ph. Marco Ghidelli

Alla Basilica di Santa Maria della Sanità è andata in scena l’anteprima di Stagione del Teatro di Napoli-Teatro Nazionale con il debutto dello spettacolo ‘A freva. La peste al rione Sanità, in scena fino al 17 ottobre.

Alcuni mesi fa, all’inizio di una primavera che prometteva tante cose, siamo stati bruscamente interrotti da un evento ben noto a tutti e tristemente vissuto che ancora ci affligge ma di cui speriamo tutti di vedere presto la fine.
Tornare a teatro dopo tutto questo, tornarci in un quartiere come la Sanità, nel cuore della mia amata Napoli, in un luogo sacro, maestoso e bellissimo come la Basilica di Santa Maria della Sanità mi ha riempito il cuore di emozione.
L’ingresso nella Basilica, silenziosi e rituali con il volto coperto dalle mascherine mi ha commossa, questo è stato l’inizio dello spettacolo per me.
Uno spettacolo che fa un po’ da specchio di quanto stiamo vivendo, ‘A freva. La peste al rione Sanità è attualissimo in tempi di Covid, come attuale era La peste di Camus, riferimento letterario dello spettacolo diretto da Mario Gelardi scritto dallo stesso Gelardi con Fabio Pisano.

Ph Marco Ghidelli

In scena Simone Borrelli, Michele Brasilio, Ivan Castiglione, Agostino Chiummariello, Paolo Cresta, Carlo Geltrude, Davide Mazzella, Gaetano Migliaccio, Alessandro Palladino, Beatrice Vento. Le musiche sono di Alessio Arena; le luci e l’audio di Alessandro Messina; i costumi di Alessandra Gaudioso. La scenografia è quella naturale della Basilica e forse luogo ideale della rappresentazione come un ritorno a quelle che sono state le origini del Teatro nella sua ritualità e sacralità.

E ci siamo immersi così, rigorosamente distanti almeno un metro e mezzo, avvolti da un’atmosfera irreale, satura di calore umano nonostante il distanziamento e abbiamo assistito all’arrivo della Febbre al rione, la quarantena, le mascherine, i negazionisti, la paura e la lotta inesausta di un medico, un uomo anche lui, in lotta contro il virus. Tutto questo è familiare, no? Tutto questo è vita e morte, passioni, lacrime e sangue, tutto quello che conosciamo nel nostro mondo.
La peste come viene se ne va, ma un finale ironico e un’ombra chiudono la pièce, così reale e carnificata.

Mario Gelardi. Ph Marco Ghidelli

«Era da molto tempo – scrive Mario Gelardi nelle note – che volevo adattare per la scena, ma soprattutto trasportare a Napoli La Peste di Albert Camus». «Il progetto – continua – era al suo debutto quando una piccola peste, reale, si è abbattuta sulle nostre vite. Ora lo spettacolo ri-nasce con uno spirito che deve, obbligatoriamente essere cambiato. ‘A freva racconta una città, un rione chiuso, isolato dal resto del mondo, un luogo completamente addormentato e rassegnato al male ingiustificato che subisce. Una comunità in cui la febbre portatrice di malattia non è andata via perché le persone che lo abitano non hanno voluto prendere coscienza della sua esistenza. Ma questa febbre ci insegna anche che nessuno si può salvare senza la solidarietà dell’altro, che in “tempo di guerra” si sopravvive facendo fronte comune, l’importante è non dimenticarsi mai quello che è accaduto quando questa febbre inizia a sparire, non far finta che tutto sia come prima. Abbiamo scelto alcuni temi del romanzo adattandoli, quasi facendoli abitare una lingua diversa, ma soprattutto in un luogo diverso, come la Sanità. Un vero tentativo di riscrittura a partire dalle atmosfere di Camus, cercando di creare un’opera assolutamente autonoma che ne conservasse lo spirito».

Ph. Marco Ghidelli

Gli interpreti hanno dimostrato un grande equilibrio tra di loro e a fare da collante del gruppo è proprio Paolo Cresta, qui nelle vesti del medico che con un’interpretazione rigorosa e sentita riesce a tenera le fila di tutti gli altri che allo stesso modo sanno con professionalità e creatività reggere lo spettacolo fino alla fine.
Agostino Chiummariello conferma le sue doti interpretative, personalmente, avendo avuto il piacere di vederlo in più di un’occasione sia teatrale che cinematografica posso dire che è sempre riuscito nel suo lavoro senza mai essere pretenzioso, ma sempre umile e professionale.

Tutti gli altri, da Simone Borrelli a Michele Brasilio, da Ivan Castiglione a Carlo Geltrude, Davide Mazzella, Alessandro Palladino e poi Beatrice Vento e Gaetano Migliaccio hanno reso evidente una cosa, ciascun personaggio era eseguito non solo in modo professionale ma con quel quid in più che deriva dalla singola personalità e da ciò che ciascun interprete ha saputo mettere di se stesso al servizio dell’opera. Ne viene un plauso alla regia e alla scelta dei volti, così reali e umani.

Lo spettacolo sarà in scena fino al 17 ottobre e ne consiglio la visione soprattutto perché l’esperienza comincia dall’ingresso nel rione Sanità e prosegue fra le maestosa mura della Basilica.

INFO:
‘A freva. La peste al rione Sanità

www.teatrodinapoli.it / www.nuovoteatrosanita.it

ORARI: il 13 e il 16 ottobre alle 21.00; il 14 e il 17 ottobre alle 20.00;

il 15 ottobre doppia: alle 18.00 e alle 21.00; il 18 ottobre doppia: alle 17.00 e alle 20.00