In concorso nella sezione Venezia 76 Martin Eden di Pietro Marcello. Un altro film tratto da un romanzo, questa volta l’autore è Jack London ma la storia, Marcello la sposta a Napoli e dà a Martin il volto di Luca Marinelli.

La storia è quella di un giovane marinaio con appena la licenza elementare che sogna di fare lo scrittore, di elevarsi socialmente, di imparare a parlare bene e scrivere. La scintilla dell’ambizione che era già presente in lui divampa grazie all’incontro con Elena, giovane e bella ragazza alto borghese di origine francese. Martin si innamora di lei e vorrebbe sposarla ma naturalmente i genitori della ragazza non approvano.

In questa storia genuina e vera c’è tutto: ambizione, il viaggio dell’eroe, passione, patria, ricchezza, povertà e lotta di classe.
Il tempo storico è quello di un inizio novecento indefinito che non si riesce a incasellare del tutto in un decennio in particolare. Ora sembra di essere all’alba dell’secolo, ora negli anni cinquanta con la televisione nelle case, ora negli anni quaranta allo scoppio della guerra. I tempi quindi sono mischiati, non seguono una linearità cronologica ma questo non stona nel viaggio onirico che Marcello e Marinelli ci fanno fare.

Dopo aver magistralmente interpretato il dialetto genovese per il ruolo di Fabrizio De Andrè, Luca Marinelli ci ha regalato un napoletano perfetto che a sentirlo non sembra finto. Sembra anzi che l’attore sia sempre stato napoletano, come se ce lo avesse nel sangue. Così come sembrava davvero toscano quando interpretò il portiere di notte in Tutti i santi giorni di Paolo Virzì.
L’attore romano è tra i migliori che abbiamo in italia perché sa mettersi al servizio della storia e dei suoi personaggi.

Martin Eden si scontra con la realtà che lo circonda, cerca di abbattere le barriere che lo vogliono ultimo tra gli ultimi, che lo limitano. La scelta di non definire con precisione il tempo aiuta a collocare il personaggio di Eden nell’universale. Eden sono tutte quelle persone che cercano di emanciparsi da condizioni che non amano e che non li rappresentano. Sono tutti coloro che vogliono scrivere e vivere di questo ma la società gli impone di essere utili e lasciar perdere le velleità artistiche.
Martin Eden è il self made man, colui che si fa da solo, che risponde al rifiuto della società con la forza dell’autonomia.

Con Martin Eden si sogna e si sogna nel Novecento, si spera insieme al protagonista di arrivare al riscatto. Ma si guarda anche alla durezza di quegli anni e alle difficoltà di molti.
Il film contiene inserti di immagini di repertorio che mostrano la Napoli di un tempo, una Napoli vista da molto vicino, nei dettagli.

Il cast del film sostiene l’ottima interpretazione di Marinelli con la presenza di grandi interpreti, per esempio Carlo Cecchie e Aniello Arena. Fra i coprotagonisti del film c’è anche Vincenzo Nemolato presente al lido anche con 5 è il numero perfetto di Igort. Nemolato interpreta un caro amico di Eden, conferma la bravura dimostrata fin dalle sue origini professionali con La Kriptonite nella borsa, film che gli ha aperto le porte del cinema. Nemolato ha sempre lavorato in teatro e questo si vede anche sul grande schermo.

A conclusione della visione il film lascia un piacevole senso di soddisfazione, di appagamento per quanto appena visto e rispetta il libro di origine sia pure con delle modifiche. Fa venir voglia di tornare sul libro o leggerlo per la prima volta.