Quelques mots d’amour emoziona Cannes, il dramma familiare conquista con delicatezza | La ferita che non smette mai di fare male
Quelques mots d’amour, presentato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2026, è uno di quei film piccoli nelle dimensioni ma profondi nell’impatto emotivo.
Diretto da Rudi Rosenberg, il dramma affronta il tema dell’abbandono familiare con estrema delicatezza, seguendo il percorso doloroso di una ragazza cresciuta senza il padre e incapace di accettarne davvero l’assenza.
Il film si apre con una scena che definisce immediatamente il tono dell’intera storia. La piccola Abi, accompagnata dalla madre Erica, interpretata da Hafsia Herzi, raggiunge l’appartamento dell’uomo che dovrebbe essere suo padre.
Le due vengono respinte alla porta, ma prima di andarsene Erica riesce a intravedere l’uomo dietro una tenda. È vivo, è lì, ma sceglie volontariamente di non farsi trovare.
Da quel momento, Quelques mots d’amour costruisce il ritratto di una ferita che continua a crescere silenziosamente nel tempo.
Abi sviluppa infatti una vera ossessione nei confronti di quel padre assente. È convinta che, da qualche parte, anche lui desideri conoscerla, nonostante tutti i segnali dimostrino il contrario.
L’uomo ha ormai un’altra famiglia, un’altra vita e nessuna intenzione apparente di recuperare il rapporto con la figlia abbandonata.
Ma proprio questa mancanza diventa il centro assoluto dell’universo emotivo della protagonista, che finisce lentamente per ignorare tutto ciò che invece possiede già attorno a sé.
Un racconto intimo sull’assenza e sul bisogno di essere amati
Rosenberg sceglie una regia molto sobria, quasi invisibile, lasciando che siano soprattutto i silenzi, gli sguardi e i piccoli gesti quotidiani a raccontare il dolore dei personaggi.
Abi non vive in una situazione di abbandono totale. Ha una madre presente, anche se stanca e provata dagli anni passati a crescere i figli da sola. Ha un fratello minore affettuoso, una famiglia calorosa e persino una migliore amica che le resta accanto.
Eppure nulla sembra bastarle.
La sua attenzione resta completamente concentrata su ciò che manca, su quell’assenza trasformata ormai in un’idea fissa impossibile da abbandonare.
Erica prova inizialmente a spiegare, a proteggere la figlia e persino a convincerla ad accettare la realtà. Ma più la madre cerca di riportarla con i piedi per terra, più Abi si allontana emotivamente da lei.
Il rapporto tra le due si incrina lentamente, consumato dalla rabbia silenziosa della ragazza e dalla frustrazione di una madre che sente di non essere mai abbastanza.
Il film mostra con grande lucidità quanto il bisogno di essere riconosciuti da un genitore possa diventare totalizzante, soprattutto durante l’infanzia e l’adolescenza.
Persino l’amicizia della protagonista finisce per deteriorarsi, mentre l’unico rapporto davvero spontaneo e privo di tensioni sembra essere quello con un cane randagio accolto dalla famiglia.
Quasi tutti i personaggi del film sembrano infatti vivere in uno stato di sospensione emotiva, incapaci di entrare davvero in contatto gli uni con gli altri.

Un film delicato che cresce insieme alla sua protagonista
A metà racconto il film compie anche un salto temporale importante.
L’attrice che interpreta Abi cambia, mostrando la protagonista ormai adolescente, ma la ricerca del padre continua a occupare ogni spazio della sua vita.
Anzi, con il passare degli anni la situazione diventa ancora più complicata e dolorosa, perché Abi inizia lentamente a scontrarsi con una verità che non riesce ancora ad accettare: alcune persone scelgono davvero di andarsene.
Rosenberg evita completamente i grandi colpi di scena o il melodramma più esplicito. Quelques mots d’amour preferisce osservare con pazienza il modo in cui un’assenza possa deformare lentamente la percezione dell’amore, della famiglia e persino di sé stessi.
Il regista dimostra anche una notevole sensibilità nel dirigere i giovani interpreti, costruendo scene che sembrano vissute più che recitate.
Il titolo stesso del film assume un significato profondamente amaro. Quelle “parole d’amore” che Abi cerca disperatamente non arrivano mai dal padre, ma nemmeno dalla madre, ormai protetta da una corazza costruita in anni di sacrifici e fatica.
Eppure il film suggerisce continuamente che l’amore che Abi desidera così tanto esiste già attorno a lei, anche se la ragazza non è ancora pronta a riconoscerlo.
Con grande delicatezza, Quelques mots d’amour racconta così un desiderio impossibile da cancellare con la logica o con le spiegazioni razionali.
Perché alcune mancanze non si superano davvero: si attraversano lentamente, vivendo ogni ferita fino al momento in cui smette, almeno in parte, di definire chi siamo.
