Home Arte e Mostre Le opere di Charlotte Salomon in mostra a Milano

Le opere di Charlotte Salomon in mostra a Milano

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Da oggi apre, nelle sale a piano terra di Palazzo Reale, l’esposizione magnifica e miracolosamente sopravvissuta all’inferno della Shoah “Charlotte Salomon. Vita? O Teatro?”.
Una storia che abbiamo il privilegio di conoscere perché messa in salvo dall’artista poco prima di essere condotta ad Auschwitz, dove ha trovato la morte. Sopravvissuto alle persecuzioni e alla guerra, il lascito artistico di Charlotte Salomon si compone di 1325 documenti tra tempere, veline, annotazioni, varianti pittoriche e altre prove, con una scelta di quasi 800 tempere selezionate dall’autrice stessa quali immagini del racconto definitivo.

 

Dagli anni Sessanta le tempere dell’artista berlinese sono state esposte in forma antologica in alcuni importanti musei, ma sino a oggi mai in Italia. Sull’opera di Charlotte esistono ormai numerosi libri, filmati e naturalmente cataloghi che ne hanno accompagnato le esposizioni, tra cui anche alcune edizioni integrali delle tempere a cui si sono recentemente aggiunti altri tributi alla sua figura. Charlotte Salomon è anche la protagonista del romanzo del curatore della mostra milanese, Bruno Pedretti, dal titolo “Charlotte. La morte e la fanciulla”. Informazioni su Charlotte Salomon e la sua opera sono reperibili anche sul sito del Jewish Historical Museum – Museo Storico Ebraico di Amsterdam.

La mostra, a cura di Bruno Pedretti, è promossa e prodotta dal Comune di Milano | Cultura, Palazzo Reale e Civita Mostre, in collaborazione con il Jewish Historical Museum di Amsterdam.

 

La vita e l’opera di Charlotte Salomon

Figlia di Albert e Franziska Salomon, Charlotte nasce a Berlino il 16 aprile 1917. Medico universitario il padre, musicista amatoriale la madre e celebre cantante d’opera la matrigna Paula Lindberg, la formazione di Charlotte imbocca dopo il liceo la strada artistica. Frequenta infatti dal 1935 al 1938, unica allieva ebrea ammessa, l’Accademia di Belle Arti di Berlino. Nel 1939 lascia la Germania per rifugiarsi dai nonni materni a Villefranche-sur-Mer, vicino Nizza. Qui, nel 1940, a seguito del suicidio della nonna, scopre che anche la madre e la giovane zia di cui aveva preso il nome erano morte suicide. La terribile rivelazione, insieme alla drammaticità degli eventi che gravavano sulla sua sorte di perseguitata e profuga, la spinge a concepire e realizzare la sua grande opera autobiografica, Leben? oder Theater? (Vita o Teatro?). Ultimato da pochi mesi l’immenso lavoro, a fine settembre 1943 Charlotte viene arrestata dalla Gestapo insieme al marito Alexander Nagler e condotta ad Auschwitz. Il 10 ottobre, incinta di alcuni mesi, Charlotte giunge nel campo di sterminio, dove con ogni probabilità viene uccisa il giorno stesso.

La sua opera è sopravvissuta. Affidata prima dell’arresto al medico di Villefranche-sur-Mer, pervenne in America alla dedicataria Ottilie Moore, che dopo la guerra la donò al padre, fortunosamente sopravvissuto alla guerra e allo sterminio degli ebrei con la fuga in Olanda. I familiari di Charlotte decisero di affidare “Vita? o Teatro?” dapprima al Rijksmuseum di Amsterdam, sino a quando nel 1971 l’opera passò al nuovo Jewish Historical Museum della stessa città, dove è tuttora conservata a cura della Fondazione Charlotte Salomon.

INFO

“Charlotte Salomon. Vita? O Teatro?”
dal 30 marzo al 25 giugno 2017 a Palazzo Reale, Piazza del Duomo, 12, Milano

www.palazzorealemilano.itwww.charlottesalomon.it 

Orari:
lunedì: 14.30_19.30
martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30_19.30
giovedì e sabato: 9.30_22.30

La biglietteria chiude un’ora prima

Biglietti: intero 10 euro – ridotto 8,50 euro

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Alessandra Chiaradia
Direttore Responsabile del magazine online Fortementein.Nata a Milano e trasferita nella provincia da piccola, il suo cuore resta fedelmente Meneghino, ama la città che le ha dato i natali e come una turista la esplora appena ne ha l'occasione svelandone i misteri e le meraviglie. Da sempre si accompagna ad una vena artistica che ben presto scopre esserle troppo stretta, così dopo aver lavorato per molti anni nel settore editoriale come Art Director decide di fare il grande passo e dopo una lunga gavetta diventare giornalista, professione che ama per via delle sue molteplici sfaccettature e possibilità.