Il castello invisibile di Mizuki Tsujimura, prima pubblicazione 2019 per DeA Planeta racconta la storia di Kokoro una ragazzina giapponese di tredici anni che trascorre le giornate nella sua stanza, affidando al brusio della televisione il compito di attutire i pensieri e i rumori della vita di fuori.

Da quando le cose a scuola si sono fatte troppo difficili è cosi che ha deciso di rispondere al disagio e al dolore: scomparendo.
Fino al giorno in cui una luce improvvisa dentro lo specchio la rapisce per trascinarla altrove, in un castello abitato da una strana Bambina e da sei ragazzi che come lei hanno smarrito qualcosa. L’innocenza dei sogni. Le istruzioni per vivere. Il coraggio che serve per accettare se stessi. Solo raccogliendo la sfida che la Bambina con la maschera di lupo propone loro, trovare la chiave dei desideri che è nascosta nel castello, Kokoro e gli altri potranno scoprire che cosa li ha portati fin lì. E ritrovare ognuno a suo modo la strada del mondo.

La storia che Tsujimura vuole raccontarci è una storia fatta di dolore, sogni infranti, speranze, incertezze sul futuro e amicizia e lo fa scegliendo come protagonisti sette adolescenti. L’adolescenza, l’esperienza della scuola media, quella fase intermedia tra l’età da bambino e quella da giovane adulto è una fase molto delicata che nessuno di noi dimentica perché fatta di cambiamenti profondi e tante insicurezze. Non è facile uscirne vivi così come non è facile scegliere di crescere e andare avanti quando ci si mettono di mezzo i problemi della vita.

L’autore ha saputo descrivere bene l’angoscia di questa fase della vita così delicata riuscendo a dare un lato oscuro a un racconto che si presenta fin dal primo momento come un’avventura, una favola. Proprio nelle favole, quelle originali non edulcorate dalla Disney, quelle che così bene sapevano sfruttare gli archetipi, vi si ritrovano la paura e l’orrore. Ed è proprio questo senso dell’orrido che piace e convince in questa fiaba contemporanea giapponese nella quale una bambina delle medie deve trovare la propria identità.

Il castello invisibile è un rifugio, un non luogo dove i giovani protagonisti di questa avventura si trovano a proprio agio perché si rifugiano in un contesto che li accoglie e non li rifiuta. Non esiste bullismo, non esiste cattiveria, solo amicizia e benessere. Sarà proprio dalla conoscenza con altri sei coetanei che Kokoro imparerà a superare le sue paure.

Il testo è semplice e scorrevole anche se le espressioni colloquiali e alcune esclamazioni sono in qualche modo abusate. Per un terzo del romanzo le dinamiche sono sempre le stesse e la storia sembra non procedere avanti finché non si arriva al primo di alcuni colpi di scena che muovono la vicenda.
La protagonista per la maggior parte del tempo vive di soliloqui lamentando le proprie insicurezze. Kokoro non agisce mai per sua iniziativa, piuttosto per reazione a quanto le accade intorno. Per la maggior parte della storia assistiamo al confronto fra i protagonisti e ai racconti della loro vita al di fuori del castello e, ovviamente, al racconto delle loro esperienze scolastiche.

Fin dal primo momento si capisce che il legame tra i sette ragazzi non è casuale e a metà del romanzo si capiscono in anticipo sui personaggi i principali colpi di scena che muoveranno la storia fino al suo compimento.
Nella seconda parte del romanzo, quando finalmente tutti i nodi vengono sciolti, aumenta anche il pathos e noi lettori siamo coinvolti di più.

Il castello invisibile ha il merito di affrontare temi importanti come la vita e la morte, l’adolescenza e la ricerca d’identità, il tempo e lo spazio, l’amicizia e l’amore con un linguaggio semplice adatto ad un pubblico di giovani adulti e regalando in alcuni momenti forti emozioni.