Memorie di un assassino di Bong Joon Ho su Nexo+ di Nexo digital. Recensione

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Dal 2 novembre è disponibile sulla piattaforma Nexo+ di Nexo digital il film Memorie di un assassino dal regista di Parasite, Bong Joon Ho.

Il film è del 2003 è l’adattamento cinematografico dell’opera teatrale Come to See Me di Kim Kwang-lim, ispirato alla storia vera del primo serial killer coreano conosciuto, attivo fra il 1986 e il 1991 a Hwaseong, nella provincia di Gyeonggi.

Memorie di un assassino

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Come nel caso di Parasite parliamo di un thriller avvincente che ci tiene con il fiato sospeso fino alla fine. Siamo nel 1986 e in un piccolo villaggio viene trovata una giovane donna brutalmente assassinata. Due mesi dopo, un crimine molto simile, attira l’attenzione dell’opinione pubblica. Lo spettro di un assassino seriale fa sprofondare l’intera regione nel terrore. Due poliziotti locali, tanto brutali quanto impreparati, indagano con mezzi poco ortodossi sugli omicidi. Si unirà a loro un terzo detective, in arrivo direttamente da Seul. Penserà di poter risolvere il caso ma, fra errori e false piste, verrà trascinato negli abissi di un’indagine senza apparente risoluzione.

Gli amanti del genere thriller apprezzeranno questo film su un fitto mistero da risolvere in cui i detective brancolano nel buio alla ricerca della verità ma è probabile che questa non arrivi mai. Diversamente la penserebbero gli amanti del giallo che invece amano arrivare alla soluzione e alla spiegazione di ogni linea narrativa.
In entrambi i casi il pubblico si troverà di fronte all’equivalente cinematografico del cubo di Rubik vivendo come se fosse lì sul campo gli stessi grattacapi dei due detective protagonisti.

La prima impressione che abbiamo nel guardare il film è che questo ricalchi un po’ gli stilemi dei poliziotteschi anni ’70 all’italiana ma poi nel corso della visione osservando il complesso rapporto tra i due protagonisti e i loro diversi metodi di indagine non si può fare a meno di trovare qualche somiglianza, seppur vaga, con True Detective. I due poliziotti infatti sono agli antipodi da molti punti di vista. Il detective che viene da Seul ha un metodo assai più analitico mentre l’altro è più interessato a ottenere confessioni dai sospettati con la forza, anche a costo di mettere in carcere un innocente.

Un altro riferimento cinematografico al quale sembra rimandare Memorie di un assassino è Rashomon di Akira Kurosawa. In particolare le scene nei campi sotto la pioggia rimandano molto al capolavoro del regista giapponese.

Da Rashomon però il regista di Parasite non sembra aver preso soltanto alcune immagini ma anche il tema. La verità in Memorie di un assassino sembra essere infatti qualcosa di inaccessibile, il mistero della Sfinge, un segreto mai svelato che porta a diversi cambi di direzione nel corso delle indagini.

Bong Joon-ho  ha senz’altro un talento, che abbiamo imparato a riconoscere in Parasite e che troviamo anche in questo film che lo consacrò all’Olimpo del cinema e cioè stravolgere continuamente i ruoli e capovolgerli. Per esempio nel gioco delle parti i due poliziotti, quello buono e quello cattivo, finiscono per compenetrarsi, per scambiarsi di ruolo. Il poliziotto deduttivo viene sporcato dai modi di quello cattivo e viceversa quello cattivo acquisisce alcuni elementi del comprimario.

Ciò accade proprio perché il personaggio si infiltra così tanto nel male che alberga in quella zona, impazzendo letteralmente nella ricerca dell’assassino, da perdere quelli che sono i reali valori che lo avevano animato per tutto il film.

Quanto all’indagine, come ho detto, le chiavi di lettura sono molte e si intersecano fra loro in una spirale in cui ci si può solo perdere, proprio come i protagonisti.
Se avete amato Parasite e se apprezzate lo stile di Bong Joon-ho non potete non recuperare anche Memorie di un assassino.

Assieme al film, su Nexo+, una playlist dedicata al cinema coreano.

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