Come può un’opera d’arte che ha creato tanto scompiglio sparire nel nulla? Dov’è finito il Salvator mundi?

Sulle tracce di una delle opere d’arte che ha segnato la storia artistica di questo secolo, nel novembre 2018 l’opera è stata battuta all’asta da Christie’s per la cifra record di 450 milioni di dollari e comprata dal principe saudita Bader bin Abdullah al Saud per esporla nel nuovo museo Louvre Abu Dhabi, erano da più di cento anni che un nuovo Leonardo non veniva alla luce. Neanche a dirlo, l‘opera non è mai stata esposta e mai più vista. Ma perché?

Partiamo dal principio: il 19 maggio del 2008 nella stanza dei restauri della National gallery di Londra si riuniscono noti e stimati studiosi tra cui Martin Kemp, professore di storia dell’arte all’università di Oxford, Maria Teresa Fiorio, docente dell’università degli studi di Milano e Pietro Marani, docente del Politecnico di Milano, chiamati a giudicare un’opera attribuita dall’ottocento fino a quel momento alla scuola di Giovanni Boltraffio, un pittore milanese del primo rinascimento, allievo di Leonardo, promossa a opera di Bolfraffio, in seguito venduta a un’asta a Londra nel 1958 per 45 sterline, e poi comprata nel 2005 per 1.175 dollari da Robert Simon a Baton Rouge, in Louisiana, ma quando entra nel canone leonardesco, in quel fatidico 2008 dopo l’attendo sguardo degli studiosi che a seguito di diverse valutazioni hanno dichiarato fosse un autentico Leonardo, il quadro diventa il più costoso del mondo.

Rappresenta Gesù vestito in abiti rinascimentali con la mano destra alzata che benedice, mentre nella sinistra tiene il globo di cristallo di rocca. È il “Gesù salvatore del mondo e signore del cosmo”, ovvero il Salvator mundi, secondo l’iconografia cinquecentesca.

Dopo essere stata battuta all’asta, dell’opera non si hanno più avuto notizie, era prevista l’esposizione al museo del Louvre Abu Dhabi ma è stata annullata, improvvisamente e senza alcuna giustificazione. Il direttore del museo ha taciuto la questione, rivelando solo che il ministro era l’unico che avrebbe potuto rispondere.
Il New York Times ha deciso di proseguire l’indagine e ha scoperto che una persona a conoscenza dei dettagli della vendita ha detto che avrebbe dovuto essere spedito in Europa una volta concluse le operazioni di pagamento. Inoltre la restauratrice Dianne Modestini dell’Institute of Fine Arts della New York University il cui lavoro sulla tela ha portato all’attribuzione a Leonardo Da Vinci, ha riferito di aver saputo dal collega svizzero Daniel Fabien che una società di assicurazione gli aveva chiesto di esaminarlo a Zurigo lo scorso autunno per un’ulteriore spedizione. Ma quell’appuntamento fu cancellato. Fabien non ha aggiunto altro. E al Louvre di Parigi, che avrebbe voluto esporla per i 500 anni dalla morte di Da Vinci, non resta che ammettere di non essere «in grado di localizzare l’opera».

Alcuni dipendenti del museo Louvre Abu Dhabi hanno fatto trapelare che non sanno dove sia finito. Ci sono almeno tre ipotesi plausibili sulla scomparsa del quadro. La prima è che il museo stesso abbia dei dubbi sull’autenticità. Se è vero questo  suggerisce che sussistano delle riserve all’interno del museo o tra i nuovi proprietari del Salvator mundi.

La seconda ipotesi è che il compratore, chiunque sia, ha deciso di tenere l’opera per sé,  magari appesa in salotto o nel suo yatch. Come terza e ultima ipotesi, è possible che l’opera sia al centro di una segreta lotta di potere che non ci è dato conoscere. Secondo Vittorio Sgarbi, «potrebbe esserci l’interesse a tenere nascosta l’opera, piuttosto che a esporla», come ha detto a Tpi. «C’è un vento sfavorevole che induce a farla dimenticare piuttosto che a farla ricordare».

Qualsiasi sia la verità Leonardo non smette mai di stupirci e a distanza di 500 anni ancora crea gossip attorno alla sua figura.