The Dog Stars delude le aspettative | Ridley Scott spreca un cast enorme in un post-apocalittico senza energia: il problema è più profondo

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Un budget da 110 milioni di dollari, Jacob Elordi, Josh Brolin, Margaret Qualley e Ridley Scott alla regia: sulla carta c’era tutto, ma The Dog Stars finisce per sembrare stanco, derivativo e sorprendentemente privo di tensione.

The Dog Stars aveva tutte le caratteristiche per essere uno dei titoli più interessanti della fine dell’estate. Alla regia c’è Ridley Scott, il film adatta il romanzo pubblicato nel 2012 da Peter Heller, il budget dichiarato è di circa 110 milioni di dollari e il cast mette insieme Jacob Elordi, Josh Brolin, Guy Pearce, Margaret Qualley e Allison Janney. Eppure il risultato è molto meno affascinante della somma dei suoi elementi. Dopo lo spostamento dalla precedente finestra di marzo alla fine di agosto, il film arriva nelle sale con addosso una strana sensazione di occasione mancata e impiega poco a confermarla. Il problema non è soltanto che il genere post-apocalittico sia ormai saturo, ma che The Dog Stars sembra incapace di trovare una prospettiva davvero personale all’interno di un territorio narrativo già percorso infinite volte.

La storia è ambientata in un mondo devastato da una pandemia influenzale che ha sterminato gran parte dell’umanità e trasformato i sopravvissuti in individui sempre più sospettosi e violenti. Hig, interpretato da Jacob Elordi, vive in un remoto avamposto del Colorado insieme al cane Jasper e a Bangley, ex marine interpretato da Josh Brolin. I due collaborano per difendere il territorio e procurarsi ciò che serve per sopravvivere, ma possiedono visioni opposte sul futuro: Hig continua a credere che possa esistere qualcosa oltre la paura e l’isolamento, mentre Bangley considera l’ottimismo un lusso pericoloso. È una dinamica semplice e potenzialmente efficace, ma la sceneggiatura di Mark L Smith tende a esplicitarla con dialoghi troppo costruiti, quasi che i personaggi sentissero il bisogno di spiegare ad alta voce ciò che dovrebbe emergere naturalmente dal loro comportamento.

Un post-apocalittico che arriva quando abbiamo già visto quasi tutto

Il limite più evidente di The Dog Stars è proprio la sensazione di familiarità. Uomini sporchi e stanchi che rimpiangono il passato, avamposti da difendere, risorse da recuperare, sconosciuti dei quali non ci si può fidare e gruppi violenti pronti ad approfittare del caos: sono elementi ormai diventati quasi un linguaggio automatico del genere. Il film non riesce a trasformarli in qualcosa di nuovo e nemmeno a renderli abbastanza personali da far dimenticare i modelli precedenti. Quando Hig decide di abbandonare temporaneamente la sicurezza dell’accampamento perché convinto che possa esserci altro là fuori, incontra un padre e una figlia interpretati da Guy Pearce e Margaret Qualley. La loro comparsa dovrebbe ampliare il lato umano della storia, ma i personaggi rimangono troppo poco approfonditi perché la posta emotiva aumenti davvero.

In seguito entrano in scena i cosiddetti “reapers”, predoni sanguinari che forniscono al film la componente più apertamente action. Anche qui, però, la sensazione è quella di un materiale già consumato. Non è il fatto che l’azione arrivi tardi a rappresentare un problema: un racconto post-apocalittico lento e costruito sui personaggi potrebbe funzionare benissimo. Il punto è che The Dog Stars non offre personaggi abbastanza complessi da sostenere quella lentezza. Hig resta soprattutto l’idealista impulsivo, Bangley il veterano cinico e il personaggio affidato a Margaret Qualley viene confinato in una funzione emotiva molto elementare. La sceneggiatura lascia così un vuoto che nemmeno il cast riesce a colmare completamente.

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Ridley Scott firma un film sorprendentemente distante e senza vera tensione

Jacob Elordi affronta Hig con un’interpretazione molto trattenuta, costruita soprattutto su silenzi e sguardi, ma il personaggio gli offre poco materiale con cui lavorare. Dopo ruoli più impegnativi, qui l’attore sembra intrappolato in una scrittura che pretende introspezione senza fornire abbastanza profondità. Anche i dialoghi iniziali, utilizzati per spiegare il mondo e le sue regole, risultano spesso poco naturali e finiscono per rallentare ulteriormente un film che avrebbe avuto bisogno di maggiore tensione interna. Nel terzo atto arriva anche Allison Janney in una sequenza pensata per aumentare improvvisamente l’inquietudine, ma ciò che poteva risultare destabilizzante sulla pagina perde efficacia sullo schermo e appare troppo vicino a situazioni già viste altrove.

La sorpresa maggiore riguarda però Ridley Scott. Il regista ha costruito una carriera anche sulla capacità di rendere fisici e minacciosi gli ambienti, ma qui sembra stranamente distante dal materiale. I paesaggi, con l’Italia rurale utilizzata per rappresentare l’America, sono spesso molto suggestivi e costituiscono uno degli elementi visivamente più riusciti. Allo stesso tempo, alcuni effetti digitali risultano poco convincenti e persino certe esplosioni appaiono sorprendentemente artificiali considerando il budget. È difficile capire dove siano finiti davvero quei 110 milioni, perché il film raramente restituisce la sensazione di una produzione di tali dimensioni. The Dog Stars non è un disastro spettacolare: è qualcosa di forse più frustrante, un film che scorre senza lasciare quasi traccia. Con un regista di questo livello e un cast simile, ci si aspettava almeno un’opera capace di trovare una voce propria dentro un genere affollatissimo. Rimane invece un post-apocalittico stanco, troppo lento per essere un thriller efficace e troppo superficiale per diventare quel dramma umano che sembra disperatamente voler essere.