Nel nostro ormai immancabile viaggio tra le meraviglie e i tesori della Villa Arconati-FAR, non poteva mancare una visita alle stanze degli Ospiti: l’Appartamento da Parata

Nel Settecento, quando tutto doveva essere “grande” anzi “grandioso”, non ci si poteva certo accontentare di avere una stanza per gli Ospiti! L’aristocrazia, infatti, viaggiava con la propria servitù, con i paggi, le dame di compagnia e tutti dovevano essere accolti in modo da essere sistemati secondo il proprio lignaggio.

Il galateo, l’etichetta, le rigide convenzioni sociali oggi forse ci fanno sorridere, ma a quel tempo erano seguite con grande rigore, poiché definivano il prestigio e la posizione sociale di ogni aristocratico rispetto agli altri.

Gli Arconati non potevano, dunque, di certo esimersi dal rispettare questa rigida prassi, specialmente nella loro Villa di Castellazzo, che era stata creata appositamente per ospitare le altre famiglie nobili e dimostrare, così, la grandezza del proprio casato.

Fu, dunque, probabilmente con questo fine che il conte Giuseppe Antonio Arconati – quando verso la metà del Settecento fece costruire l’ultima ala del palazzo – dispose che al piano nobile, sul fondo della Sala da Ballo, fosse realizzato un appartamento “da parata”, ovvero dedicato all’Ospite più illustre in visita.

Un appartamento, dunque, non dedicato – secondo il nostro moderno concetto di privacy – ad una specifica persona, bensì utilizzato di volta in volta dalla personalità più illustre in visita.

Persino l’imperatore Giuseppe II fu ospite alla Villa, il 23 giugno 1769 nel corso di un viaggio verso Napoli per raggiungere la sorella Maria Carolina.E se nessun ospite era superiore all’Arconati in quanto a prestigio? Ebbene, forse l’appartamento in quel caso veniva occupato dal padrone di casa, oppure non veniva utilizzato da nessuno. Poiché tutto alla Villa doveva comunicare, anche il vuoto.

L’appartamento si compone di tre ambienti:
La Sala Rosa, la camera da letto più grande tra tutte quelle presenti nella Villa, impreziosita da una finissima decorazione a finta tappezzeria dipinta sulle pareti e sulla volta, stucchi e dorature. La stanza ospitava un maestoso letto a baldacchino, enormi specchiere, commodes in pregiati legni intarsiati: tutto per far sentire l’Ospite come (e magari meglio che) a casa propria!

La stanza è tra le più luminose della Villa, poiché ha una doppia esposizione a nord e a sud, ed è dotata anche di un camino, un vero lusso per chi vi soggiornava. La Sala Rosa è stata in passato set prediletto di film e sceneggiati, tra i quali ricordiamo la commedia del 1979 “Belli e brutti ridono tutti” con Walter Chiari. Ancora oggi la sua raffinata eleganza la rende una delle sale più ambite per i servizi fotografici e per i video musicali di artisti italiani e internazionali.

Fotogramma dal film Belli e brutti ridono tutti, ambientato nella Sala Rosa, con la protagonista Olga Karlatos

Sul fondo della sala si trova la Sala Turchina: un piccolo salottino da giorno, anch’esso dotato di camino così da risultare confortevole anche nelle giornate piovose o autunnali. Anche qui la decorazione, simile nello stile a quella della Sala Rosa, ha una bellissima finta tappezzeria dipinta alle pareti e una volta impreziosita da stucchi dorati, che agli angoli disegnano visi di personaggi dai lineamenti orientali. Un vezzo certamente molto raffinato all’epoca.

L’incantevole soffitto della Sala Turchina

Completa l’appartamento un piccolo vestibolo, trasformato in tempi più recenti in bagno. Anche all’epoca questo ambiente veniva certamente utilizzato come disimpegno, dove la servitù si occupava di vestire e agghindare i nobili prima delle occasioni mondane e dove si trovava il necessario per la loro toeletta.

L’appartamento da parata aveva, inoltre, un ultimo “benefit” di non secondaria importanza: era collegato al piano terra della villa tramite una piccola scala di servizio. L’ospite che vi soggiornava, quindi, poteva scendere all’appartamento al piano inferiore in maniera, possiamo dire, “riservata”.

I due appartamenti sono, inoltre, collegati tra loro da un mezzanino, nel quale si trovava un semplice (ma di certo utile) giaciglio. Una piccola stanza utilizzata dalla servitù, che doveva sempre essere a disposizione dei propri Padroni? O piuttosto un nido per gli amori clandestini?

Questi sono i segreti che la Villa custodisce gelosamente e chissà se mai svelerà…