Gastronomia e cultura enologica: le nuove direttrici del turismo Made in Italy. “Per quest’anno non cambiare, stessa spiaggia stesso mare”. Il famosissimo ritornello di Mina è un perfetto ritratto del fascino indiscusso che i litorali italiani rivestono nell’immaginario collettivo degli abitanti del Belpaese e di tutti i turisti che ogni anno si riversano nella nostra penisola, per una vacanza all’insegna del sole cocente e dell’acqua cristallina del mare nostrano.

Eppure il “sapore di sale, sapore di mare” – per restare in tema musicale –  non è più la sola calamita che attrae e monopolizza i flussi turistici d’Italia: in un Paese con una varietà geografica e paesaggistica straordinaria i trend di viaggio stanno cambiando notevolmente, dirigendosi verso la riscoperta di luoghi ameni lontani dalle principali rotte “migratorie”, ma che sanno coniugare la ricerca estetica legata alla bellezza della natura a esperienze pertinenti a campi sensoriali diversi, come l’apprezzamento della buona tavola, il recupero delle tradizioni del territorio e il ripristino del contatto tra uomo e natura, sempre più raro a causa della frenesia della vita quotidiana. 

Gastronomia e cultura enologica

Una sinestesia di preferenze emersa nel Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2021, la ricerca di riferimento che fornisce una panoramica sulle tendenze del settore giunta alla sua quarta edizione. Il documento individua trend e priorità che i turisti italiani valutano nella scelta delle proprie mete di villeggiatura. Redatto attraverso analisi quanti-qualitative, ricerche e contributi da parte di un Comitato Scientifico composto da accademici ed esperti riconosciuti nel comparto turistico, lo studio è promosso dall’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico e curato da Roberta Garibaldi (Presidente dell’ente).

Un comparto penalizzato, ma pronto a ripartire
A livello sistemico il settore del turismo è stato intaccato pesantemente dalle restrizioni alla libera circolazione imposte per contenere la pandemia da Covid-19: i dati del World Travel & Tourism Council evidenziano come nel 2020 circa 138 miliardi di dollari generati annualmente dal comparto in Italia siano andati in fumo rispetto al 2019, anno in cui l’indotto generato dal turismo contribuiva al 13,1% del PIL nazionale (7% nel 2020). Ad incidere pesantemente su questo dato i mancati introiti dai portafogli dei turisti stranieri, in flessione del 62% per un volume di 32,3 miliardi di dollari in meno per le casse italiane tra 2019 e 2020. Tuttavia, con il Paese che si appresta a sperimentare la zona bianca su tutto il territorio nazionale, l’auspicio è che le riaperture possano favorire la ripresa del segmento, magari trainato proprio dall’enogastronomia, vero vanto del Belpaese e progressivamente al centro delle scelte turistiche degli italiani. 

Gastronomia e cultura enologica

Dalla buona tavola al benessere psico-fisico: un soggiorno a 360 gradi
Il turista italiano pone progressivamente al centro l’enogastronomia come ago della bilancia per la scelta delle proprie mete turistiche: nel 2021 il 55% degli intervistati nell’ambito del Rapporto sul Turismo Enogastronomico afferma che negli ultimi 3 anni almeno un viaggio è stato dettato dall’enogastronomia come motivazione principale. Un dato notevole considerando che nel 2016 solo il 21% si trovava sulla stessa lunghezza d’onda.
L’esperienza della buona tavola – continua il documento – incentiva inoltre il contatto diretto con le tradizioni e la cultura del territorio di cui si assaporano le prelibatezze: la ricerca delinea un profilo di turista che non si accontenta più di soggiornare in un luogo di villeggiatura, ma vuole partecipare attivamente alle usanze e al folclore della meta prescelta. Il 66% dei viaggiatori sarebbe infatti più propenso a visitare un’azienda di produzione se coinvolto nelle attività della comunità locale. Tra le proposte più apprezzate spiccano tour tra vigneti, oliveti e frutteti (54% degli intervistati). 

Il viaggio non si esaurisce con il termine del soggiorno, ma l’atmosfera bucolica e il benessere scaturito dal contatto con la natura permettono di sognare ad occhi aperti anche quando si è alle prese con i ritmi frenetici della vita quotidiana. Il tema del wellbeing è molto cavalcato dai turisti enogastronomici italiani: il 65% si dichiara favorevole a partecipare a percorsi di benessere psico-fisico proposti dalle aziende di produzione, mentre circa la metà degli intervistati (47%) sarebbe propenso ad organizzare meeting o riunioni di lavoro in ambienti rilassanti come le cantine. 

Dunque il turista enogastronomico predilige una vacanza che consenta una partecipazione attiva, un recupero del contatto con la natura e all’insegna della serenità psico-fisica. Ma quali sono le mete più gettonate? Se si parla di cultura enogastronomica non possono mancare autentici pilastri e capitali della tradizione culinaria italiana: la Sicilia si colloca sul gradino più alto del podio, seguita da Emilia-Romagna e Campania, che dominano la classifica delle città più ambite con Napoli e Bologna rispettivamente al primo e secondo posto. Regioni e città culla della cucina tricolore che, nonostante il profilo di turista innovativo ed esigente restituito dal Rapporto sul Turismo Enogastronomico, continuano ad occupare un posto speciale nel cuore (e papille gustative) degli italiani.