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The Cat and the Hat: i cappellini per gatti dell’artista giapponese Ryo Yamazaki

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I gatti, abbiamo ormai capito che sono meravigliosi, e fanno anche stare bene; qualche settimana fa ho letto la notizia che i video e le foto dei gatti spopolano su internet perché la visione fa rilasciare endorfine al nostro cervello, queste sostanze chimiche sono dotate di una potente attività analgesica ed eccitante, di conseguenza i gattini tenerini ci fanno stare meglio.

Ma quanto “meglissimo” possiamo stare se oltre a vedere un gattini tenerino, quest’ultimo indossa anche un buffo cappellino?

Questo il progetto del fotografo giapponese Ryo Yamazaki, realizzare originali cappelli per i suoi tre amatissimi gatti, la soriana Nyaa di 8 anni, la bianca Mar di 6 anni, e la piccola tigrata Wheat di un anno. La particolarità dei copricapo è che oltre ad essere belli sono anche “di recupero” ovvero realizzati con i peli persi dai micetti. Per rilasciare endorfine a più non posso fare un giro sul profilo instagram di Ryo Yamazaki.

1I gatti con i cappelli di Ryo Yamazaki

2I gatti con i cappelli di Ryo Yamazaki

3I gatti con i cappelli di Ryo Yamazaki

4I gatti con i cappelli di Ryo Yamazaki

5I gatti con i cappelli di Ryo Yamazaki

6I gatti con i cappelli di Ryo Yamazaki

7I gatti con i cappelli di Ryo Yamazaki

8I gatti con i cappelli di Ryo Yamazaki

9I gatti con i cappelli di Ryo Yamazaki

10I gatti con i cappelli di Ryo Yamazaki

11I gatti con i cappelli di Ryo Yamazaki

12I gatti con i cappelli di Ryo Yamazaki

13I gatti con i cappelli di Ryo Yamazaki

14I gatti con i cappelli di Ryo Yamazaki

15I gatti con i cappelli di Ryo Yamazaki

16I gatti con i cappelli di Ryo Yamazaki

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Alessandra Chiaradia

Direttore Responsabile del magazine online Fortementein.

Nata a Milano e trasferita nella provincia da piccola, il suo cuore resta fedelmente Meneghino, ama la città che le ha dato i natali e come una turista la esplora appena ne ha l’occasione svelandone i misteri e le meraviglie. Da sempre si accompagna ad una vena artistica che ben presto scopre esserle troppo stretta, così dopo aver lavorato per molti anni nel settore editoriale come Art Director decide di fare il grande passo e dopo una lunga gavetta diventare giornalista, professione che ama per via delle sue molteplici sfaccettature e possibilità.