aver scelto personalmente di non dirigere il progetto perché sentiva di aver già raccontato quel mondo abbastanza a lungo. Secondo Jackson, affidare il film proprio ad Andy Serkis rappresentava la scelta più giusta possibile.
«Avrei potuto dirigerlo io, ma ho pensato: l’ho già fatto», ha raccontato. «È una storia molto personale, legata alla psicologia e alla dipendenza di Gollum. Andy conosce questo personaggio meglio di chiunque altro».
Jackson resterà comunque coinvolto come produttore, ma ha chiarito di voler lasciare massima libertà creativa a Serkis senza interferire nella lavorazione.
Durante la masterclass è arrivato anche un aggiornamento che i fan aspettavano da anni: il sequel di Tintin è ancora vivo. Jackson ha confermato di stare lavorando personalmente alla sceneggiatura insieme a Fran Walsh, ricordando l’accordo originale con Steven Spielberg, che prevedeva Spielberg alla regia del primo film e lui dietro la macchina da presa del secondo.
Il regista ha infine ricordato anche quanto fosse considerato rischioso realizzare la trilogia de Il Signore degli Anelli all’inizio degli anni Duemila. Secondo Jackson, fu proprio il Festival di Cannes 2001 a cambiare completamente il destino del progetto, dopo la proiezione dei primi venti minuti de La Compagnia dell’Anello.
«Era considerato un enorme azzardo», ha raccontato. «Cannes cambiò completamente la percezione del film». Un ricordo che oggi assume ancora più peso, mentre il regista torna sulla Croisette da leggenda del cinema fantasy e protagonista di uno dei dibattiti più accesi dell’industria moderna.
