La storia di Halston: su Netflix un ritratto tra moda e disco passando per l’Indiana

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È di recente uscita la miniserie Halston composta da cinque episodi della storia di uno dei più noti precursori della moda ready-to-wear (prodotta per essere comprata) americana. La nuova serie Netflix prodotta Ryan Murphy mostra la vita dalle origini in Indiana dello stilista americano Roy Halston Frowick (interpretato da Ewan McGregor), costellata di incontri coi membri dello star system americano dagli anni sessanta agli anni novanta come Cher, Pat Cleveland, Anjelica Huston, Diana Ross, Lauren Hutton, Bianca Jagger, Liza Minelli ed Elsa Peretti. 

Halston nacque e crebbe in Indiana in una famiglia di origini umili e problematica, sviluppando però ben presto una inclinazione per la modellazione di tessuti e materiali ricamati per fare vestiti e cappelli. Proprio quest’ultimo, il modismo di cappelli, gli permise di scappare da questa realtà e di andare a New York per lavorare come creatore di copricapi per il grande magazzino del lusso, Bergdorf Goodman, fino ad apparire in televisione con una sua creazione portata da Jacqueline Kennedy nel 1961, conferendogli fama e riconoscimenti a livello nazionale e non solo. 

Da qui inizia la strada in ascesa che lo conierà come uno dei rappresentanti della moda americana alla sfilata di Versailles nel 1973, iniziando una collaborazione con il magnate della moda, JC Penney nel 1983. 

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Halston

Seguono momenti di alti e bassi che lo portano a realizzare sempre meno linee di abbigliamento e concentrarsi sull’ideazione di profumi e accessori, nonché alla spregiudicata consegna di licenze col proprio nome ai più variegati campi degli accessori del lusso. 

La serie Netflix però non tratta solamente della carriera professionale di Halston; l’occhio infatti cade ricorrente sulla vita privata e la vita mondana dello stilista, donandoci un affresco del mondo delle disco, della società lgbt della New York anni settanta ed ottanta, del mondo dello spettacolo, nonché dell’abuso di alcol e di droga. 

Halston

Una vita privata di eccessi e drammi, di lavoro forsennato e di festeggiamenti e relazioni ancora più problematiche e libertine. Un mondo di glamour sotto i riflettori, che nasconde l’altro lato in ombra di uno dei più famosi stilisti americani degli anni ottanta, tanto da diventare rivale dei già celeberrimi Calvin Klein e Oscar de la Renta. 

Una vita a parabola quella di Halston dalle stalle alle stelle, nata nel silenzio della campagna del midwest americano, passando ai riflettori e alle feste della grande mela per concludersi in solitudine e ritiro dalle scene morendo nel 1990 al Pacific Presbyterian Medial Center di San Francisco per un sarcoma di Kaposi. 

Halston

Altro protagonista però, oltre all’onnipresente stilista, è la moda, e soprattutto il suo cambiamento che proprio negli anni di Halston stava prendendo il sopravvento, ossia il passaggio, in ritardo rispetto all’Europa, di una moda fatta su misura ad una di larga produzione, venduta in massa pur restando il prodotto di una firma con un volto ed un nome, in questo caso comunicato e molto più di successo che il prodotto finale stesso. 

Detto ciò vanno fatti i complimenti sia al regista per averci consegnato un così lucido e fresco quadro della New York, e la sua vita mondana con o senza i riflettori, degli anni settanta e ottanta con i suoi protagonisti al posto giusto e magistralmente interpretati dalle star nascenti di Netflix come Rebecca Dayan nei panni di Elsa Peretti e Krysta Rodriguez nei panni di Liza Minelli; per averci riportato come un entomologo i minimi dettagli della moda e del costume, un applauso speciale va al protagonista Ewan McGregor per essersi immedesimato in un ruolo di sicuro non facile e scontato.

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