l’epilogo della presidenza Trump che urla, bandiera americana alle sue spalle

Questo è l’epilogo della presidenza Trump, quando si pratica la politica dell’odio, della discriminazione, dell’incentivo alla violenza non si può che ottenere delle conseguenze drammatiche. Quello che sta succedendo in USA è sconvolgente ma preannunciato proprio da Trump che non ha mai smesso di istigare i suoi sostenitori “all’attacco”. Questo è un presidente?
Ebbene questo è stato il presidente eletto negli Stati Uniti d’America per quattro anni in cui ha fatto il bello e il cattivo tempo ricoprendo una delle cariche più importanti e pericolose al mondo. Sì, pericolose perché Donald Trump è pericoloso, squilibrato, incapace di comunicare a quel branco di sostenitori che non sono nemmeno più capaci di recepire altre parole che non siano: attacco, guerra, morte.

 

Le mani di Trump da anni sono sporche si sangue e mai come oggi sono macchiate nel giorno più buio per l’America con un bollettino di 4 morti, 13 feriti e 52 arresti dopo l’assedio dei suoi sostenitori a Capitol Hill mentre il Congresso era riunito in seduta plenaria per ratificare la vittoria di Joe Biden. Inoltre sono stati rinvenuti ordigni esplosivi davanti al quartier generale sia del Dnc (Democratic National Convention) e sia dell’Rnc (Republican National Convention). A Washington è stato dichiarato lo stato d’emergenza fino al 21 gennaio.

La democrazia traballa sotto il peso di un uomo disturbato e disturbante in uno scenario abominevole e deprimente che mostra immagini di un primo tentativo di simil-gompe negli Stati Uniti, una cosa che non si vedeva da oltre 240 anni. Quindi sì, possiamo ridere amaramente e vergognarci delle pantomime di Trump, dei suoi balletti inappropriati, del suo gesticolare buffo o ancora del ciuffo ribelle e del suo strano colorito arancione, ma non dobbiamo sottovalutare la sua pericolosità perché anche esortato dal presidente Biden a parlare al popolo per placare questa ondata di violenza Trump ha pubblicato un video dove invoca la pace e di tornare a casa, ma al contempo mostra solidarietà ai golpisti con le parole, “siete speciali”.

 

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Si aggrappa ancora con le unghie e con i denti a questa massa di incivili ignoranti perché ormai è stato davvero abbandonato da tutti, lasciato solo anche dal suo vice Mike Pence che si è rifiutato di annullare la certificazione del voto legittimo, in queste ore altri sui stretti stanno pensando di dimettersi sulla scia del vice Consigliere per la sicurezza Matt Pottinger, figura chiave per le relazioni con la Cina, nelle prossime ore potrebbe lasciare l’incarico anche il Consigliere per la Sicurezza, Robert O’Brien.
Trump se ne deve andare dalle protette mura della Casa Bianca in cui si nasconde, che mai come in questi quattro anni hanno sono state violate con mestizia.
Ma andare dove? Non lo vuole davvero più nessuno, il tycoon infatti non ha ancora fatto sapere dove andrà una volta lasciata la presidenza, visto che a Mar-a-Lago non lo vogliono come non lo vogliono in Scozia, paese che gli ha chiuso le frontiere nonostante possieda alcuni campi da golf.

A questo punto viene solo da dire, non mi interessa dove andrà basta che tra 14 giorni levi le tende, se non succede prima visto che alcuni ministri del governo Trump stanno seriamente pensando di ricorrere al 25°emendamento (che prevede la rimozione del presidente qualora non sia in grado di adempiere ai suoi doveri) così da rimuoverlo e affidare il Paese al suo vice, Mike Pence, una procedura non semplice, ma cosa c’è di semplice in questo momento?
Forse un posto adeguato per Trump ci sarebbe, dopo i suoi svariati crimini contro l’umanità tutta, potrebbe trovare il suo posto insieme ai suoi 52 amici sostenitori di queste ultime ore, questi esseri “speciali”.

 

Non mi dilungherò a raccontarvi in dettaglio i fatti che potete leggere su tutte le prime pagine delle più importanti testate giornalistiche del mondo e soprattutto esorto i lettori ad affidarsi a quelle per informarsi sui fatti, sempre. Nonostante tutto, però, non potevamo ignorare questo accadimento tanto grave quanto triste e puntualizzare la nostra posizione in un momento in cui tutti abbiamo bisogno di un po’ di normalità.

E così anche il Congresso Usa presieduto dal vicepresidente Mike Pence non si ferma nella disperata ricerca di uno spiraglio di giustizia certificando la vittoria del presidente eletto Joe Biden e la sua vice Kamala Harris. Che questo possa essere uno miraggio di luce in un’epoca di oscurità.