Furore di Steinbeck al Bellini di Napoli nella versione di Massimo Popolizio

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Furore di Steinbeck è in scena al Bellini di Napoli dal 9 al 14 novembre. Il teatro ha riaperto i battenti per il suo pubblico con un programma ricco di eventi che ci riporta in sala con grande piacere dopo il periodo di astinenza forzata.

Popolizio ci aveva già emozionato nel 2019 con l’adattamento di Ragazzi di vita di Pasolini e ora attinge nuovamente alla grande letteratura. Questa volta ci spostiamo dalle borgate romane alle polverose campagne dell’Oklahoma e dell’Arkansas dove il regista e narratore ci prende per mano e ci racconta una favola amara sulla grande migrazione degli anni trenta avvenuta verso la California a seguito di un periodo di siccità che devastò i campi di cotone e intere famiglie e ci conduce così in un mondo remoto ma con tanta umanità.

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Nell’estate del 1936, il San Francisco News chiese a John Steinbeck di indagare sulle condizioni di vita dei braccianti spinti in California dalle regioni centrali degli Stati Uniti, soprattutto dall’Oklahoma e dall’Arkansas, a causa delle terribili tempeste di sabbia e dalla conseguente siccità che avevano reso sterili quelle terre coltivate a cotone. Il risultato di quell’indagine fu una serie di articoli da cui l’autore americano generò, tre anni dopo, nel 1939, e in soli cento giorni, il romanzo Furore di Steinbeck, divenuto poi una delle pietre miliari della letteratura americana.
L’adattamento dove Massimo Popolizio presta corpo e voce è firmato da Emanuele Trevi.
Popolizio diventa narratore onnisciente per raccontare la più devastante migrazione di contadini della storia moderna, dando vita a un one man show epico e lirico, realista e visionario, drammatico e ironico.
Ma il narratore non è da solo in questo viaggio di migranti, a fare da contrappunto sonoro e da accompagnamento possiamo godere dei suoni dal vivo del percussionista Giovanni Lo Cascio che in modo puntuale sa contribuire alla generale emozione data dalla messa in scena.

Sul piano visivo uno schermo su cui sono proiettati artwork e foto d’epoca in bianco e nero donano un interessante effetto cinematografico.
Su quest’ultimo punto l’unica nota negativa che mi sento di evidenziare è il fatto che le immagini sono didascaliche, accompagnano le parole di Popolizio rappresentando esattamente quanto detto a voce e questa ripetizione a mio avviso risulta superflua.
In generale però tutta la messa in scena è un racconto con un ingranaggio perfetto che ci fa vivere l’avventura di questi personaggi come se fossimo anche noi migranti, al punto da sentire sulla pelle il disagio e le difficoltà che queste persone dovettero provare nel dover sradicare le proprie radici e cercare casa altrove con tutte le difficoltà del caso.

Anche se parliamo di avvenimenti occorso all’inizio del Novecento, non si può fare a meno di pensare che questa è una realtà ancora presente nel mondo contemporaneo e forse rimanda anche a un prossimo futuro.
Ecco perché Furore è un testo attuale e forte e questo spettacolo è un lavoro senza tempo, che racconta le dinamiche dell’ingiustizia sociale attraverso le storie e le emozioni dei singoli. Tutto, nel suo lungo racconto, sembra prendere vita con i contorni più esatti e la forza d’urto di una verità pronunciata con esattezza e compassione.

INFO:

Furore di Steinbeck

fino al 14 novembre

Teatro Bellini
Via Conte di Ruvo, 14 – Napoli

Durata 75 minuti

Orari spettacoli: feriali h. 20:30, mercoledì h. 17:30, sabato h. 17:30 e 20:30, domenica h. 18:00

Prezzi: a partire da 20€ – Under29 15€ migliore posto disponibile

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