Un tè a Chaverton House copertina libro

Alessia Gazzola torna in libreria con un nuovo romanzo per indagare su un giallo familiare: Un tè a Chaverton House edito da Garzanti.
Metti una ventisettenne milanese di origini siciliane, un po’ incompresa e fuori dagli standard della milanesità ma con il dono della panificazione; tre fate madrine e una prozia femminista ante litteram che Zia Mame scansati; una storia familiare da ricostruire, una dimora immersa nella campagna inglese e un amore di quelli a metà strada tra Jane Austen e Bridget Jones. Risultato? Un intreccio appassionante di piccoli momenti straordinariamente normali. Di quelli che potremmo vivere tutti noi. 

“Nel reparto maternità di uno storico Ospedale di Milano, attorno alla culla della piccola Angelica Bentivegna si radunarono tre fate. Ciascuna scelse per la neonata un dono di cui andava molto fiera: la prima il buonumore, la seconda la docilità di temperamento e infine la terza, nell’intento di diversificare, regalò alla piccola il talento infallibile con i lievitati”. 

Questo è l’incipit del romanzo, un favola moderna con queste tre fate madrine dispensatrici di doti indispensabili ad ogni bambino appena nato. E mai doni furono i più azzeccati per Angelica, la protagonista e voce narrante del romanzo.
“Mi chiamo Angelica e questa è la lista delle cose che avevo immaginato per me: un fidanzato fedele, un bel terrazzino, genitori senza grandi aspettative. Peccato che nessuna si sia avverata. Ecco invece la lista delle cose che sono accadute: lasciare tutto, partire per l’Inghilterra e ritrovarmi con un lavoro inaspettato”

Insomma, Angelica è una ragazza ironica, realista e solare che sa cosa vuole, ma che non ha ancora ben compreso come realizzarlo; una ragazza alla ricerca dell’equilibrio fra le sue passioni e quello che la famiglia, gli amici e la società si aspettano da lei.

Io voglio una vita piena di piccole cose belle. Non so ancora come arrivarci, se attraverso l’insegnamento o i carboidrati, o le traduzioni, o tutte e tre le cose insieme. Ma lo capirò, è solo questione di tempo: quello che sfugge a me, e di conseguenza a loro, è il mezzo, ma non lo scopo”. 

A lei, serena e paciosa come un babà nella sua vaschetta, basta quel tanto che le permetta di mantenere le sue piccole passioni: “i libri, i tulipani e una settimana al mare ogni estate” non necessariamente ai Caraibi ma anche a Cesenatico ( ipsa dixit). 

La panificazione, complice il dono natale, la gratifica; la lingua inglese e la trasmissione del sapere le vengono naturali come respirare e, a dispetto, di quello che lei crede la sua famiglia pensi di lei, si riscopre particolarmente intraprendente, sempre con i suoi tempi e i suoi modi. 

Un tè a Chaverton House libro con foto d'epoca
Photo by Laura Fuhrman on Unsplash

La molla che fa scattare l’azione, e in un certo senso anche la “rinascita” di Angelica è sua zia (prozia) Edvige che nel sentirsi teatralmente prossima alla morte, chiede ad Angelica di riprendere i contatti sui social con parenti emigrati a Buenos Aires: in un pacco di ricordi spediti dall’altro capo del mondo, una foto attira l’attenzione di zia e nipote: quello ritratto sembra proprio il padre di Edvige.
Ma c’è un mistero. Il bisnonno Angelo doveva essere morto in guerra, e invece scopriamo essere finito in Inghilterra.
Un mistero che Angelica, grazie ad un intuito particolarmente acuto, qualche aiuto e un pizzico di fortuna, riuscirà a risolvere e dipanare tra tè offerti a qualsiasi ora e pioggia inglese infradiciante, incontri inattesi con anziani italiani all’estero e singolari scambi di vedute con gente del posto, un lavoretto improvvisato e incontri intriganti, primo tra tutti con l’affascinante Estate Manager della tenuta nelle campagne del Dorset.

Un tè a Chaverton House
Photo by Annie Spratt on Unsplash

Una storia leggera, leggerissima tanto per citare Colapesce e Dimartino, in cui gli ingredienti si mescolano alla perfezione con uno stile accattivante, sagace, umoristico ma anche profondo, con scavo psicologico e un pizzico di romance in cui si parla di inclinazioni naturali, di quanto non sia sempre così facile  comprendere  come realizzare i propri sogni e desideri, perché non esiste un modo giusto e uguale per tutti per farlo; ciascuno ha il proprio, e la capacità di ascoltarsi e rispettarsi è l’unico modo per vivere felici ed appagati.

Un tè a Chaverton House è un romanzo dolce e gustoso, che fa subito sperare in un bis, consigliato a chi, per citare la protagonista “vuole una vita piena di piccole cose belle”.

 

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Cristina Canci
Insegnante di Lettere in puro stile Rottermeier, ma con un cuore nerd prestato al giornalismo, ha fatto del suo rapporto con la penna una questione ontologica. L'Arte, i libri e la cultura in tutte le sue forme sono la sua passione più sfrenata, dopo la cucina, perché, novella Artusi in gonnella, anche l'occhio vuole la sua parte (infatti lei è miope)