Luigi Proietti detto Gigi. Il documentario omaggio di Edoardo Leo dedicato a Gigi Proietti. Recensione

Luigi Proietti detto Gigi è il documentario realizzato da un’idea di Edoardo Leo che lo vede alla regia del film. Prodotto da Italian International Film e Alea Film con Rai Cinema in associazione con Politeama e in collaborazione con Lexus, distribuito al cinema da Nexo Digital dal 3 al 9 marzo.

Ph. Anna Camerlingo

Il documentario che potremmo definire come una lettera d’amore di un ex allievo (Leo) al suo mentore e maestro è stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma lo scorso ottobre 2021, riscuotendo un grande successo di pubblico.

Il racconto di Edoardo Leo procede in modo cronologico e a volte didascalico, concentrandosi sulla carriera di Gigi Proietti e raccontandola dall’inizio alla fine. Il film procede così per aneddoti e riferimenti storici muovendosi attraverso le testimonianze di chi ha lavorato e conosciuto il grande Proietti. Gli amici, la famiglia, i colleghi tutti a testimonianza del grande talento artistico, umanità e umiltà.

Queste testimonianze si alternano a materiali inediti, repertori introvabili e cavalli di battaglia indimenticabili. In questo modo la vita di Proietti viene ripercorsa sin dagli esordi, mostrando successi e battute d’arresto, fino al raggiungimento del mito. Un viaggio emozionante per scoprire chi era davvero Luigi Proietti, grazie a ricerche, backstage e la sua ultima, intensa, intervista.

Ph. Anna Camerlingo

All’interno del film trovano spazio anche le testimonianze preziose e dettagliate di alcune delle persone che più lo hanno avuto vicino: Renzo Arbore, Lello Arzilli, Paola Cortellesi, Fiorello, Alessandro Fioroni, Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Loretta Goggi, Tommaso Le Pera, Nicola Piovani, Anna Maria Proietti, Carlotta Proietti, Susanna Proietti, Mario Vicari.

Il documentario è prodotto da Fulvio, Federica e Paola Lucisano con Paola Ferrari e Edoardo Leo.

Ph. Anna Camerlingo

Queste le parole di Edoardo Leo sul film: “LUIGI PROIETTI DETTO GIGI è un viaggio cominciato più di tre anni fa. Volevo girare un documentario sullo spettacolo che secondo me ha cambiato le regole del gioco del teatro italiano: “A me gli occhi, please”. E abbiamo iniziato insieme. Lunghe chiacchierate nel suo studio, decine di ore di materiale da guardare insieme. L’ho ripreso ovunque, negli spettacoli, nei camerini, alle prove. 

Poi al Globe Theatre una lunga intervista, che non sapevo sarebbe stata la sua ultima.  L’improvvisa uscita di scena di Proietti mi ha catapultato in un film dove era necessario ripercorrere non solo la sua vita ma andare alla ricerca del “suo segreto”. Un viaggio per svelare chi c’era dietro l’uomo di spettacolo.  Ho posato lo sguardo su una carriera infinita, piena di fatti artistici diversissimi tra loro e tutti di enorme importanza. Ho cercato insistentemente un filo che legasse ottanta anni precisi passati praticamente in scena.

Setacciando ogni suo lavoro, ogni suo archivio. Intervistando colleghi, amici, familiari. Tutti rapiti dalle gesta artistiche di un autentico eroe dello spettacolo che per più di mezzo secolo ha unito comicità e poesia, alto e basso, pancia e sperimentazione. Ho provato a raccontare a modo mio un grande maestro”.

Ph. Anna Camerlingo

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A sua insaputa Leo ha creato qualcosa che fa da testimonianza di un’intera carriera, una sorta di diario dei ricordi o se vogliamo, come detto in precedenza, una lettera d’amore a un grande artista.

La morte inaspettata di Proietti ha lasciato tutti sgomenti e tristi, in un anno in cui di sofferenza se ne stava provando già tanta da mesi. Proietti se n’è andato in piena pandemia in un momento in cui ci si sentiva persi e in uno dei suoi ultimi interventi, la prima estate di pandemia, Proietti si mostrava stanco e rammaricato per quanto stava accadendo. La sua speranza era di tornare presto alla normalità, come tutti noi.

phAndreaMiconi

Proietti non ha fatto in tempo a vedere questa lenta ripresa e l’ironia della vita ha voluto far coincidere il punto di partenza della sua storia e vita con quello della fine. Ma a pensarci bene come nelle migliori storie, quelle raccontate bene l’inizio e la fine coincidono come un cerchio che si chiude.

Come ho detto il film è a volte didascalico ma si prende tutto il tempo di raccontare un’intera carriera e il piacere di guardare questo film sta nel fatto che possiamo godere dell’arte di Gigi Proietti ancora una volta e ridendo ancora delle stesse battute che ci hanno fatto ridere la prima volta.

Edoardo Leo sceglie una regia semplice, come se con la macchina da presa volesse accostarsi ma non troppo, senza mai prevaricare, al grande maestro e con garbo e delicatezza provare a dare una testimonianza di un evento straordinario: la nascita e l’evoluzione di un grande artista.

Gigi Proietti viene restituito al suo pubblico non come un monolite, con una sola personalità attoriale ma completo di tutte le sue facce. Proietti infatti era in grado di recitare i grandi classici e al contempo diventare Mandrake di Febbre da cavallo oppure raccontare una barzelletta.

Luigi Proietti detto Gigi racconta una rivoluzione, quella attuata con A me gli occhi, please, il primo vero esempio di One man show, formula che poi avrebbero imitato in molti.

Se tanti attori oggi sono diventati quello che sono, lo devono alla formazione avuta nel laboratorio di recitazione di Gigi Proietti che ha tenuto a battesimo tanti interpreti e comici.
Perfino le generazioni più giovani sono legate a Gigi e alla sua voce, non fosse altro che per la magnifica interpretazione del Genio della lampada nel film Disney, Aladdin.

Questo e molto altro viene raccontato e ricordato nel documentario, un film che potrà essere ricordo per chi ha vissuto l’artista ma che può svolgere anche la funzione didattica e di testimonianza per i più giovani che non sanno ancora chi era Gigi Proietti.

L’obiettivo di Edoardo Leo è quindi raggiunto e il film riesce a fare un buon riassunto della vita artistica di Gigi Proietti anche se due ore non bastano e quando si esce dalla sala si vorrebbe vedere ancora qualcosa. Ciò non sta in un errore del narratore di questa storia ma nell’effetto che Proietti fa a tutti noi.

La nota dolente di questa mia esperienza è che mi sono trovata in una sala vuota, in pieno centro cittadino. Il fatto che le sale facciano ancora fatica a riempirsi in un momento in cui, almeno nelle possibilità che ci vengono date, è possibile tornare al cinema mi sconcerta e mi preoccupa. Cosa dovrebbero fare di più gli addetti ai lavori? Cosa ci vuole per sorprenderci e intrattenerci al punto da scollarci dalle poltrone e dai device?