Fino al 2 dicembre è di scena al Teatro Piccolo Bellini di Napoli, Desidera, atto unico della durata di un’ora scritto e diretto da Simona Di Maio e Sebastiano Coticelli finalista al Inbox 2018

Desidera è uno spettacolo di teatro danza che racconta per lo più attraverso i corpi, ed è quasi privo di parole. In scena ci sono cinque ballerini/attori fra cui gli stessi autori dell’opera.
La storia è molto semplice, evocativa e suggestiva: un uomo anziano ricorda la donna amata e “desidera”, appunto, che quest’ultima ritorni. Lo vediamo quindi impegnarsi in complessi calcoli matematici che coinvolgono lo spazio e il tempo e che dovrebbero riuscire nell’obiettivo di riportare il suo amore indietro. Mentre il protagonista è impegnato in questa bizzarra attività, i suoi ricordi, alcuni felici, altri tristi, compaiono in scena nelle sembianze di due coppie, una più giovane un’altra più matura che rappresentano lui e sua moglie quando stavano insieme.

La scenografia rappresenta una stanza che, ad una prima occhiata, sembra quella di un ospedale e dal momento che il protagonista sussurra conti e cifre numeriche si è portati a pensare che si tratti della stanza di un manicomio. Si tratta invece del luogo dei ricordi, una camera che rappresenta allo stesso tempo passato, presente e futuro del protagonista. Nulla, però, esclude totalmente l’ipotesi dell’ospedale.
La trama procede secondo salti temporali e una narrazione discontinua che è volta maggiormente a dare delle suggestioni raccontando le emozioni più che le azioni stesse.
Per questo motivo è più che mai adeguata la scelta del teatro danza nell’esecuzione del testo. Le parole, come spesso capita nella vita in tali circostanze, non sono necessarie e lo spettatore può coprire i vuoti lasciati dai dialoghi immaginando quelle che potevano essere le conversazioni fra i due innamorati se la storia fosse accaduta realmente.
Il fatto che non vi siano nomi e parole rende emblematica la rappresentazione dal momento che questa potrebbe essere la storia di tutti.
Chi, infatti, non ha mai desiderato fermare il tempo, tornare indietro e recuperare così le persone perdute?

Tornando al discorso dei vuoti occorre sottolineare che quella di Desidera è appunto una storia che racconta i vuoti, quelli che ciascuno di noi ha dentro di sé e cerca di colmare come meglio può. Desidera è una parola che deriva dal latino: De – Sidera dove quest’ultima significa stelle, preceduta però da quel “de” privativo che sta a indicare una mancanza.
Nell’accezione del termine, “desidera” è la parola che indica la tensione verso qualcosa, il desiderio appunto e dunque la volontà di arrivare alle stelle.

Con tali premesse, il dinamismo delle coreografie e la dolcezza della storia lo spettacolo di Di Maio e Coticelli ci culla per un’ora come se ci stesse raccontando una fiaba, ed è piacevole lasciarsi cullare in una sala come quella del Piccolo Bellini di Napoli dove, a quanto pare, la platea è spesso più disciplinata ed educata alla fruizione di un’opera d’arte rispetto ai così detti “teatri ufficiali”.

Articolo precedente1984, la recensione della pièce di Matthew Lenton tratta da George Orwell
Articolo successivoLa mostra Maverick inaugura la galleria Specchio41 a Brescia
Sara Formisano
Cinefila convinta e amante della letteratura da sempre. Di fronte a un foglio bianco la prima cosa che le viene in mente è: scrivere! Figlia della regola aristotelica per cui possiamo mettere ordine nel caos della vita solo attraverso una storia, con un inizio un mezzo e una fine. Accanita consumatrice di storie, le legge, le vede e le scrive. La sua citazione preferita, quella che un po' la descrive è: "L'unico modo per resistere alle tentazioni è cedervi". Laureata in Cinema, con una specializzazione in Scienze dello Spettacolo e della Produzione Multimediale, ha conseguito un Master in Cinema e Televisione con un focus in Sceneggiatura. Ha fatto script concept per Teatri Uniti e lo scouting dei film per Imago Company. Da sempre appassionata di letteratura, esprime quello che ha dentro con la scrittura. Ha spesso rubato da quello che vedeva tutti i giorni in treno mentre andava al lavoro oppure dalle esperienze delle amiche. Il suo desiderio più grande è pubblicare il suo primo romanzo.