Better Call Saul 6, il finale di metà stagione è sbalorditivo. Recensione episodio 7

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Il finale di metà stagione di Better Call Saul, assolutamente sbalorditivo, ricorda Breaking Bad in tutti i suoi aspetti migliori.

better call saul 6

A prima vista, Howard Hamlin e Lalo Salamanca non potrebbero sembrare più diversi. Uno è un avvocato rispettato e un membro integerrimo della sua comunità, mentre l’altro è un membro letale del cartello: appartengono a due mondi diversi.

Tuttavia, nel contesto di “Il piano e l’esecuzione”, il finale di metà stagione di Better Call Saul, iniziano ad assomigliare molto alla sua serie madre. Oltre a partecipare entrambi alle rispettive aziende di famiglia e a possedere un carisma innaturale, ognuno di loro trascorre l’episodio credendo giustamente che il più grande rivale stia conducendo un piano segreto ed elaborato per indebolirli.

A giudicare da queste informazioni, sarebbe facile supporre che ognuno di loro abbia l’opportunità di affrontare il proprio rivale. In base a ciò che sappiamo dei personaggi, delle loro attività e del loro futuro in questo franchise, sarebbe anche logico credere che la resa dei conti per uno di questi uomini finisca fatalmente.

In “Il piano e l’esecuzione”, lo scontro fatale non avviene per l’uomo che pensavamo. Per mesi ci siamo concentrati su che fine avrebbe fatto Kim, visto che non compare in Breaking Bad, ma non ci siamo mai chiesti come mai nemmeno Howard Hamlin abbia mai avuto un ruolo nella serie originale. Errore fatale!

L’improvviso omicidio di Howard Hamlin per mano di Lalo Salamanca è uno dei momenti più scioccanti sia di Better Call Saul che di Breaking Bad. Proprio come l’ultima stagione di Breaking Bad, questo finale di metà stagione si conclude con un cliffhanger che lascia letteralmente a bocca aperta e, quando finalmente ci si riprende dallo shock, ci si rende conto di essere arrivati a quel terribile momento in cui bisogna aspettare un mese per vedere succederà.

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Si rivela necessario adesso capire come mai Lalo si trova lì e cosa vuole da Jimmy e Kim; e poi come spiegheranno quello che è successo a Howard? Come faranno a convivere con loro stessi dopo tutto quello che hanno fatto a quell’uomo? Certo non era una brava persona ma questo è troppo.

Questa morte apre un gran numero di possibilità. Una delle tante possibilità era che Kim potesse finire in prigione a causa del suo coinvolgimento in un piano per infangare la reputazione di Hamlin e ottenere la risoluzione anticipata del caso Sandpiper, ma ora c’è la possibilità che l’uscita di Kim dalla vita di Jimmy sia solo il prodotto della paura e del senso di colpa.

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Avvicinarsi così tanto alla morte e al mondo del cartello potrebbe essere la chiave che convince Kim che una vita con Jimmy è troppo pericolosa. Forse le ultime parole di Howard sul fatto che Kim sia “senz’anima” e che truffare e intrallazzare sia “la vita che hai scelto” le faranno vibrare il cervello a tal punto da non riuscire più a guardare Jimmy nello stesso modo. Se mai ci fosse un punto di partenza dalla vita sregolata di Jimmy, sarebbe questo.

La scena in sé sembra uscita da un film dell’orrore, con la presenza di Lalo preannunciata dall’ondeggiare di una candela nel vento. Lo sguardo di puro terrore di Bob Odenkirk, nel momento in cui Jimmy si rende conto che Lalo non è morto, è in grado di competere con qualsiasi performance del miglior film horror mai visto.

La natura improvvisa, ma apparentemente inevitabile, della violenza non ha fatto altro che aumentare il terrore. Se in queste settimane abbiamo ardentemente desiderato che Better Call Saul desse il via alle danze, eccoci accontentati, la prossima volta potremmo fare maggiore attenzione a ciò che desideriamo.

Howard Hamlin sarà anche stato un cretino con una targa di riconoscimento a confermarlo, ma non si è mai meritato questo. Il suo discorso sottolinea anche che non era un semidio sorridente che doveva tormentare Jimmy e farlo sentire inadeguato, ma solo una persona con tanti problemi, come chiunque altro, che cercava di fare del suo meglio.

È probabile che Lalo torni a chiedere informazioni su Mike e, successivamente, sul coinvolgimento di Gus nel fiasco del deserto, ma tutto ciò sembra ormai secondario. La morte di Howard e l’impatto che avrà su Jimmy e Kim saranno sicuramente il motore di ciò che resta di questa serie.

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I terrificanti minuti finali hanno punteggiato quello che per il resto è stato un episodio molto divertente di Better Call Saul, con Jimmy in piena modalità Saul in azione. Il brivido e il caos che circonda Jimmy e Kim nel tentativo di rigirare la scena con il sosia di Casimiro è esaltato da una telecamera selvaggia e in continuo movimento scandita dalle performance sempre divertenti della troupe di Jimmy.

La rivelazione che l’investigatore privato di Howard ha sempre lavorato per Jimmy è qualcosa che avrebbe dovuto essere ovvio, ma che comunque soddisfa e appaga. E quando l’intero piano si concretizza, con Howard che cade nel tranello con tutte le scarpe in modo impressionante e piuttosto rapido, rende la sequenza davvero entusiasmante.

Quando sentiamo Jimmy e Kim festeggiare il successo del loro piano ben architettato, con la telecamera appena fuori fuoco, tutto ciò che viene dopo risulta ancora più sorprendente.

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Nonostante sia fuori discussione che gli episodi precedenti fossero molto lenti adesso assumono un senso, tutta la messa a punto di Jimmy e Kim per cercano di rendere la vita di Howard un inferno non fa che aumentare il loro senso di colpa e l’orrore di quel momento, proprio per quella calma e meticolosa lentezza con cui hanno raggiunto un risultato del tutto indesiderato.

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Come già non stessimo pregustando gli episodi finali, ora ci troviamo con le pupille dilatate e la bava alla bocca come Howard Hamlin dopo aver toccato il liquido misterioso che Jimmy ha messo sulle foto, insomma siamo in botta.

È giusto dire però che un momento esplosivo non può qualificare questi primi sette episodi come un successo sfrenato, ma di certo non fa male e ha rialzato gli animi che si stavano spegnendo.