“Basta! Il potere delle donne contro la politica del testosterone” è un titolo forte, scelto da Lilli Gruber con l’intento di attirare lo sguardo di chiunque sia a portata di copertina. Me ne rendo conto in Metropolitana mentre osservo, appena celata dalle pagine, l’innaturale inclinazione a cui i curiosi sottopongono il capo per leggere le parole a caratteri cubitali. Un titolo così genera attenzione, ma anche pregiudizio o forse, sarebbe meglio dire, paura. Genera timore in tutti quegli uomini che credono che la ragazza bassina seduta in metro stia leggendo un libro contro gli uomini.

Quello che si cela tra queste 198 pagine non è un inno di guerra, ma un canto rivoluzionario. Quindi, sì, farebbero bene ad averne paura tutti quegli uomini ammantati nel vello dei loro privilegi. Primo fra tutti Salvini, il primo dei tanti uomini citati dalla giornalista. Senza sterili polemiche, Lilli Gruber racconta di quella famosa intervista in cui il leghista si è scusato per essersi lamentato di dover prendere parte al programma Otto e Mezzo. Il politico che non ha saputo terminare il CDL in Scienze Politiche, si era sentito intitolato a porsi su un piano di superiorità rispetto alla giornalista, una donna che, mentre Salvini, lottava con gli esami, era inviata in Jugoslavia come reporter di guerra, a cavallo tra l’incarico a Berlino durante il crollo del muro e quello in Iraq sotto il cielo della guerra.

Com’è possibile che accada una cosa del genere? Gruber lo spiega in questo libro con perizia. Da Trump alle statistiche sulla violenza sulle donne, in cui il rubicondo presidente ingrossa le fila dei violenti, dal marito giornalista femminista alle differenze salariali, da Putin alla capitana della nazionale di calcio statunitense, passando per la legge italiana che non paga le atlete e giungendo ai numeri e ai successi delle grandi donne della politica mondiale, Merkel in testa, Gruber dipinge con tratti fini ma decisi il quadro del mondo di oggi, rivendicandone uno migliore.

I fatti sono riportati con perizia chirurgica, senza che una singola cifra venga tralasciata, perchè la giornalista ci tiene a far capire, senza esplicitarlo, che ogni piccolo numero prima o dopo una virgola è una donna. Una donna che per l’ordine patriarcale delle cose finisce con l’essere inclusa in una statistica che ne misura lo svantaggio. Dallo svantaggio, dall’essere sempre annoverate come una seconda scelta, nasce la forza delle donne che lottano, che militano e che reclamano i loro diritti. Le istanze di uguaglianza trovano connubio con ideali di giustizia sociale globale, redistribuzione e collaborazione, contrastando le parole del sistema capitalista maschilista, ovvero competizione, esclusione e privilegio. La tesi di fondo del testo è che il mondo ha bisogno delle donne per fronteggiare le crisi che stiamo affrontando, questo perchè partendo svantaggiate hanno imparato a non aver sete di privilegi sugli altri, ma di diritti. Non supremazia, ma uguaglianza. Sostegno laddove esiste l’abbandono.

Gruber incita le donne a raccogliere l’eredità delle prime conquiste femministe e a lottare perchè ve ne siano di nuove, più potenti, che aiutino questo mondo a seppellire il presente con i tempi del passato, trasformando un sistema globale elitario in un sistema globale inclusivo. I temi ci sono tutti, violenza, cultura, cambiamento climatico, disuguaglianza, solidarietà e futuro.

Per questo la copertina urla e scalpita “Basta!”, per dare solida e tonante voce a chi crede di essere condannata ad una vita di serie b, con diritti concessi e libertà permesse, solo ed esclusivamente in funzione di quel primo “è una bambina”.
Un “Basta!” sonoro, talmente potente da far tremare le pareti del patriarcato che vuole donne silenti, belle, giovani e modeste, non certamente consapevoli e intelligenti, pronte a dire di no e imporre il rispetto di quei no. Gruber mette in parole un messaggio di forza e potere e lo regala a tutte, con l’invito ad agguantarlo e a farlo nostro, sia come un diritto sia come un dovere, verso le donne che soffrono, verso il pianeta e verso il futuro. Un libro da leggere e far leggere, che scorre sotto gli occhi ad una velocità pazzesca, per capire ed informarsi in maniera puntuale su un problema sistemico. Un libro per trasformare l’oppressione in un combustibile per una rivoluzione, femminista ovviamente.