Il Teatro Bellini di Napoli, dopo la chiusura necessaria dovuta agli eventi drammatici che hanno riguardato il Coronavirus, riparte con il “Piano Be”, una stagione che va da ottobre a dicembre 2020.
“Il processo che ci ha spinto ad immaginare una ripartenza è stato molto complesso” ha detto Gabriele Russo, co direttore artistico del Bellini, “abbiamo prima accettato e vissuto l’impotenza generata dal Coronavirus, ora lottiamo contro un altro virus che potrebbe rivelarsi altrettanto letale, l’immobilismo”.

La necessità è quella di restare ancorati al presente poiché tutto intorno potrebbe cambiare di nuovo e da un momento all’altro. È una condizione nuova e completamente in antitesi con lo stile di vita cui eravamo abituati.
Se da un lato la pandemia ha messo a nudo la fragilità del nostro paese e in particolare quella di alcuni settori nevralgici per lo sviluppo e la crescita della nostra società oltre che più in generale della nostra stessa vita, dall’altro ci ha consentito di rallentare i ritmi vertiginosi e la chiamata all’iper produttività cui eravamo costantemente sottoposti. Questo può essere un aspetto positivo da indagare e cristallizzare nella nostra abitudini di vita a patto che non si traduca in un “vivere alla giornata; che viceversa ci proietti con maggiore consapevolezza a guardare verso un orizzonte temporale molto più ampio di prima.

©NadaZgank

Nell’ottica di questa premessa il Bellini propone il suo Piano Be (a cui volutamente non segue il dubitativo “or not to BE”) che si pone queste domande fondamentali come premessa del lavoro che li aspetta, immaginando di guardare questo periodo dal futuro: cos’hanno fatto gli artisti, le maestranze, il pubblico, il teatro tutto per rispondere alla distanza sociale richiesta dalle misure sanitarie? Come si è riorganizzata la comunità teatrale, i suoi artisti, le sue maestranze, i suoi lavoratori?
Come hanno risposto i teatri alla riduzione della capienza di sale grandi e piccole? Cosa (non) è accaduto in scena in quei giorni ed in quel contesto? Cosa è rimasto di quel momento e di quella proposta? Sarà riuscito lo stato a costruire per lo spettacolo dal vivo un sistema più solido e rispondente alla sua natura, alle sue peculiarità?

ph. Dalila Romeo

Alla base, dunque, vi è una riflessione sulla funzione stessa del teatro come elemento fondamentale della società, che agisce in essa e dalla stessa prende vita.
Annullando quanto già precedentemente programmato il Bellini è andato a cercare una soluzione nel recente passato, guardando a quelle esperienze che avevano rappresentato momenti importanti del suo percorso ma ancora vive e ricche di ulteriori potenzialità, ad esempio l’esperienza del Glob(e)al Shakespeare del 2017 che ha costituito lo spunto di partenza su cui si fonda questo nuovo e più articolato progetto.
Il Piano Be quindi non sarà una proposta ridotta di quel che sarebbe dovuto Essere e non È. Il pubblico sarà chiamato a partecipare a un’esperienza complessiva fatta di
spettacoli e artisti fra i più innovativi della scena contemporanea, che si alterneranno nello stesso spazio scenico per nove settimane; si proporrà di partecipare a un processo creativo in cui tutto diventi drammaturgia: la reimpostazione dello spazio, l’articolazione degli orari, il tipo di spettacoli scelti, il modo in cui saranno vissute e raccontate le restrizioni sanitarie traendo vantaggio dal naturale distanziamento garantito dai palchetti e dalla nuova disposizione della platea. Si attiverà un processo di cocreazione di un nuovo testo con il pubblico e gli artisti a partire da Le cinque rose di Jennifer di Ruccello.

Le cinque rose di Jennifer. Ph Mario Spada

Il Bellini ha scelto di non accontentarsi di una teatralità ristretta e contingentata, viceversa, pur nel rispetto di tutte le misure di sicurezza ha scelto di moltiplicarla, ampliarla, ricrearla, modificarla, contaminarla ancora e di più con la
vita. L’obiettivo è quello di comunicare al pubblico che esiste un modello per stare insieme anche in questo momento ed in queste condizioni.
“L’edificio teatrale sarà, mai come in questo momento, un
vero e proprio rifugio e non il luogo tabù della pandemia” ha dichiarato Gabriele Russo, “Il Piano Be, anche per il quartiere, che ha bisogno di un teatro che torni ad illuminarsi, ha bisogno della sua vita, ha bisogno della presenza di un istituzione culturale importante e che torni ad essere motore e stimolo per molte altre iniziative ed attività”.

Gli spettacoli di questa nuova stagione, quindi, si alterneranno a ciclo continuo sullo stesso palco in una sorta di turnover generazionale e poetico in cui si avranno:
54 giorni di programmazione
15 spettacoli per 99 repliche in sala grande
9 spettacoli per 40 repliche al Piccolo Bellini
9 spettacoli di danza
9 spettacoli per ragazzi
8 concerti
27 appuntamenti con Adiacente possibile
2 teatri “ospiti” a gestire una sala
Circa 150 tra artisti e tecnici impegnati

Ciò è stato possibile grazie ad una rete a maglie fittissime, fatta di proficue collaborazioni e sinergie. Tre mesi costruiti insieme agli artisti che storicamente abitano questo teatro come Giovanni Block che con il suo movimento del BeQuiet curerà tutta la sezione musicale, Manuela Barbato ed Emma Cianchi che hanno re immaginato tutta la stagione di danza in questo spazio atipico e Marinella Pomarici che cura con l’associazione A voce Alta gli incontri e approfondimenti culturali.
Il Piccolo Bellini sarà “prestato” al Nuovo Teatro Sanità e al Civico 14 che, in questo modo, non interromperanno il loro percorso di crescita e di ricerca. Lo stesso si può dire del Teatro nel Baule, una compagnia che investe da tempo nel teatro ragazzi, che gestirà la programmazione del sabato mattina, pensata per far continuare a vivere ai ragazzi l’esperienza del teatro dal vivo, con i genitori in attesa che anche le scuole tornino a popolare le sale.
Discorso a parte merita il capitolo immaginato con Agostino Riitano che cercherà di “dare un senso extra teatrale” a tutto ciò facendo dialogare la sala, gli artisti e i contenuti del teatro con il mondo esterno; uno squarcio di vita vera, rigorosamente live, attraverso il quale si proverà a riaffermare il concetto di spettacolo dal vivo trovando nella società fuori dalle mura teatrali ulteriori spunti di riflessione.
Così su quello stesso palco che il pubblico ha frettolosamente dovuto salutare a Marzo, si alterneranno Jennifer e artisti o gruppi che, nella stessa maniera, formano l’identità del teatro come i Vuccirìa, i Carrozzeria Orfeo, l’Orchestra di Piazza Vittorio, i Pesci, Perrotta/Recalcati, Pisano e artisti che diventeranno di casa come i Motus, Davide Enia e molti altri.

In questa occasione parte il progetto Adiacente Possibile, a cura di Agostino Riitano e si ispira al concetto del teorico Stuart Kauffmann, ovvero all’idea che la creazione nasca dall’interazione tra il reale e il possibile. L’adiacente possibile è una specie di
futuro in sospensione dello stato delle cose, un insieme di nessi causali da intrecciare per reinventare il presente.

In nome del padre, Perrotta, ©LuigiBurroni

“Il Teatro, e la cultura in generale, non è più riconducibile al mero consumo di prodotti culturali; in tal senso il processo creativo e l’immaginario assumono un ruolo cardine, sia nella pratica culturale, che nell’invenzione di forme di socializzazione.
Desideriamo decolonizzare l’immaginario per riappropriarci della capacità di immaginare. L’immaginario, che ha una sua semantica organizzata, può essere trasmesso, rinnovato e combinato ad altre pratiche; attivato con consapevolezza, può essere guidato per favorire la coesione e la rifondazione della nostra comunità”. ha detto Daniele Russo.

Il progetto Il Piano Be ospiterà lo spettacolo Le cinque rose di Jennifer di Annibale Ruccello, regia di Gabriele Russo, con Daniele Russo e Sergio Del Prete, già andato in scena nella scorsa stagione teatrale del Teatro Bellini, per avviare un percorso di co-creazione dal vivo con la partecipazione attiva del
pubblico e dell’autore Igor Esposito. La messinscena de Le cinque rose di Jennifer sarà sezionata in sei parti di 15 minuti ed ogni martedì, per sei dei sette martedì in calendario, andrà in scena soltanto un quarto d’ora dello spettacolo. Successivamente quel quarto d’ora sarà processato insieme al pubblico, analizzandone il senso e la struttura del testo, i fuochi tematici ed il significato sotterraneo, con l’obbiettivo di generare un contesto rinnovato e stabilire un nuovo immaginario. Le sezioni de Le cinque rose di Jennifer, settimana dopo settimana, saranno alimentate dalla visione del palinsesto di Adiacente possibile ed implementate dal confronto che emergerà durante il processo co-creativo.
Il settimo ed ultimo martedì si proverà a mettere in scena la prima versione del nuovo testo nato da questo processo co-creativo tra realtà, artisti e cittadini. Una drammaturgia scenica processata, analizzata e vissuta con il pubblico che, per chiarezza, non sarà chiamato a scrivere ma a riflettere, suggerire e trovare connessioni fra la vita ed il teatro. Fra i personaggi e le persone. Fra il sé e l’altro. Le cinque rose di Jennifer a processo metterà gli artisti in una condizione di estrema fragilità e pericolo poiché non ci sarà nessuna forma alla quale aggrapparsi, nessuna drammaturgia dietro la quale ripararsi.

PICCOLO BELLINI
Il Nuovo Teatro Sanità di Napoli e Mutamenti/Teatro Civico 14 di Caserta sono due strutture che a causa delle norme in corso per luoghi di rappresentazione potrebbero ospitare davvero
pochissime persone, quindi il dubbio su come far ripartire le attività era molto forte. I due teatri hanno spesso collaborato, incontrandosi su progetti comuni, su un’idea di teatro sempre aperto alla nuova drammaturgia, alle giovani compagnie, su
un’idea di teatro inteso come luogo da vivere sotto diverse forme. È nato così un cartellone fatto di dieci proposte di
drammaturgia contemporanea che fosse anche un biglietto da visita delle due compagnie che gestiscono rispettivamente Teatro Civico 14 e Nuovo Teatro Sanità e che accogliesse una nuova generazione di drammaturghi e compagnie giovani.
Un teatro che unisce e che trova in una realtà solida ma in continuo movimento, come il Teatro Bellini dei fratelli Russo, una spalla forte a cui appoggiarsi per questo piccolo viaggio di rinascita.
Non poteva mancare una programmazione di Danza: saranno 9 gli appuntamenti tra novembre e dicembre e, nonostante le limitazioni, gli ostacoli e le difficoltà imposti dalla recente esperienza: il contemporaneo, il neoclassico, la performance, il modern, l’hip-hop.

Non ci resta che attendere l’avvio del Piano Be del Bellini che coinvolgendo in una fitta rete di rapporti altre realtà teatrali rappresenta a tutti gli effetti un ritrovarsi.