Gustav Klimt professione orafo, quando l’arte incontra i gioielli

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È noto e risaputo come il periodo più famoso e apprezzato dell’elaborato Gustav Klimt sia la produzione del “Periodo Aureo”. Un momento dove l’artista ricorre massicciamente all’uso di pittura dorata, sovente con l’arricchimento di colori sgargianti simili a smeraldi, rubini, ametiste e così via, specialmente per soffermarsi su dettagli come ricchi monili, esuberanti collane, cavigliere o diademi.

Gustav Klimt Ritratto di Adele Bloch-Bauer I, 1907
Ritratto di Adele Bloch-Bauer I, 1907

Possiamo dire infatti, che Klimt applichi in pittura una minuziosa attenzione nella descrizione di gioielli e accessori vari nei suoi soggetti femminili, da vero mastro orafo. Da sempre, dopotutto, gli artisti figurativi hanno dovuto imbattersi nella rappresentazione di abiti e abbellimenti di diverso tipo da accomunare ai soggetti ritratti; con Klimt però ne fa una faccenda familiare fin dalle origini, il padre Ernst Klimt era infatti un mastro orafo.

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Alla stregua degli altri, va detto, anche l’artista fondatore della Secessione non inventa più di tanto nuove forme o stili di gioielli; quelli che vediamo descritti nei suoi quadri sono tipici del gusto di inizio Novecento, in particolare rivolti all’Art Nouveau, cioè con lineamenti sinuosi ispirati al mondo vegetale, recupero di gemme e materiali vitrei con colori derivati dall’universo floreale, una ricchezza talvolta ostentata e sfarzosa: vediamo collari di perle e pietre a coprire il collo intero, pesanti bracciali e monili d’oro con texture geometriche, lunghe cavigliere a strascico e massicce corone da indossare sul capo.

Il rapporto dell’artista col mondo orafo quindi inizia già prestissimo e si incrementa prima con la frequentazione della scuola di arti applicati e dei laboratori di artigiani che pullulavano la Vienna di fine ottocento, poi con l’inizio di una serie di viaggi a Ravenna dal 1903, dove nasce in lui una forte attrazione per l’uso così significativo (per quantità e messaggi ad esso connessi) dell’oro e in un secondo momento l’espediente dell’arte musiva.

 

L’oro di Gustav Klimt non è solo un cromatismo, ma è principale protagonista nell’opera d’arte, solo dopo la sua presenza vengono le altre forme e colori; un uso talvolta ossessivo, a riempimento simile all’horror vacui medievale o all’uso mistico delle icone bizantine. La prima opera nata da questa conversione è la Giuditta del 1901, con una seconda versione nel 1909, che indossa un eccessivo collare di origine barbarica al collo, mentre nella seconda versione assistiamo ad un uso più raffinato e sottotono dell’oro per lasciare spazio alle gemme e al vetro; poi viene il Ritratto di Adele Bloch-Bauer I del 1907 nel quale la ricchissima committente viene adornata da bracciali d’oro con pietre o perle, mentre al collo porta una pesante collana con zaffiri o rubini attorniati da diamanti e perle in tutta la sua superficie; infine ne L’albero della vita, ultimato nel 1909, il soggetto a sinistra, oltre a sfoggiare una vasta collezione di bracciali che le coprono l’avambraccio e parte del braccio, in testa porta a fatica una pesante corona mosaicata con smeraldi pendenti e filamenti d’oro che le cingono il collo.

Gustav Klimt

Un’arte di dettagli quella di Klimt per quanto riguarda l’arte orafa nel suo ampio repertorio pittorico, che minuziosa e costante si insinua ora più visibile ora più timida in pressoché ogni sua opera.

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