Nel Giardino Romantico di Palazzo Reale il Collettivo LunAzione e Fondazione Teatri di NapoliTeatro Bellini ha presentato “Il Colloquio”, progetto e regia a cura di Eduardo Di Pietro, con Renato Bisogni, Alessandro Errico e Marco Montecatino. Lo spettacolo rientra nel programma della tredicesima edizione del Napoli Teatro Festival Italia, la quarta diretta da Ruggero Cappuccio, realizzata con il sostegno della Regione Campania e organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Alessandro Barbano e la giovane compagnia ritorna nella Sezione Osservatorio del festival.

Come dichiara il regista Di Pietro «Dopo la vittoria del Premio Scenario Periferie 2019 e le repliche a Milano, Roma, Bologna, siamo entusiasti di portare questo lavoro finalmente nella nostra città. Il Colloquio si ispira proprio a Napoli, al Sud Italia: parte da donne legate al carcere, in condizioni di marginalità, per affrontare significati comuni a noi tutti. Il Napoli Teatro Festival Italia è un’occasione prestigiosa, a cui seguirà in autunno la stagione del Teatro Bellini».

Il Colloquio prende ispirazione dal sistema di ammissione ai colloqui periodici con i detenuti presso il carcere di Poggioreale, Napoli. Tre donne, tra tanti altri in coda, attendono stancamente l’inizio degli incontri con i detenuti. Portano oggetti da recapitare all’interno, una di loro è incinta: in maniera differente, desiderano l’accesso al luogo che per ognuna custodisce un legame.

In qualche modo la reclusione viene condivisa all’esterno dai condannati e per le tre donne, che se ne fanno carico, coincide con la stessa esistenza: i ruoli maschili si sovrappongono alle vite di ciascuna, ripercuotendosi fisicamente sul corpo, sui comportamenti, sulle attività, sulla psiche. Nella loro realtà, la detenzione è una fatalità vicina – come la morte, – che deturpa l’animo di chi resta. Pare assodato che la pena sia inutile o ingiusta.

Lo spettacolo è efficace e a costo zero da più punti vista. La scena vuota accoglie tre attori, uomini che vestono i panni di tre donne, e come oggetti di scena solo le borse con beni di prima necessità per i loro uomini e una seggiola su cui siede la più matura delle tre.
È forte l’impatto nel vedere tre uomini che interpretano tre donne non per la cosa in sé ma soprattutto per raccontare una realtà: donne, mogli, madri o sorelle che si devono fare forti e diventare gli uomini di famiglia. Quindi per far trasparire questo lato maschile e fiero si è scelto il corpo maschile.
Nonostante la scena vuota l’immagine del carcere e il contesto in cui si svolge la cosa è molto chiara e forte come se si disegnasse davanti ai nostri occhi mentre si svolge. Noi siamo lì con queste donne, in attesa che dal carcere arrivi il segnale di apertura dei colloqui. Lo stesso carcere è un altro personaggio in scena che si palesa col suono stridente di un violino che richiama l’attenzione delle tre su un altrove al quale non hanno facile accesso. E’ un richiamo alla vita spezzata di intere famiglie e, come gli stessi autori hanno dichiarato, un’attenzione alla vita di chi resta.

Ciascun personaggio sembra essere cucito a pennello sulla fisicità dell’attore e tutti e tre usano in modo efficace il corpo, la voce e la gestualità per raccontare non solo esempi di donne reali ma le loro vite, il mondo da cui vengono e le speranze che portano con sé.

Nonostante i consueti problemi derivanti dall’esperienza all’aperto si è trattato di una messa in scena gradevole che non ha mai annoiato e che in tempi di distanziamento sociale ha fatto ridere di gusto il pubblico presente.

IL COLLOQUIO
Progetto e regia Eduardo Di Pietro
Con Renato Bisogni, Alessandro Errico, Marco Montecatino
Aiuto Regia Cecilia Lupoli
Costumi Federica Del Gaudio
Organizzazione Martina Di Leva
Residenza per Artisti nei territori – Teatro Due Mondi, Faenza
Uno spettacolo di Collettivo LunAzione produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini