Una delle sfide più allettanti del ventunesimo secolo è quella di mettersi lavorativamente in proprio, con il professionista desideroso di mettersi in gioco in prima persona e valorizzare sul mercato il proprio know-how.
Chi opera questa scelta deve necessariamente ponderare con attenzione i pro e i contro che ne conseguono, agendo con cautela e facendo affidamento su professionisti, in grado di guidare e supportare il neo-lavoratore autonomo nell’iter di realizzazione dell’attività, valutando e esaminando con attenzione non solo i vantaggi ma anche tutti i fattori di rischio che la libera professione fisiologicamente comporta.

Fatte le dovute valutazioni, chi decide di lanciarsi come libero professionista si ritrova a dover affrontare nuove sfide e oneri fiscali, differenti in base alla tipologia di attività intrapresa; uno di questi è sicuramente l’onere dell’emissione (o meno) della ritenuta d’acconto, cioè una trattenuta IRPEF sulle somme di denaro percepite dai clienti titolari di partita Iva.
È bene comprendere da subito come l’onere della ritenuta d’acconto si presenta in base a diversi elementi di natura professionale e previdenziale. È importante quindi approfondire l’argomento e rapportare il tutto alla propria situazione professionale: la guida realizzata da Fatture in cloud, costituisce in questo senso un ottimo vademecum che aiuta a prendere consapevolezza circa le modalità di emissione e calcolo della ritenuta d’acconto.
Presa consapevolezza degli oneri burocratici e fiscali, il primo passo operativo da seguire per il libero professionista è creare un business plan per valutare quali servizi offrire, in che modalità acquisire clienti, confrontare e soppesare i costi, valutare la mole di ricavi minima per raggiungere il punto di pareggio tra entrate e uscite.
Se correttamente impostato, il business plan costituisce un punto di partenza strategico per evitare di prendere decisioni avventate e/o potenzialmente fallimentari.
I vantaggi del mettersi in proprio sono notevolmente attrattivi, spicca in primis la flessibile gestione del proprio tempo, la possibilità di portare avanti un progetto autonomamente senza limiti imposti dall’alto e stabilendo un proprio tariffario, la soddisfazione che accompagna il processo di costruzione di un’impresa personale.

Mettersi in proprio significa avere una vita attiva e variegata, senza la monotonia e la ripetitività tipica di molti lavori impiegatizi, permettendo al professionista di lavorare su progetti sempre nuovi e diversi tra loro.
Ai pro si accompagnano però anche i contro, tra i quali l’incertezza delle entrate, poiché un lavoratore indipendente non ha la sicurezza di uno stipendio fisso a fine mese, ma si trova a dover far fronte a una possibile alternanza tra mesi carichi di lavoro e periodi abbastanza fiacchi.