Storia dell’omosessualità nel cinema italiano. L’analisi storica di Mauro Giori. Recensione

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Uscita la quinta ristampa di “Omosessualità e cinema italiano. Dalla caduta del fascismo agli anni di piombo”, libro di Mauro Giori circa la rappresentazione degli omosessuali sul grande schermo.

Mauro Giori è ricercatore presso l’Università degli Studi di Milano, dove insegna “Storia e critica del cinema“, cattedra condivisa col collega e scrittore Tomaso Subini. Dopo aver pubblicato l’opera originariamente in lingua inglese, Giori si è affidato a Utet editore per una edizione rivisitata e tradotta in italiano, accessibile pertanto a un pubblico più vasto. Tra gli altri suoi lavori dedicati alla settima arte, vi sono anche una serie di saggi sul grande cineasta milanese Luchino Visconti (l’ultimo, in ordine cronologico, è “Intorno a Luchino Visconti. Dieci sguardi eccentrici”, UTET università) e “Nell’ombra di Hitchcock. Amore, morte e malattia nell’eredità di Psycho” (Edizioni ETS, 2015).

omosessualità nel cinema italiano

Conoscere il libro: cosa, perché e come

Nell’introduzione di omosessualità e cinema italiano, Mauro Giori descrive la sua analisi come una “mappatura di film con personaggi, intrecci o allusioni all’omosessualità prodotti in Italia tra la metà degli anni Quaranta e i tardi anni Sessanta”, attribuendole come scopo fondamentale quello di “offrire una periodizzazione affidabile” nonché “rendere conto delle svolte più significative” di una tematica molto delicata, tutt’altro che “lineare e sequenziale”.

Un arco temporale indubbiamente vasto, alquanto frammentato, dove a farla da padrone era un pubblico puritano ma non per questo indifferente alla rappresentazione degli omosessuali nel grande schermo. L’autore, infatti, annuncia che “lungo tutto il libro si presterà attenzione ai segni che comprovano cosa il pubblico fosse effettivamente in grado di cogliere, talvolta da tracce che allo spettatore odierno risulterebbero di difficile decifrazione”. Forse è anche per questo che la trattazione si avvale di un massiccio ricorso a fonti d’archivio (debitamente elencate dall’autore in una sezione apposita, subito dopo la Prefazione all’edizione italiana), utili se non altro per il lettore o la lettrice che volessero toccare con mano le fonti stesse da cui nasce il saggio.

Il volume si articola lungo nove tappe, che illustrano ciascuna l’evoluzione della messa in scena dell’omosessualità nel cinema italiano, con riferimenti a numerose vicende extra-cinematografiche passando per fatti di cronaca nazionale che videro coinvolti personaggi presumibilmente omosessuali, e non solo. Numerosi sono anche i richiami alla posizione della Chiesa cattolica e alle sue “ingerenze” nel diritto familiare allo scopo di preservare la morale pubblica.

Infine, il libro prevede anche un Indice dei nomi e dei film, alcuni dei quali hanno i corrispettivi fotogrammi inseriti lungo i capitoli: questo espediente è molto utile per fornire a chi legge un approccio preliminare alla pellicola citata e per riconoscere quindi i diretti interessati, dagli attori ai registi, alle ambientazioni scenografiche.

Il secondo dopoguerra come non lo avevamo mai visto

Nonostante in passato i diritti degli omosessuali fossero fuori questione, leggendo si scopre invece che l’omosessualità non era mai stata messa fuori legge: naturalmente, questa non era una semplice clemenza, bensì una “strategia oculata intesa a evitare ogni clamore”. Infatti, realizzare una legge apposita che regolasse i diritti omosessuali avrebbe implicato “l’ammissione che il delitto da punire era talmente diffuso da renderla necessaria”. Pertanto, a lungo, soprattutto sotto il Fascismo, la gestione dell’omosessualità oscillava tra l’indifferenza ma soprattutto la repressione; poteva diventare anche una potente arma politica per gettare discredito.

Ciò che quindi non era ufficialmente illegale, restava comunque un “misfatto” da tenere nascosto e “silenziato”. Anche con la nascita della Repubblica, all’indomani del Secondo conflitto mondiale, venivano istituiti processi “solo quando l’imputato era accusato di atti osceni in luogo pubblico, corruzione di minore o violenza: in questo modo, gli atti omosessuali potevano essere portati in tribunale e criminalizzati senza il bisogno di pronunciarne il nome”. Il Duce stesso, ci rivela Giori, era a conoscenza della relazione clandestina del capo della censura Leopoldo Zurlo con Carmine Serise, i quali convissero con il suo benestare a condizione che la loro convivenza restasse privata.

Tutti i partiti della Prima repubblica ebbero un ruolo fondamentale nel ritenere inadeguata la rappresentazione degli omosessuali sul grande schermo, dalla DC al Partito Comunista Italiano, che non tacquero mai la loro ostilità verso un cinema più inclusivo in questi termini. “Pio XII – spiega Giori – si mostrò particolarmente incline a esercitare un potere temporale attraverso una pressione integralista e intollerante”, mentre Azione Cattolica – gruppo istituito nel 1922 per volere del suo predecessore Pio XI – pubblicò una moltitudine di materiali “per formare le menti dei giovani in accordo ai valori del pudore e della castità”. Anche la preoccupazione principale del PCI era “restituire un’impressione di moralità inappuntabile al costo di ridurre la portata della laicità”.

Conclusioni

Solo nella seconda metà del libro, in particolare nei capitoli 6-7-8-9, si manifesta una piccola rivoluzione del Cinema contro i dettami della Politica, fermo restando l’impraticabile esercizio del libero amore alla luce di tutti, sia fuori che dentro lo schermo. Con gli anni Settanta, e con l’ascesa del movimento hippy, per esempio, il nuovo cinema popolare tentò di “controllare le preoccupazioni suscitate dal diffondersi del libero amore tra i giovani e dalla crescente emancipazione femminile”. Non solo: seguì anche una “nuova strategia di controllo nella forma dell’erotizzazione del lesbismo per il pubblico maschile”.

Il libro è un validissimo compendio per venire a contatti con nomi dimenticati o fatti a lungo ignorati, avvalendosi di un ricchissimo apparato bibliografico, grazie al quale la distanza temporale si accorcia rapidamente, permettendo anzi di cogliere molte somiglianze essendo cambiato ben poco dalle epoche qui citate. Un punto di debolezza potrebbe essere la prolissità, considerato che vengono presi in esami ben tre decenni analizzati da un punto di vista non solo culturale, ma anche sociale e politico-economico.

Vi ricordiamo che potete fruire di altri contenuti inerenti la questione dell’omosessualità relativamente al cinema gay moderno e alle più recenti dichiarazioni del Papa sulle unioni civili.