Morgana: dal podcast al libro per ridefinire i termini di accettabilità della libertà femminile

Da uno dei Podcast più riusciti della storia, della piattaforma Storie Libere (ascoltato in un anno da quasi 700.000 persone), nasce un libro assolutamente imperdibile “Morgana” di Michela Murgia con Chiara Tagliaferri, edito da Mondadori.

Questa è Morgana, è la casa delle donne fuori dagli schemi. Donne controcorrente, strane, pericolose, esagerate, stronze e a modo loro tutte diverse e difficili da collocare. Forse sono donne che non sposereste o non vorreste come amiche, però mettetevi l’anima in pace, non sono mai stati questi i loro obiettivi, vogliono piacersi e non compiacervi, un po’ fate e molto streghe, belle e terribili insieme.

Foto MusacchioIannielloPasqualini

Questa la premessa del Podcast che diventa subito ossessione, le donne di Morgana vanno oltre il femminismo come siamo ormai abituati a conoscerlo, non vogliono essere viste, comparate, giudicate come gli uomini, più brave degli uomini, voglio essere solo loro stesse. Se poi le vorrete giudicare migliori di altri, al di fuori del genere, allora ancora meglio.

In questo podcast, e nell’omonimo libro, viene schiacciata, fatta a brandelli la sindrome di Ginger Rogers, quella per cui tutti si aspettano che se sei una donna e vuoi fare le stesse cose di un uomo, tu le debba fare meglio e con più fatica, proprio come Ginger, che faceva gli stessi passi di ballo di Fred Astaire, ma all’indietro e sui tacchi. Una continua sfida per il cosiddetto “sesso debole” che per essere considerate al pari degli uomini devono dimostrare di essere due volte più brave, due volte più precise, due volte più stanche, due volte più doloranti ma silenziosamente sofferenti. Una continua lotta per avere il “rispetto”, ma tutto questo dover faticare il doppio per poter avere una piccola voce in capitolo è doppiamente un atto di maschilismo, sfortunatamente condiviso ancora da molte donne che, pur di “farcela”, scendono a questo compromesso.

Ed è proprio questo che le Morgana di Michela Murgia non hanno mai fatto, non vogliono compiacere le aspettative di nessuno, ma solo i propri desideri e le proprie attitudini, anche a costo di pagarle carissime.

Michela Murgia con Margaret Atwood

Marina Abramovic, Margaret Atwood, Shirley Temple, santa Caterina da Siena, Moana Pozzi, le sorelle Brontë, Vivienne Westwood, Grace Jones, Tonya Harding, Moira Orfei, Zaha Hadid, sono queste le Morgane magistralmente raccontate dal duo Murgia, Tagliaferri. Donne dalle vite difficili perché, anche quando sono partite (poche volte) da famiglie più semplici e senza molti drammi, hanno deciso di sovvertire le regole consapevoli e fiere di prendersi sulle spalle ogni tipo di etichetta, dalla più infame alla più esaltante, sempre però a distanza, guardate con sospetto e timore, come animali selvaggi che in qualunque momento possono rivoltarsi contro chi vorrebbe accarezzarle.

Donne che “vostra madre non approverebbe”, perché anche per le più emancipate di noi c’è ancora da qualche parte l’idea che ci sia un modo giusto di essere femmine e un modo che invece nemmeno le altre donne possono sopportare. Ogni Morgana di questo libro, e del Podcast, distrugge a suo modo il pregiudizio della natura gentile e sacrificale del femminile.

Non a caso è stato scelto il nome Morgana, la sorella scomoda di Artù, quella definita oscura perché si è rifiutata di mettere il suo potere magico al servizio del regno del fratello e con le sue scelte ha dato vita a un mondo parallelo – la mitica Avalon – dove il giudizio sociale ha smesso di essere il parametro per giudicare le vite delle donne.

Così tra le pagine di questo libro, e nelle parole che scorrono nel podcast è nascosta una speranza: che ogni volta che la società ridefinisce i termini di accettabilità della libertà femminile, arrivi una Morgana a spostarli ancora e ancora, finché il confine e l’orizzonte non saranno diventate la stessa cosa per tutte. Fino ad allora, la loro sfrontata stranezza protegge la nostra.