Mare Fuori, tra crimine e libertà: una serie tv spaventosamente reale. Recensione

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“Ce sta o mar for”: una breve frase che racchiude la speranza e la nostalgia che ogni giorno vivono i protagonisti di Mare Fuori nel carcere di Nisida.

Una serie tv targata Rai – ora in cima alle classifiche Netflix – che ruota intorno alle storie di ragazzi e ragazze finiti in un carcere minorile per svariati reati. Varcando la porta dell’Istituto Penitenziario Minorile, però, si portano dietro la loro storia, le loro paure e le loro origini familiari che li caratterizzano, talvolta macchiandoli.

In ogni puntata di Mare Fuori scopriamo qualcosa di più dei personaggi, costretti a guardare il mare da dietro le sbarre per dei terribili reati che pendono su di loro. I protagonisti, però, rimangono dei giovani, vittime di un sistema in cui governa omertà e meccanismi mortali di vendetta.

Nella serie si indagano le vite di ragazzi cresciuti troppo in fretta, tra armi, droghe e violenze, che – in modi diversi – cercano di riprendere in mano la propria vita e cambiare: alcuni in meglio, altri in peggio.

Perché Mare Fuori ci ricorda ancora una volta come entrare in carcere non corrisponda a una diretta redenzione dei propri peccati, e che non sempre chi se lo lascia alle spalle riesce a reintegrarsi nella società.

Anzi, alcuni continuano ad essere vittime, questa volta di un micro-ecosistema delineato da alte mura di cemento, entro le quali si costruisce una nuova società in cui regna una precisa e imperativa gerarchia.

Ancora una volta, quei ragazzi cercano di farsi spazio tra regole che non gli appartengono, vizi difficili da lasciare andare, utilizzando l’unico modo di relazionarsi che conoscano: la violenza.

Mare Fuori

In Mare Fuori tutti i detenuti sono protagonisti della serie, perché ognuno di loro ci permette di posare lo sguardo sul loro fragile e difficile percorso di vita che li ha portati a ritrovarsi lì, al carcere di Nisida, cercando timidamente conforto dal mare che ogni giorno culla il golfo di Napoli.

Carmine Di Salvo (Massimiliano Caiazzo) e Filippo Ferrari (Nicolas Maupas), però, hanno un ruolo centrale perché saranno fondamentali per il percorso di tutti i detenuti: come delle pedine, i due contribuiranno alla formazione degli uomini liberi che un giorno lasceranno alle spalle l’IPM.

I due sono estremamente diversi: Carmine è nato nel capoluogo campano e il suo cognome lo definisce. Infatti, appartiene ai Di Salvo, una famiglia mafiosa a cui lui sente di non appartenere. “Io non sono come voi”, è la frase che ripete più spesso. Si vorrebbe staccare dall’ombra che il suo cognome porta con sé, ma quel riflesso scuro non lo abbandonerà mai. Proverà a combatterlo con le unghie e con i denti, fallendo.

Lo stesso motivo per cui si trova all’IPM gli ricorda ogni giorno chi è veramente. Prima di diventare un detenuto, Carmine stava camminando in una zona “non sua”, che apparteneva a un’altra potente famiglia di Napoli.

Puntuali, i membri della banda opposta sono andati a rivendicare il proprio potere violentando la sua ragazza davanti ai suoi occhi. Così, Carmine si macchierà per sempre di un terribile omicidio, diventando tremendamente simile ai componenti della sua famiglia.

All’IPM di Napoli incontrerà Filippo, suo compagno di cella, un ragazzo milanese in carcere per aver fatto un gioco con i suoi amici finito male. Anche lui ha commesso un omicidio che lo tormenterà per sempre e da cui cercherà riscatto cercando di diventare quello che non è stato quella fatidica notte: un buon amico.

All’interno del carcere di Nisida, però, i due si scontreranno con una realtà con la quale non avevano ancora fatto i conti. Come all’esterno, dietro le sbarre esiste una gerarchia ben definita che non lascia margine di errore e di miglioramento: c’è il boss, Ciro Ricci (Giacomo Giorgio) i suoi fedeli Edoardo (Matteo Paolillo), Pino (Artem Tkachuk), Totò (Antonio Orefice), Gaetano (Nicolò Galasso), Milos (Antonio D’Aquino) e altre bande rivali.

Per contro, loro sono i nuovi arrivati che devono adattarsi – a testa bassa – al sistema: Filippo verrà soprannominato O’ Chiattillo, mentre Carmine sarà O Piecuro”, perché diverso dalla sua famiglia.

Dietro le sbarre dell’IPM ognuno di loro cambierà combattendo a mani nude i propri demoni e imparando con fatica ad accettare una nuova forma di rispetto.

Durante le due stagioni di Mare fuori si fa un viaggio nei sentimenti più oscuri di giovani uomini e donne, tra vendetta, rabbia, rancore, senso di appartenenza, speranza, nostalgia, voglia di riscatto… Non è solo una serie tv ambientata in un ipotetico carcere, ma racconta gli spaccati di vita dei giovani della nostra Italia, nati in famiglie e posti pericolosi, che si aggrappano a un nostalgico ma universale paesaggio: il mare fuori.